Jung è il secondo allievo di Freud che si distinse dal pensiero del suo maestro, creando una nuova scuola psicoanalitica, molto complessa in quanto le conoscenze di questo autore includono molti campi del sapere oltre alla psichiatria; per tali ragioni la stesura di questo articolo non solo ha richiesto molto tempo (è diversi mesi che non scrivo in questo blog) ma anche la lettura di un numero ragguardevole di fonti scritte e la consulenza con diversi altri esperti di vari settori che avrò il piacere di citare in questo testo. Ricordo comunque che le idee espresse qui sono di fatto mie e tali consulenti, seppur non sempre d’accordo con le mie conclusioni, mi sono stati comunque utili per formularle.
Come vedremo gli studi di Jung includono la psichiatria passando per la filosofia, l’arte, la storia, la religione, fino alla fisica quantistica ed al paranormale! (famoso in tal senso il dialogo e la condivisione di vedute che questi ha avuto col fisico Wolfgang Pauli). Nella parte iniziale di questo articolo farò una breve sintesi (di quello che ho capito) del pensiero di Jung, poi passerò al confronto di questo con le altre scuole psicoanalitiche e filosofiche ed infine farò una trattazione più completa e discussa di alcuni principi cardine del suo pensiero come gli archetipi, la religione ed il dialogo con Pauli. L’ultima parte del lavoro riguarda la possibile applicazione degli archetipi alla linguistica ed allo studio delle AI.
Sintesi del pensiero di Jung
Personalmente le mie conoscenze del pensiero Junghiano prima di cimentarmi nella stesura di questo articolo erano MOLTO superficiali (in pratica ricordavo dal corso di laurea solo che Jung= Freud + archetipi)… in realtà ovviamente la realtà è molto più complessa di così ed anche adesso dopo mesi di letture non sono sicuro di averlo compreso appieno. Ringrazio la dott.ssa Erika Ranfoni (filosofa) per avermi aiutato a cercare le fonti bibliografiche di studio e per avermi chiarito molti dubbi. In particolare ho iniziato a studiare questo autore tramite il testo divulgativo (scritto da Jung poco prima di morire e da suoi stretti collaboratori) L’uomo e i suoi simboli per poi addentrarmi nella lettura di un testo di Jung più complesso e tecnico (Psicologia e alchimia).
Il primo aspetto che non avevo assolutamente compreso del pensiero di Jung è il suo concetto di libido che per questo autore, al contrario di Freud, non è solo energia sessuale ma energia psichica in generale; energia che si manifesta tramite gli istinti e gli archetipi. Gli archetipi sono simboli carichi di emozioni che non si manifestano solo nel singolo individuo tramite visioni, sogni e deliri psicotici, ma sono propri anche delle immagini religiose, mitologiche ed artistiche e sono comuni a tutti gli uomini in tutti i tempi, in quanto li ereditiamo fin dalla nascita tramite ciò che Jung chiama inconscio collettivo (Jung nei suoi testi vede molti parallelismi fra diverse figure in diversi ambiti, come vedremo dopo quando tratteremo i singoli archetipi).
Il processo che secondo Jung porta l’uomo alla maturità è un processo chiamato individuzione in cui l’Io del soggetto arriva a step ad integrarsi con l’inconscio e con il mondo (step contraddistinti dal confronto con archetipi specifici). In questo processo l’Io impiega 4 fondamentali qualità per raggiungere il suo obbiettivo: il pensiero (razionale), il sentimento (irrazionale), l’intuizione (valutazione complessiva) e la sensazione (valutazione fine); a seconda da come queste si sviluppano nell’individuo (introversione vs estroversione) l’individuazione può essere raggiunta per vie diverse, determinando quelli che Jung chiama tipi psicologici)
Gli archetipi sono vari:
L’Ombra è la rappresentazione di ciò che L’Io non è, la sua parte repressa e/o malvagia, sottoposta a rimozione psichica. L’Ombra è il primo archetipo con cui L’Io si deve confrontare nel processo di individuazione già in età infantile. Nelle rappresentazioni artistiche, mitologiche o religiose è rappresentato da figure malvagie come il diavolo. Le conseguenze di una non integrazione con questo archetipo sono o un eccessiva repressione (con conseguente nevrosi) oppure un’inibizione troppo debole dell’Io che porta a comportamenti socialmente inappropriati o a psicosi (cioè al manifestarsi dei contenuti inconsci nel mondo reale).
