Esperienze pre-morte

Ringrazio fin da subito la collega Stefania Olivetti per avermi chiesto di fare una ricerca nella letteratura medica su questo argomento che, oltre a essere per me molto interessante (come sapete in passato mi sono occupato di neuroimaging), mi offre un’altra possibilità per dimostrare ancora una volta l’ esistenza di un’entità metafisica oltre a quella scientifica. Questo articolo va pertanto visto come un importante integrazione al mio precedente scritto La Scolastica della Cura, infatti anche qui dopo aver esposto i dati di letteratura darò anche le mie considerazioni filosofiche sull’argomento (e per questo motivo che prima di scrivere questo articolo ho provveduto allo studio delle varie scuole psicologiche e psicoanalitiche oltre che delle più varie metafisiche)

Review della letteratura medico-scientifica

La letteratura scientifica su questo argomento è molto ampia ma estremamente ridondante rispetto ai contenuti (espressi in numerose review anche recenti e molto simili fra loro come Kondziella et al. 2020, Kovoor et al. 2023, Mashour et al. 2024  ) che in sostanza mostrano come le esperienze pre-morte sono state studiate soprattutto nei pazienti rianimati in seguito ad arresto cardiaco, sia soffermandosi sui contenuti di tali esperienze sia sui loro effetti a lungo termine sia sui loro correlati elettroencefalografici.

Altri studi poi hanno confrontato le esperienze pre-morte con altri quadri clinici simili come la tanatosi o l’intrusione del sonno REM (alcuni animali sono in grado di simulare la morte per difendersi dai pericoli, Peinkhofer et al. 2021,  Martial et al. 2020), l utilizzo di anestetici e sostanze dissociative come la ketamina (Timmermann et al. 2018, Martial et al. 2024) e la sincope indotta sperimentalmente (Martial et al. 2024).

Altri lavori hanno poi correlato le esperienze pre-morte alla prevalenza di emicrania (che sembra favorirle, Kondziella et al. 2019) o alla suggestionabilità delle persone soggette a tale quadro clinico (che sembra essere superiore rispetto a dei controlli negativi, Martial et al. 2017).

Prevalenza

Nei vari studi le esperienze pre-morte fra i pazienti che hanno subito un arresto cardiaco varia da meno del 10% (Sterz et al. 2023) fino al 30% (vedi review sopra) rappresentando quindi un quadro non così raro. Esperienze simili si possono rilevare anche in seguito a situazioni di pericolo come catastrofi o aver subito violenze (ricordando il quadro di tanatosi che si osserva sugli animali, vedendo quindi le esperienze pre-morte come un vantaggio evolutivo) o in tutte le situazioni di ipossia o incremento della concentrazione ematica di anidride carbonica, che sembrano anche correlate con le alterazioni EEGgrafiche.

Studio delle alterazioni EEGgrafiche correlate alle esperienze pre-morte

La correlazione fra le alterazioni EEGgrafiche ed il contenuto delle esperienze pre-morte è molto dibattuta ed anche attualmente anima il dibattito fra i neurologi “materialisti” e quelli invece più favorevoli ad un eziologia “metafisica” di tale quadro clinico. Questi dubbi in sintesi sono animati dalle seguenti considerazioni:

  • non tutti i soggetti che descrivono esperienze pre-morte al risveglio manifestano attività EEG durante l evento
  • di solito l attività EEG che si rileva correlata alle esperienze pre-morte è di tipo gamma (Shaw et al. 2024), mentre ad esempio le esperienze simili correlate alle sostanze come la ketamina o  alla sincope mostrano attivazione a frequenze diverse (beta e delta). Per tale motivo è probabile che sebbene simili nei contenuti questi quadri clinici simili sono poi a livello fisiopatologico nettamente diversi e quindi inadatti a uno studio comparativo
  • negli studi su umani è tecnicamente sempre difficile capire se l attività gamma che si osserva è di origine cerebrale o deriva dall’attività muscolare spontanea che è generata dai muscoli cranici durante l arresto cardiaco o indotta dal massaggio cardiaco. Alcune teorie sostengono che il segnale EEG gamma provenga da nuclei profondi come l’amigdala, che però le tecniche elettroencefalografiche di superficie possono indagare solo indirettamente in quanto vedono solo il potenziale corticale. La risonanza magnetica funzionale sarebbe perfetta per indagare le strutture profonde, peccato che il segnale BOLD è ovviamente assente in assenza di flusso vascolare.
  • la durata degli Spike di attività gamma che precede l’EEG “piatto” è di solito al massimo lunga fino a  30 secondi dopo l arresto, troppo breve rispetto alle lunghe e nitide esperienze descritte dai pazienti al risveglio
  • L attività EEG gamma correla con le concentrazioni di potassio e anidride carbonica sieriche più che con le manifestazioni psichiche. L associazione quindi fra queste ed i dati EEG può essere spuria

Studio contenutistico delle esperienze pre-morte

Le esperienze pre-morte di solito hanno natura piacevole per gli individui che le provano e di solito manifestano un contenuto “metafisico” o “religioso” che porta i soggetti “colpiti” a un deciso cambiamento nella loro vita. Di solito i contenuti “piacevoli” citati negli studi soprariportati sono distinguibili in 4 temi (Hashemi et al. 2023, Martial et al. 2020):

  • esperienze cognitive di tipo religioso e/o metafisico: immagini religiose, capire il senso della vita,  il tempo accelera o rallenta, visioni di luce (ad esempio in fondo a un tunnel o a una rampa di scale)
  • esperienze emozionali: assenza di paura, rilassamento
  • esperienze spirituali/religiose di incontro con defunti cari al paziente
  • esperienze sovrannaturali di abbandono del corpo e librarsi in cielo/osservare il proprio corpo dall’alto mentre avvengono i soccorsi.

