E’ da quando ho iniziato a studiare filosofia sull’Abbagnano che sono rimasto affascinato dal diverso modo di pensare di questi due filosofi, che sono si entrambi atomisti ma che differiscono in modo fondamentale; mentre infatti il primo considera il mondo deterministico e prodotto dallo scontrarsi degli atomi, il secondo parte da questa concezione e ci aggiunge il con concetto di clinamen, ovvero di deviazione orizzontale casuale dal movimento rettilineo di caduta libera che quindi porta all’indeterminazione del movimento atomico; alla casualità ma anche quindi alla libertà individuale (in quanto il destino umano non essendoci determinazione non è quindi deciso dalla notte dei tempi).
Per quanto la teoria atomica di Epicuro fosse primitiva (pensava che gli atomi si muovessero per caduta seguendo la gravità) il suo concetto di indeterminazione è molto simile a quello ipotizzato più di 2000 anni dopo da fisici come Heisemberg che hanno contribuito a scardinare le idee deterministiche positiviste. …tuttavia ancora oggi i fisici ed i filosofi si dividono fra due fazioni: quelli che vedono l’indeterminazione come realtà in se per se e quelli che la considerano solo un limite dei nostri strumenti e del nostro punto di vista che non sono in grado di comprendere appieno la realtà deterministica del mondo…ed è in questo secondo filone che riprende la distinzione fra noumeno (ciò che è reale) e fenomeno (come noi percepiamo la realtà) che ovviamente riporta in auge le tesi positiviste e che è di fatto la tesi più accreditata dai filosofi occidentali post-positivisti a partire dalle scuole fenomenologiche ed esistenzialiste fino a quelle postmoderne ove questa distinzione raggiunge il suo apice.
Tuttavia già nel 1800 un importante filosofo si interessò a questo tema nella sua tesi di laurea, un filosofo che partendo da Hegel anche da questi suoi primi studi formulò poi la sua teoria materialista, atea e dialettica delle classi sociali e dell’uomo visto come ente libero. Questo filosofo è Karl Marx e la sua breve tesi che qui proverò a commentare la potete consultare liberamente online! (La differenza tra la filosofia naturale di Democrito e la filosofia naturale di Epicuro)
In sintesi Marx fra l’atomismo di Democrito e quello di Epicuro ovviamente privilegia il secondo in quanto introducendo il clinamen di fatto da la libertà all’uomo, clinamen che vede riprendendo la dialettica Hegeliana come un tentativo dell’atomo di autodeterminarsi come differenza rispetto alla linea retta che questo per caduta sarebbe costretto a percorrere e come condizione necessaria affinchè gli atomi possano scontrarsi e quindi dare forma al mondo stesso (se si muovessero sempre parallelamente la materia non potrebbe aggregarsi o fare alcuna azione). Questo particolare punto di vista “fisico” poi l’autore lo riporterà in ottica idealista anche sull’uomo vedendo come per Epicuro proprio per tale motivo fenomeno e noumeno coincidono (nella prima fase della sua carriera Marx non aveva ancora abbandonato l’idealismo hegeliano per il materialismo storico che poi sarà il suo mantra) mentre al contrario per Democrito il fenomeno è un prodotto dei sensi che non vedono la realtà in se ma invece la percepiscono tramite degli atomi che partono dal noumeno e raggiungono gli organi di senso.
Per quanto riguarda l’ateismo ovviamente sia la filosofia di Democrito che quella di Epicuro sono nei fatti atee perchè secondo entrambi i pensatori gli Dei stanno fra i mondi e si disinteressano delle vicende umane, tuttavia anche qui Marx ritiene Epicuro superiore a Democrito in quanto con esempi come quello delle meteore (che sono corpi in caduta che seguono traiettorie casuali) Epicuro mostra come l’ordine geometrico dei cieli che si può osservare nel movimento degli astri in realtà è solo un’illusione approssimativa della realtà, evidenziando con un’ulteriore prova astronomica come questa non sia affatto deterministica e associata ad un “ordine superiore” (Marx riprenderà poi questi temi seguendo gli altri filosofi appartenenti alla Sinistra Hegeliana, in forte critica con la religione).
In conclusione quindi a mio avviso Marx già con questa beve tesi di laurea aveva dimostrato di essere un grande innovatore della sua epoca trattando un argomento da quasi tutti bistrattato ma che in realtà è forse il vero cardine del discorso filosofico che oggi anche nel mondo (post)moderno tiene ancora banco. Forse anche oggi dovremmo riguardare a questa brillante tesi. che con tutti i suoi limiti in quanto frutto del suo tempo, ancora oggi dovrebbe far luce ricordandoci il rapporto fra indeterminismo e liberà individuale, mettendoci in guardia da chi in nome della “certezza matematica” vuole nei fatti abolire la libertà umana per renderci “ingranaggi” del sistema.