Mercurio è l’Archetipo che rappresenta l ‘Inconscio personale in toto. E’ rappresentato come un messaggero, una guida per l’Io. La rappresentazione greca classica è quella del dio Hermes, messaggero degli Dei, ma anche la materia prima da cui ricavare la pietra filosofale degli alchimisti, il serpente della Genesi nella Bibbia o lo stesso Gesù Cristo per i cristiani; tutte queste per Jung sono rappresentazioni dello stesso archetipo. Nel caso del Serpente o di Mefistofele Mercurio ovviamente si confonde con l’Ombra.
La Persona rappresenta l’integrazione fra l’Io (coscienza) e come l’Io appare al mondo esterno. Fra noi e la nostra maschera sociale.
L’Anima (per gli uomini) o l’Animus (per le donne) rappresenta la parte inconscia del sesso opposto. Riprendendo Freud l’aspetto dell’Anima/Animus dipende dal rapporto che il bambino da piccolo ha con sua madre e la bambina ha con suo padre. L’integrazione fra l’Anima/Animus e l’Io è il secondo step che descrive il processo di individuazione e di solito avviene in adolescenza/giovane età. Un fallimento in questo step causa ovviamente un alterato rapporto con il sesso opposto, ma anche con l’inconscio in generale in quanto l’Anima/Animus è la porta per l’inconscio personale del soggetto. La situazione più pericolosa è appunto quando questo archetipo si confonde con l’Ombra, in tal caso infatti il soggetto cercherà in tutti i soggetti del sesso opposto le qualità a lui mancanti che l’Ombra esprime proiettandole su tutti i potenziali partner e rendendo quindi difficile se non impossibile una autentica conoscenza delle altre persone con cui interagisce e quindi anche l’amore “vero” (che comporta l’amare l’altro per quel che è con i suoi pregi e difetti reali).
L’Androgino è l’Archetipo che rappresenta l’integrazione dell’Anima/Animus con l’Io del sesso opposto. E’ rappresentato di solito con una donna con genitali maschili o viceversa.
Il Vecchio Saggio è l’archetipo maschile che rappresenta la conoscenza. E’ uno dei due archetipi la cui integrazione è necessaria per il superamento del terzo step del processo di individuazione. Di solito è rappresentato non solo come un vecchio saggio ma anche con la figura dell’Albero della Vita o dell’Albero della Conoscenza (libro della Genesi). Una errata integrazione con questo archetipo da parte dell’Io porta a un atteggiamento presuntuoso.
Il secondo archetipo che si deve integrare nel terzo step del processo di individuazione è quello femminile della Grande Madre, Rappresentata sia con la figura di Madre Natura sia in generale quando sono raffigurati paesaggi o elementi naturali. Questo archetipo rappresenta l’integrazione dell’Io col mondo e con la natura, a cui si associa una sensazione di pace. Secondo Jung il partito comunista con il suo ideale di collettivismo, eguaglianza ed abbondanza altro non è che un tentativo di ricreare lo stato di natura primordiale dell’uomo rappresentato dalla Grande Madre nel nostro mondo.
Il quarto e ultimo step del processo di individuazione, tipico dell’età matura, è rappresentato dall’integrazione con l’archetipo del Se. Il Se è di solito rappresentato nelle religioni orientali con la figura del Mandala, ovvero un punto (L’Io) al centro di un cerchio che rappresenta l’inconscio ed il mondo. Il centro del Mandala è poi spesso sostituito con altre figure come la pietra filosofale o il lapis nell’alchimia, il fiore di Loto in oriente, Mercurio, Cristo in croce nei cristiani (circondato dalle sfere celesti e dagli arcangeli, di solito in numero di 4 o multiplo di questo a rappresentare le 4 funzioni della psiche citate prima, la trinità cristiana è un’eccezione a questa regola che Jung descrive in Psicologia e Alchimia). La procedura con cui si passa dal quadrato (che rappresenta le 4 funzioni psichiche) al cerchio (e quindi al mandala) è chiamato quadratura del cerchio e rappresenta il culmine del processo di individuazione. La stessa croce pagana è simmetrica al contrario di quella cristiana (che presenta un centro spostato più in alto, che però così rappresenta l’elevazione spirituale necessaria alla vita religiosa). Il Se rappresenta quindi in definitiva la piena realizzazione dell’individuo ed il suo rapporto con Dio o comunque col senso della vita, pertanto è l’archetipo più potente di tutti, che se integrato in maniera errata ha le conseguenze più gravi, come ad esempio la nascita delle dittature ove l’io si presenta non integrato ma con un complesso di superiorità sul mondo e gli altri.
