REPOST: La Peer to Peer Review può essere un’alternativa migliore della Peer Review?

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In ambito di ricerca scientifica il processo di Peer Review (ovvero Revisione fra Pari) è quel sistema che giudica se una pubblicazione può essere ritenuta valida per essere pubblicata sulle riviste scientifiche. Questo processo, molto lento(spesso richiede anni per essere completato), garantisce la validità scientifica di un lavoro facendo in modo che ogni rivista scientifica faccia controllare ogni articolo che riceve da un pool di altri scienziati esperti dell’argomento (i referree). Solo se i referree sono d’accordo con la tesi proposta da chi scrive l’articolo questo viene pubblicato.

Ricordiamoci che la “bravura” di ogni ricercatore e la qualità di ogni rivista viene valutata con indici numerici basati sul numero e sulla qualità delle pubblicazioni di cui è autore (come l’Impact Factor o l’H Index). Se questi indici hanno un valore basso il ricercatore è di fatto escluso dalla carriera accademica perchè non può più affiliarsi ad un ente di ricerca e ricevere borse di studio e finanziamenti

Questo sistema, seppur molto rodato, però ha una serie di difetti intrinseci:

  • la lentezza è un problema se bisogna pubblicare su contesti in rapida evoluzione come il COVID, motivo per cui molti ricercatori a tuttoggi stanno pubblicando molti dei loro lavori sull’argomento in “preprint” su siti come MedRxiv.org o ArXiv.org . Tali siti tuttavia non hanno un sistema di peer review! (c’è solo un pool di esperti interno che controlla i manoscritti a mo di moderatori)
  • Le riviste Open Access garantiscono a tutti la possibilità di leggere gli articoli scientifici anche senza pagare costosi abbonamenti o essere affiliati ad enti accademici, tuttavia anche in questo caso alcune riviste di bassa qualità pubblicano praticamente qualunque cosa a patto di ricevere del denaro! (Questo fenomeno è noto come Predatory Publishing. Se volete farvi due risate vi invito a leggere questo articolo: https://www.hdblog.it/2017/07/24/guerre-stellari-forza-studio-scientifico-falso/ ) Queste riviste, non avendo entrate con gli abbonamenti, sopravvivono con i soldi di chi scrive gli articoli. Se sei ricco paghi e pubblichi, altrimenti ti attacchi. Questo, unito al giochino dell’Impact Factor, è una fortissima penalizzazione per molta gente onesta che fa poche pubblicazioni ben fatte ma non può permettersi di pagare per pubblicare della panzane (che poi diventano un danno per tutta la comunità quando vengono citate in altri articoli).
  • Un altro problema attuale della Peer Review è l’autoreferenzialità! Chi farebbe pubblicare un articolo scritto da un ente di ricerca rivale? (o non cercherebbe di rubargli i dati?) Siamo sicuri che il referee di turno non abbia conflitti di interesse? (di tipo commerciale o di “amicizie” con gli autori?). Il direttore di una rivista è imparziale quando è il suo gruppo di ricerca a pubblicarci sopra? Siamo sicuri che chi dirige un gruppo di lavoro dia i giusti meriti e demeriti ai suoi collaboratori? E’ lui che spesso decide i ruoli di ognuno, come anche i nomi che devono comparire fra gli autori di una pubblicazione. Non sono rari i casi di gente che non ha mai lavorato ad un lavoro ma che compare come autore o di esclusione volontaria di gente meritevole. E’ giusto che tutti i meriti di un lavoro di gruppo siano perlopiù presi dal primo nome di un articolo?

La Peer to Peer Review (cioè una Peer Review organizzata su sistemi P2P come ZeroNet) a mio parere potrebbe risolvere gran parte di questi problemi:

  • Tutti gli articoli ed i dati sarebbero scaricabili liberamente e gratuitamente. Questo eliminerebbe le riviste scientifiche dal ruolo di intermediari lasciando la valutazione dei lavori agli scienziati, eliminando anche vincoli di marketing o editoriali (se un argomento “tira” le riviste scientifiche si comportano come quelle di gossip pubblicando più volentieri, lo stesso se la casa farmaceutica di turno paga sottobanco). Tutto il materiale sarebbe rilasciato in licenze libere e non essendoci costi di gestione si eliminano le barriere economiche alla pubblicazione ed alla consultazione. Inoltre l’accesso libero ai dati sarebbe una garanzia contro plagi e truffe (in quanto tutti i contenuti sono firmati digitalmente e temporalmente, quindi l’autore è univoco e si prende tutte le responsabilità di ciò che pubblica, inoltre se usi i dati creati da altri devi citarli pena smascheramento immediato del plagio). L’accesso ai dati libero inoltre favorirebbe la collaborazione fra enti diversi anzichè lo scontro (ad esempio un ospedale può ottenere i dati dai pazienti ed anonimizzarli mentre un istituto di statistica o anche un singolo individuo può elaborarli indipendentemente, ognuno applicando le sue conoscenze e venendo riconosciuto per il lavoro fatto. Non conta solo il “primo nome”)
  • L’anonimato garantito da una piattaforma decentralizzata come questa e da sistemi ad essa integrati come TOR garantirebe libera critica da parte di chiunque ad un lavoro fatto con i piedi o in malafede, senza paura di ripercussioni. Per maggiori informazioni sull’importanza della libera critica nel mondo scientifico abbinata all’utilizzo di TOR si rimanda a questo link: https://www.wired.it/scienza/lab/2019/10/30/scienza-anonimato-online/

Sicuramente un sistema del genere senza alcun controllo sarebbe invaso da teorie antiscientifiche (di fatto è già così, basta vedere cosa si trova ogni giorno sullo zerotalk internazionale), ma tutto ciò potrebbe a mio avviso essere mitigato da un riconoscimento centralizzato dell’identità degli autori, a cui deve essere associato anche il titolo di studio conseguito (chi pubblica senza averne titolo deve essere scartato). La critica a mio avviso invece DEVE restare anonima per i motivi detti sopra. Nel caso questa sia fatta da chi propone teorie pseudoscientifiche sarà molto divertente lo sbugiardamento annesso, cosa che fra l’altro potrebbe avvicinare gli “esperti” alla gente comune che, demoralizzata ed impaurita, condivide queste teorie.

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