Auguste Comte

La fisolosofia positivista è sempre stata un importante perno del mio pensiero, e del padre del positivismo la cosa che forse mi ha più incuriosito è stata la sua idea di “religione positivista” (o “religione dell’uomo”) ovvero la sua finale evoluzione scientista  che ha vissuto dopo la morte della persona che amava che lo portò a impazzire. Ho ritenuto quindi opportuno leggere il suo “Catechismo positivista” per capire come sia Comte sia tutta la società del 900 e contemporanea siano caduti nel delirio scientista che poi portò più tardi Nietzsche ad affermare che “Dio è morto”.

In estrema sintesi la religione positivista descritta da Comte è a suo dire indirizzata soprattutto verso le donne (che lui ritiene quelle persone che meglion possano beneficiare della sua dottrina) e pur essendo basata sulla Scienza ed in particolare sulla sociologia per definire al meglio i rapporti umani, nel libro non solo dal suo titolo e dalla modalità di scrittura è evidente come aspetti morali e di fatto “religiosi” (come i sacramenti, che per Comte sono 9) siano di fatto preponderanti in un’opera di cui a stento sembra nella lettura intravedersi qualcosa di “scientifico”, quanto piuttosto la morale dell’autore associata ad una “sacralità” che lo stesso rimuove dalla sua psiche per cercare di manifestarla come Scienza. Nel testo Comte conferma una sua idea “pseudo-femminista” (ove lui stima le donne ma le obbliga ad esempio al matrimonio monogamico senza possibilità di divorzio e con necessità di obbedire all’uomo) e a volte, pur disprezzando anarchici e marxisti, perfino “socialisteggiante” (molto “alla buona”…gli imprenditori sono sempre per lui la guida della società).

La cosa che fa più riflettere dell’evoluzione della filosofia di Comte è come questa sia cambiata radicalmente in seguito alla morte della sua compagna per tubercolosi, come dall'”ottimismo realista” del suo primo pensiero, questo fattaccio lo abbia  portato verso un'”ottimismo metafisico” a tutti gli effetti anche se formalmente odiato. Alla fin fine è quello stesso ottimismo che se ci pensiamo poi pervade tutta la nostra società moderna che, come Comte, è sempre vissuta da persone che anche dopo le tragedie del primo 900 che ci stiamo dimenticando subiscono disgrazie che non possono lasciare indifferenti. Possiamo quindi davvero affermare che “Dio è morto” caro Nietzsche? ..o forse dovremmo usare la Ragione per Guiudare una Fede che nell’uomo non è mai tramontata?

 

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