L’Imago Dei è la rappresentazione di Dio o comunque religiosa del Se, spesso rappresentata come una sfera di luce (o come l’oro che gli alchimisti dicevano di ricavare dal piombo)
Il Mito dell’Eroe compare in tante storie antiche e moderne e altro non è che una via del processo di individuazione (basata ull’affermazione dell’Io), come lo è anche il Sacrificio ove invece il soggetto “muore” per poi “rinascere” sotto un nuovo aspetto ed una nuova vita (tale figura era tipica dei riti di iniziazione)
Altra figura archetipica importante è quella del Complesso di Edipo descritta anche da Freud già in miti dell’antica grecia ma ritrovabile in tante altre opere antiche e moderne.
Un’altro aspetto interessante che Jung poneva nel portare al processo di individuazione è la sincronicità, ovvero la correlazione di due eventi non dimostrabile dal principio causa-effetto ed indipendentemente dallo spazio-tempo che Jung riteneva responsabile di sogni premonitori e fenomeni paranormali. Tale meccanismo è stato il succo della sua discussione con Wolfgang Pauli, discussione che dimostrava come il mondo fisico possa essere connesso con quello psichico in un tutt’uno (un esempio possibile di fenomeno analogo alla sincronicità nella fisica quantistica potrebbe essere l’ entanglement)
Confronto con le altre scuole psicoanalitiche e filosofiche
Rispetto a Freud e ad Adler, Jung fa a mio avviso un deciso passo avanti dando all’energia psichica un carattere più generico e complessivo rispetto a questi due psichiatri che ponevano al centro solo l’energia sessuale o la volontà di potenza. Oltre a questo l’idea degli archetipi unisce la psicoanalisi a una grande moltitudine di discipline sia umanistiche sia scientifiche, descrivendo in tal mondo conclusioni molto simili a quelle a cui ero arrivato io in articoli come Critica alla teoria Critica.
Altro proficuo confronto si può fare con la analisi esistenziale e con le varie scuole cognitivo-comportamentali che alla fin fine altro non sono che un modo diverso di vedere il processo di individuazione, e con la scuola Lacaniana che rappresenta forse di nuovo una successione di simboli mischiata a parallelismi geometrici, matematici e fisici nati nella contorta ma intelligente psiche di Lacan, il quale ha coraggiosamente provato a capire come (almeno nella sua testa) il linguaggio permetta agli archetipi di dis-velarsi al singolo soggetto. Diverse integrazioni con l’archetipo del Se sono quindi responsabili di un’esistenza che può essere autentica o inautentica?
A detta di quest’ultima frase l’altro parallelismo filosofico che viene in mente è con la Metafisica del secondo Heidegger. Forse Jung è riuscito tramite gli archetipi a inquadrare davvero l’Essere che ad Heidegger sfuggiva? (o meglio, a definire come Essere l’archetipo del Se?) Se questo fosse vero ecco che allora tutta la storia della filosofia e della religione di fatto descrive come l’uomo nel tempo si sia affacciato al suo inconscio ed al mondo. In tal senso Jung può essere anche visto in chiave ecumenica ed anche come chiave interpretativa linguistica, ove gli archetipi potrebbero rappresentare dei simboli “stabili” contro il relativismo post-moderno attualmente imperante? Questa mia prima interpretazione del pensiero Junghiano, con gli archetipi visti come risposta ai problemi umani, non era condivisa nè dalla dott.ssa Ranfoni nè dal dott. Angelo Musso (psicologo) in quanto descritta come troppo “dittatoriale”, limitante ed impositiva. Al netto di queste opinioni sono quindi andato su PubMed per eseguire una ricerca bibliografica e vedere se qualcuno era riuscito a definire in maniera scientifica cosa sono gli archetipi e l’inconscio collettivo. Mi sono in particolare chiesto: Appurato che gli archetipi non sono risposte…potrebbero invece essere DOMANDE che tutti gli uomini in tutti i tempi si sono sempre poste? (cos’è il male? che rapporto tenere con l’altro sesso, la natura, la conoscenza e Dio/Mondo?)