Opinioni filosofico-personali

Una delle cose più incredibili che mi ha colpito leggendo questi articoli scientifici è che non ho trovato nessuno psicologo della scuola Junghiana e nessun filosofo che seriamente abbia provato a dire la sua sull’argomento.  A ben vedere infatti diverse delle immagini descritte nel paragrafo precedente hanno dei correlati EVIDENTISSIMI con quelli studiati sia da Jung che da numerosi filosofi, psicoanalisti e artisti/teologi!

  • oltre alle immagini più strettamente religiose, al librarsi in aria o relative ai defunti la cui correlazione è ovvia altri tipi di contenuti dovrebbero portare a considerazioni filosofiche profonde: il fatto che il tempo appaia spesso accelerato o rallentato così come il fatto che le visioni siano influenzate dalla cultura del soggetto non può che richiamare la filosofia di Martin Heidegger, degli esistenzialisti e degli strutturalisti
  • La sensazione di calma, pace interiore ed unione con il Tutto, oltre che alle religioni (specie orientali) ovviamente richiama all’archetipo del Se Junghiano, così come il senso di “realizzazione” che spesso si associa o alla “volontà di Vita” dell’altro filosofo occidentale “orientaleggiante”: Arthur Schopenhauer. Il senso di “calma” è poi sinonimo di “omeostasi” e se rileggiamo “Eros e Civiltà” di Herbert Marcuse che riprende Freud scopriamo che il Principio di Piacere massimo è in corrispondenza con il Principio di Morte perchè il massimo piacere si ottiene solo con il minimo sforzo, con l’immobilismo, con la Vita Terrena che ha come obbiettivo trovare la pace perpetua nella Vita Inanimata tramite un tragitto da lei scelto (il fatto che percorrendo un tunnel o una scala non si arrivi a toccare la luce può significare che si è arrivati quindi vicino al massimo piacere/morte e si è stati respinti indietro? Con che obbiettivo continuare a vivere? Obbiettivo che guarda caso spesso è più chiaro dopo un esperienza pre-morte)
  • Le visioni di luce richiamano ovviamente l'”Imago Dei” Junghiana e di nuovo l’archetipo del Se, Dio, L’Essere che di volta in volta si dis-vela in queste esperienze pre-morte, e quindi l’ “Individuazione” dell’individuo.

In conclusione…

I rilievi elettroencefalografici come ben descritto dalle review e dagli articoli citati nel presente articolo, per quanto i neurologi “materialisti” non lo vogliano ammettere, non sono a mio avviso sufficienti a spiegare in modo definitivo le esperienze pre-morte; che a ben vedere quindi trascendono la realtà “scientifica” misurabile strumentalmente, ma possono essere abilmente spiegate dalla filosofia Scolastica già usata da me con successo per dimostrare la metafisica dell’effetto placebo. La stessa metafisica mediante questo articolo può essere a mio avviso utilizzata per spiegare anche le esperienze pre-morte, ove tutte queste immagini metafisiche altro non fanno che richiamare il limite dell'”omeostasi perpetua della Morte” che il paziente, scampato al decesso, ha probabilmente “intravisto” permettendogli di cambiare vita dandogli un indirizzo più congeniale al suo Essere.

 

Bibliografia medica

Kondziella et al. 2020. The Neurology of Death and the Dying Brain: A Pictorial Essay

et al. 2023. Near‑death experiences after cardiac arrest: a scoping review

Mashour et al. 2024. Consciousness and the Dying Brain

Peinkhofer et al. 2021. The evolutionary origin of near-death experiences: a systematic investigation

et al. 2020. Near-Death Experience as a Probe to Explore (Disconnected) Consciousness

Timmermann et al. 2018. DMT Models the Near-Death Experience

Martial et al. 2024. Within-subject comparison of near-death and psychedelic experiences: acute and enduring effects.

Martial et al. 2024. EEG signature of near-death-like experiences during syncope-induced periods of unresponsiveness

Kondziella et al. 2019. Migraine aura, a predictor of near-death experiences in a crowdsourced study

Martial et al. 2017. False memory susceptibility in coma survivors with and without a near-death experience

Sterz et al. 2023. Lapses of the Heart: Frequency and Subjective Salience of Impressions Reported by Patients after Cardiac Arrest

Shaw et al. 2024. The gamma-band activity model of the near-death experience: a critique and a reinterpretation.

Hashemi et al. 2023. Explanation of near-death experiences: a systematic analysis of case reports and qualitative research

Martial et al. 2020. Temporality of Features in Near-Death Experience Narratives

 

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