Con questo scritto intendo iniziare una nuova serie di articoli sulla Metafisica del Male. Dopo aver infatti scritto Psicologia e Metafisica ove ho descritto i legami fra queste due discipline con la religione e l’epistemologia, mi sono reso conto di non aver affrontato un altro problema cardine delle filosofia antica e moderna, ovvero l’etica. In particolare ho percepito questa grave mancanza perchè ho notato come in molte attività pratiche quotidiane gli studi fatti finora non sono sufficienti a dirimere i miei dubbi ed inoltre anche la collega Stefania Olivetti già un anno fa mi aveva suggerito questo argomento.
Alla fin fine nei testi già scritti ho già parlato di etica, ma lì l’obbiettivo primario finora è sempre stato cercare di capire la vera natura dell’Essere aldilà del relativismo linguistico in voga nella nostra era postmoderna (Oltremoderno). Negli scritti precedenti ho già mostrato come la malattia (mentale ma anche fisica) ma anche il crimine sono entrambe espressioni di una mancata o scorretta omeostasi del soggetto malato/criminale (con la differenza fondamentale fra le due figure ben descritta nell’articolo Amore Anormale, ovvero che il crimine è sempre un atto volontario e diretto a fare del male agli altri, mentre il malato è invece vittima di questa mancanza, spesso del tutto involontaria). Le scuole psicologiche si offrono quindi di fornire ai malati strumenti per raggiungere l’omeostasi perduta…ma invece cosa muove il crimine? quale principio metafisico porta le persone a danneggiare gli altri?
Il primo filosofo occidentale che ha descritto una teodicea che unisce metafisica, religione ed etica ancora in voga oggi è Agostino da Ippona (S. Agostino per i cattolici). Questi ha sostanzialmente preso la filosofia pagana di Plotino (neoplatonismo) e ha cercato di unirla alla dottrina di fede cattolica con l’obbiettivo di difendere il cattolicesimo sia dai pagani sia dagli altri cristiani. Agostino stesso in gioventù è stato un pagano dissoluto e sua madre cattolica (S. Monica) pregò tutta la vita per far redimere e convertire il figlio tanto che questi divenne il Padre della Chiesa per eccellenza…e anche piuttosto bigotto!
Tuttavia aldilà del suo bigottismo che a tanti fa odiare Agostino, questi dimostrò di essere un filosofo finissimo, il primo che identificò il Dio Cristiano con l’Essere dei filosofi greci e che escluse l’esistenza di un’entità malvagia alla base del Male, ipotizzando invece che questo origini per “distanza” dell’uomo da Dio e quindi per “carenza di Essere” che porta da un lato alla libertà e dall’altro al Male. L’Essere parmenideo con cui Agostino identifica Dio infatti non può non essere buono in quanto è “abbondanza” di Bene, abbondanza che “stroppia” da se e viene emanata all’esterno riprendendo le “ipostasi” ipotizzate da Plotino e come descritto nel testo cardine di questo autore il De Trinitade. Le ipostasi plotiniane sono da Agostino ricondotte alla Trinità cattolica, ove il figlio è generato e non creato della stessa sostanza del Padre (la Sostanza identifica la vera natura di Dio che è in contemporanea sia Padre, sia Figlio, sia Spirito Santo) in risposta agli ariani ed ad altre filosofie cristiane che invece non equiparano il Padre con il Figlio. L’uomo in tutto questo meccanismo è un emanazione ancora più lontana da Dio e quindi più imperfetta, ma proprio per questo non determinata e quindi libera di scegliere…anche il Male che è distante da Dio. (il Male è quindi da Agostino identificato con il non-Essere). Ovviamente per Agostino per arrivare al Bene ed alla vita eterna (leggasi omeostasi eterna, quindi oltre la morte) è necessario rispettare i precetti cristiani… da qui il suo bigottismo. Tuttavia questo concetto di Male come “mancanza di Essere” è in realtà alla base di molte filosofie successive anche non cattoliche, prime fra tutte quella di Max Weber (che al contrario dei cattolici identifica l’Essere con un bene terreno: il denaro) e quella di Erich Fromm (che esamina bene la differenze fra Avere ed Essere in una delle sue opere), ma in generale tutte le filosofie di ogni epoca e luogo si possono ridurre a diverse metafisiche (Critica alla Teorie Critica) ed il comportamento umano altro non è che un insieme di scelte volte a fronteggiare questa “mancanza di Essere” rispetto alla perfezione divina, che si può cercare di raggiungere facendo il Bene o il Male a seconda della filosofia di vita che si segue…ma è chiaro quali fra queste filosofie sono le più efficaci? Purtroppo nella vita reale, “imperfetta” anche nella sua interpretazione, non è sempre facile applicare i modelli teorici finora proposti, quindi l’obbietrtivo dei prossimi lavori sarà cercare di identificare il Male, questo “non-Essere” come si presenta nel mondo di oggi in modo da poterlo evitare. I prossimi articoli infatti saranno volti a studiare vari filosofi che si sono occupati di questa definizione e tale analisi guarderà alla definizione già data di Essere usando Agostino come guida.
Di Agostino in particolare mi sono soffermato sulle seguenti opere:
La questione della Trinità vs Quadrinità
Una delle prime differenze che si osservano leggendo Agostino e lo psicologo Carl Gustav Jung è che il primo ha una psicologia/metafisica centrata sulla Trinità, mentre per Jung il processo di individuazione del Se (=definizione dell’Esserci, che rimanda all’Essere Heideggerianamente), riprendendo le filosofie orientali, si basa su una quadrinità. E’ lo stesso Jung nella sua opera Psicologia e Alchimia a spiegare perchè “a suo dire” Agostino ha omesso un membro. In sintesi nel cattolicesimo l’uomo deve volgere a Dio per raggiungere l’omeostasi/vita eterna e per questo deve staccarsi dalle cose terrene. In pratica l’Io deve abbandonare la sua Ombra smettendo quindi di cercare di svelare la sua “imperfezione” (ovvero ciò che non-E’ … il Male/Diavolo/In-conscio-rimosso) e questo lo si vede bene a suo dire confrontando la croce pagana (perfettamente simmetrica) rispetto a quella cristiana che invece ha la barra orizzontale spostata verso l’alto, proprio per mostrare questa tendenza dell’Uomo verso il Cielo.
Possiamo quindi cercando di unire Agostino e Jung (mentre invece il secondo non ha mai amato il primo) affermare che l’Io/Uomo altro non è che Essere (Trinità) + non-Essere? (Ombra). Più che cercare la perfezione col bigottismo (Agostino) o affermare un ateismo acritico espresso in genere dalla psicoanalisi (Jung era il più esoterico fra i primi psicoanalisti, tuttavia a mio avviso manteneva un certo disprezzo esagerato verso i cattolici) possiamo invece “dare a Cesare quel che è di Cesare e dare a Dio quel che è di Dio”? E’ davvero furba l’ipotesi di escludere la Fede dalla metafisica? E’ davvero sensato affermare che non può esistere un’omeostasi “eterna” scadendo nel nichilismo? In questo mondo postmoderno dove tutto è falsificabile come è possibile identificare i comportamenti e le condizioni che portano all’ abbondanza di Essere invece che al suo depauperamento? Questo sarà l’obbiettivo dei prossimi lavori.
2 pensieri riguardo “Il problema del Male (S. Agostino)”