Una ricerca bibliografica sull’origine degli archetipi
Mediante ricerche mirate su Pubmed mi sono imbattuto in diversi articoli a riguardo di questo argomento, molto discusso anche fra gli esperti. Purtroppo per motivi di copyright sono riuscito a leggere quasi solo quelli rilasciati in licenza open access (bibliografia in fondo: Goodwin 2010, 2019; Merchant 2016,2021; Roesler 2012, Skar 2004, Major 2021).
Le possibili ipotesi sulla genesi degli archetipi sono le seguenti (e non necessariamente una esclude l’altra):
- ipotesi culturale: gli archetipi sono trasmessi di generazione in generazione tramite cultura e tradizioni
- ipotesi epigenetica; fenomeni come la metilazione del DNA o le modifiche degli istoni permettono una trasmissione ereditaria delle informazioni anche forse per quanto riguarda le emozioni, come dimostrato anche da uno studio condotto sui topi un po’ di anni fa (Callaway 2013)
- evoluzione convergente: gli umani in diverse epoche ed in diversi luoghi sono stati sottoposti ai medesimi problemi, che gli archetipi rappresentano, e pertanto certi simboli (sempre gli stessi) sono stati scoperti più volte indipendentemente. In tal senso effettivamente gli archetipi sono la connessione fra l’Uomo ed il Mondo
- ipotesi metafisica: gli archetipi sono entità metafisiche che interagiscono con l’Uomo al di là del tempo e dello spazio tramite il meccanismo della sincronicità descritto da Jung, che in fisica ha il corrispettivo nell’entanglement. Questa ipotesi è ovviamente la meno accreditata, ma ha degli indizi inaspettati a suo favore. Ringrazio il dott. Angelo Musso per le fonti e la dott.ssa Stefania Olivetti (collega medico – chirurgo toracico) per il costruttivo confronto a riguardo. E ‘stato dimostrato ad esempio da uno studio controllato randomizzato che la preghiera verso persone malate è in grado di garantire una maggiore probabilità di guarigione e minori effetti collaterali a pazienti ricoverati in unità coronarica (Byrd 1988), con probabilità di effetto che si aggira attorno al 10-20%! (questo dato quindi da una conferma anche metafisica a quanto avevo già illustrato nè La Scolastica della Cura) E’ stata inoltre dimostrata la generazione da parte di atomi di fosforo presenti nei microtuboli dei neuroni di fotoni entangled che potrebbe essere correlata alla genesi della coscienza (Avila et al. 2024) come anche lo stesso fenomeno è stato osservato per i legami carbonio-idrogeno della mielina (Liu et al. 2024) ove potrebbe essere responsabile della sincronizzazione quasi istantanea di aree del cervello distanti, ad una velocità superiore a quella ottenibile dai soli impulsi elettro-chimici. Differenti emissioni di fotoni entangled sono stati anche osservate nei cervelli di pazienti affetti da malattia di Alzheimer (ove la coscienza è alterata, Galvez et al. 2022). Purtroppo non ho trovato un fisico con cui confrontarmi su questo spinoso argomento, ma mi piacerebbe saperne di più! 🙂
Il Panopticon/Mandala
Un esempio di come gli archetipi potrebbero essere una base solida su cui costruire una linguistica (ed una politica) meno relativista? A mio parere un esempio interessante di ciò che avevo ipotizzato (non per primo) è il fatto che la struttura del panopticon descritta nel 1700 da Jeremy Benthan e poi ripreso da Foucault nel suo Sorvegliare e Punire è a ben vedere di fatto…un mandala! Ringrazio il dott. Francesco D’Isa (filosofo, artista) per il costruttivo confronto su questo tema e sul successivo.
La prigione Panopticon è infatti costituita da una torre centrale che circonda a raggiera tutte le celle del penitenziario inondandole della sua luce (imago-dei?) ed impedendo ai reclusi di interagire fra loro o di vedere i sorveglianti, che invece vedono tutto.
Secondo Foucault il panopticon è il simbolo del potere disciplinare post-regio e di fatto una rappresentazione della microfisica del potere da lui ipotizzata…ma come può un mandala, simbolo dell’archetipo del Se, che se mal integrato porta come detto sopra al totalitarismo, essere un simbolo di MICROFISICA del potere!? (come possono quindi anche le figure derivate dal panopticon considerarsi democratiche? Ed i marchi di tante aziende ed organizzazioni che nella loro forma richiamano un mandala, cosa vogliono comunicare al Mondo?)
