La ricerca scientifica è un modo di risolvere i problemi

Se siete finiti a leggere questo post probabilmente è perchè sono riuscito a far finalmente vedere questo blog a qualcuno nonostante Google/Facebook si oppongono a ciò… stavolta ho vinto io! 😀 (sempre che non venga messo in croce come una persona nata circa 2000 anni fa…ah già! grazie a tutti per gli auguri di compleanno per i miei 33 anni! 😀 )

Ora veniamo al sodo. Come molti di voi sanno, durante il mio percorso di studi mi sono occupato per anni di ricerca medica (sia durante la specialità in medicina nucleare, sia successivamente e conto di continuare a farlo anche ora) e, sebbene all’inizio fosse solo uno smanettare con un software col fine di pubblicare qualche dato che questo tira fuori (in modo acritico), col tempo ho ricominciato a valutare il metodo galileano. Per una discussione approfondita sulla differenza fra un approccio deduttivo (galileano) ed uno induttivo (approccio Big-data + intelligenza artificiale) rimando a questo interessante articolo.

Il metodo galileano prevede che ogni ipotesi scientifica (costruita in modo accurato partendo dai dati di letteratura disponibili) debba essere verificata o confutata da un esperimento costruito ad hoc, tuttavia per molto tempo io stesso non ho più seguito questo approccio, preferendo far “girare” un programma con cui ottenere dei dati già “pronti per la pubblicazione” 😀 Pubblicazione utile ad arricchire un curriculum, utile un giorno ad avere un posto di lavoro stabile… 😀

..ma l’approccio galileano alla scienza in realtà ha uno scopo fondamentale: RISOLVERE UN PROBLEMA! Formulo un’ ipotesi ed uso l’esperimento per vedere se tale ipotesi funziona nel risolvere il mio problema! Allora perchè usare un approccio induttivo? Forse perchè il mondo della ricerca non è più abituato a porsi domande? (ed è quindi sempre più distante dal mondo che dovrebbe studiare?) Forse perchè per ricevere finanziamenti il ricercatore deve scrivere “basta che pubblichi”? Il non porsi domande UCCIDE la scienza e la snatura, trasformando il ricercatore in un avido scrittore di cose  inutili (o utili a qualcuno e spesso faziose?), che invece di collaborare con i suoi colleghi gioca “solo contro tutti” alla disperata ricerca di soldi per lavorare o di pubblicazioni con cui arrichire il CV…sinceramente non è questa la ricerca che voglio fare! (sebbene per molto tempo abbia seguito questa strada, anche facendo male a me stesso ed agli altri… ma è cosa nota che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni…)

Quali sono le possibili alternative? Molte persone a questa domanda hanno una risposta: la Start-Up! Ci sono però una serie di problemi… innanzitutto una Start- Up è un AZIENDA e quindi per campare deve avere un fatturato… ma tutta la ricerca può dare un lucro? La risposta ovviamente è NO! Inoltre spesso avviare una start-up richiede denaro che deve essere fornito da uno sponsor…quindi ancora una volta si entra nello stesso circolo vizioso ed aggressivo utilizzato dal ricercatore accademico per ottenere soldi! E per finire.. (dulcis in fundo) servono non trascurabili capacità manageriali e la tua invenzione (ipotesi) DEVE FUNZIONARE ED AVERE MERCATO! ..altrimenti chiudi baracca e sei costretto anche a pagare i creditori! (finendo magari sul lastrico..)

Esclusa la Start-Up (che alla fin fine è un meccanismo in cui lo Stato dice al ricercatore fuori “dal giro” di inventarsi imprenditore a sui rischio)..cosa si può fare?

Beh… io cerco qualcosa di diverso… forse impossibile! (ma lascio valutare a voi)

Continuare ad usare il mio lavoro attuale (o un qualunque altro lavoro) sia come fonte di reddito sia come fonte di “domande a cui rispondere”

In ogni posto di lavoro si presentano ogni giorno problemi di ogni sorta (il campo medico la cosa poi è la regola), ma dato che la scienza è RISOLVERE PROBLEMI…che si risolvano! (utilizzando il metodo scientifico)

Voi obbietterete che fare ricerca medica richiede comunque ingenti capitali (specie se pensiamo ai trial clinici di nuovi farmaci), tuttavia nel mondo di oggi esiste comunque il modo di fare ricerca (di qualità!) anche senza tanti soldi! (anche spendendo nulla volendo!) Come? Semplice! Usando gli Open Data, i dati ottenuti dai pazienti e i giusti strumenti informatici per elaborarli (ABBINATI AL PROPRIO CERVELLO!!!) Questo modo di lavorare avrebbe un’enorme serie di vantaggi:

  1. Indipendenza e sicurezza ECONOMICA (garantita dall’impiego abituale, nessun rischio al contrario della Start-Up e nessuna dipendenza da finanziamenti esterni)
  2. Nessuna necessità di scontrarsi con i colleghi (clima più sereno sul posto di lavoro) anzi SI E’ INVOGLIATI AD AIUTARE!
  3. INDIPENDENZA (decido IO su cosa voglio fare ricerca e sui modi per farlo, non devo produrre risultati per forza E NON DEVO OTTENERE PER FORZA UN CERTO RISULTATO SE VOGLIO CAMPARE!)
  4. Assoluta libertà sui tempi con cui condurre gli studi (non ci sono deadline da rispettare), tutto a vantaggio della qualità dei risultati ottenuti!
  5. Nessuna necessità di pubblicare articoli o altro! (se non per far validare i risultati da parte della comunità scientifica, essere primo,ultimo o anche non avere il proprio nome nell’intestazione non ha importanza). Nessuna necessità di scrivere documenti per ricevere soldi da finanziatori (tutto il tempo libero così risparmiato può essere dedicato alla propria vita o all’attività di ricerca)
  6. Non si è costretti a lavorare per qualcuno per portare aventi le proprie idee
  7. La ricerca così effettuata spesso PORTA VANTAGGI DIRETTI NELLA PROPRIA ATTIVITA’ LAVORATIVA ed accresce le proprie conoscenze su problematiche della vita lavorativa di tutti i giorni, FACENDO INDIRETTAMENTE CURRICULUM
  8. LA QUALITA’ DELLA RICERCA E’ MIGLIORE! (non essendo costretti a pubblicare chi fa ricerca lo fa credo con più passione ed animato dalla volontì di risolvere un problema piuttosto che di allungare il proprio CV…)

Tuttavia alcuni svantaggi non trascurabili sono comunque da citare…

  1. Essendo fuori da ogni “giro” è difficile trovare un ente con cui pubblicare i risultati
  2. Se si usano i dati di un ente spesso bisogna sottostare ad alcune condizioni di utilizzo (con i pazienti è fondamentale il rapporto con i Comitati Etici)
  3. Essendo fuori da ogni “giro” è difficile far capire l’importanza del proprio lavoro agli altri (“perchè lo fai se non ci guadagni nulla?”) e reclutare altre persone che vogliano aiutarti (compenso economico? altri vantaggi immediati?)
  4. Da guardia medica posso permettermi più facilmente un approccio simile alla ricerca grazie al favorevole rapporto stipendio/ore lavorate… ma quanto è applicabile ad altre professioni?

Concludo questo post con una mia citazione: la vera solidarietà è l’egoismo di grandi vedute! Questa frase, che sembra un ossimoro ma non lo è, secondo me spiega come spesso il miglior modo di fare del bene, sia al Mondo che a se stessi, è non soffermarsi solo sui vantaggi immediati che un proprio comportamento PUO’ avere (ritorno economico, “posto fisso”, pubblicazione…) ma comprendere come ogni nostra azione influenza L’ECOSISTEMA in cui viviamo a lungo termine ed in modo molto più pesante di come immaginiamo, (il famoso Effetto Farfalla) portando spesso col passare degli anni a conseguenze disastrose, figlie però di decisioni prese spesso pensando a vantaggi immediati o più tangibili (es. lavorare sottopagati o gratis per un po’ PUO’ garantirmi in futuro un “posto fisso”, ma le condizioni di lavoro, figlie di questo atteggiamento, come saranno? SEMPRE PEGGIORI!).  Al contrario una cosa per molti irrazionale e bollata come “perdita di tempo” in realtà può avere conseguenze a lungo termine più o meno volute…ma in realtà generate da un proprio comportamento virtuoso che col tempo darà i suoi frutti! (es. scrivere voci su Wikipedia, seppure fatto negli anni solo per studio e per diletto personale, mi ha portato ad avere contatti e a farmi conoscere un po’ di più in giro; inoltre mi ha anche aiutato a studiare meglio grazie alle correzioni che molti hanno fatto alle mie voci! Credo anche che qualche paziente o qualche collega sia stato aiutato col tempo dai miei scritti…e forse l’ECOSISTEMA in cui vivo, e quindi anche io, ne abbiano giovato…anche se forse in modo non direttamente misurabile!)

Se avete avuto la pazienza di leggere tutto questo post ora passo la parola a Voi, ringraziandovi per gli auguri! 🙂

 

 

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