Un’ulteriore riflessione sugli archetipi me l’ha data un’utente che ho conosciuto su telegram (e che mi ha chiesto di restare anonimo) suggerendo come potremmo essere come umani nei millenni stati selezionati come gli animali allevati per stare “in gabbia” (sociale) ed in tal senso il panopticon potrebbe essere “inserito” nella nostra psiche tramite l’archetipo del Se a tal fine. Tale ipotesi potrebbe trarre conferma nell’ipotesi epigenetica sulla genesi degli archetipi.
Archetipi ed AI
Un po’ di tempo fa avevo cercato a dare in pasto ad un AI generatrice di immagini il testo di una canzone con versi poetici e simbolici, in modo da realizzare un video musicale che potete guardare dal mio canale YouTube (La luce che ti cambia- autore: Zero Project). Ringrazio il dottor Michael Olivieri (informatico, che mi ha aiutato anche con MMGPT) oltre al dott. D’Isa per il confronto su questa parte
Il risultato come potete vedere è sorprendente! Ecco alcuni esempi:
Il prompt corrispondente al titolo utilizzato nelle fasi puramente strumentali “La luce che ti cambia” genera figure mandaliche con un centro di luce attorno a cui ruotano altri oggetti luminosi spesso in numero multiplo di 4 (questo richiama la quadratura del cerchio). Ovviamente tali immagini non sono specificate nel prompt in maniera esplicita, ma probabilmente riflettono l’inconscio collettivo delle opere utilizzate nel training dei modelli.
Altri esempi sono:
i richiami all’archetipo dell’Anima in questo passaggio in cui il software crea delle donne nude (ho notato che in genere i modelli uncensored sono più affidabili nella generazione di immagini archetipiche).
prompt: Nel cielo distese su vapori (il soffio vitale è una delle rappresentazioni dell’Anima) rubando dei sogni i colori.
prompt: Like a child I want to run so much flame, I can’t stand! (non c’è scritto di convertire le ali del bambino in ali di fuoco, tale simbolismo richiama sia l’aquila presente nel testo in italiano sia il bambino citato nel testo inglese. Tali elementi descrivono lo stesso simbolo presente in Così parlò Zaratustra di Nietzsche, corrispondente al SuperUomo, ovvero fra le altre cose la realizzazione delle facoltà individuali.
Ovviamente non sono uno psicoanalista ed il simbolismo degli archetipi va sempre interpretato in funzione del contesto clinico, tuttavia ritengo comunque degno di nota ciò che qui ho illustrato con questo piccolo esperimento. Io ed il dott. Olivieri speriamo in futuro di sfruttare questi simboli per aumentare ad esempio l’accuratezza delle AI mediche, provando a vedere se un approccio simbolico possa aiutare a generare risposte più accurate ed “umane”.
Con questo articolo su Jung ritengo di aver concluso gran parte degli studi che volevo proseguire sulla metafisica e ho di fatto chiuso l’argomento delle scuole psicoanalitiche. I prossimi capitoli riguarderanno vari autori di scuole cognitivo-comportamentali, che proverò ad integrare con quelli già illustrati.
Bibliografia
Goodwin 2010. Approaching archetypes: reconsidering innateness.
Goodwin 2019. Comments on the 2018 IAAP Conference on Archetype Theory: defending a non-reductive biological approach
Merchant 2016. The image schema and innate archetypes: theoretical and clinical implications
Merchant 2021. Archetypes and the ‘impoverished environment’ argument: a response to Goodwyn (2020)
Roesler 2012. Are archetypes transmitted more by culture than biology? Questions arising from conceptualizations of the archetype
Major 2021. Archetypes and code biology
Skar 2004. Chaos and self-organization: emergent patterns at critical life transitions
Callaway 2013. Fearful memories haunt mouse descendants
Byrd 1988. Positive therapeutic effect of intercessory prayerin a coronary care unit population
Avila et al. 2024. Could there be an experimental way to link consciousness and quantum computations of brain microtubules?
Liu et al. 2024. Entangled biphoton generation in the myelin sheath
Galvez et al. 2022. Decoherence of photon entanglement by transmission through brain tissue with Alzheimer’s disease
3 pensieri riguardo “Carl Gustav Jung (psicologia analitica)”