Trattando il Problema del Male non potevo non parlare dell’opera principale scritta dal marchese De Sade, l’autore da cui prende il nome il termine sadismo.
In realtà ho già parlato di questa opera nella mia vecchia recensione del film Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pierpaolo Pasolini, in quanto è proprio da questo libro che il regista si è ispirato per creare uno dei massimi capolavori del cinema del ‘900. In questa sede vedremo anche quali sono le differenze fra il libro e tale film.
Le 120 giornate di Sodoma
Il marchese De Sade scrisse questo libro mentre era in prigione alla Bastiglia durante la Rivoluzione Francese. Tale opera era pensata per essere una sorta di “enciclopedia delle perversioni” che il marchese, noto criminale e maniaco sessuale colpevole di crimini efferati, pensava di buttare giù durante il suo previsto lungo periodo di detenzione. L’opera è tuttavia rimasta incompiuta perchè la Bastiglia come sappiamo fu assediata e Sade liberato assieme agli altri detenuti. Poco dopo l’evento lo scritto fu in realtà recuperato, ma vista la sua natura scabrosa (anche per gli standard di oggi!) venne dimenticato per secoli per essere poi riscoperto nel ventesimo secolo data la sua importanza nell’ambito della nascente psicoanalisi.
L’opera è strutturata in 3 parti, di cui solo la prima nei fatti completata mentre la seconda e la terza sono costituite unicamente da abbozzi di trama e tutto il libro è pieno di appunti dell’autore dedito alla stesura ed alla correzione della bozza.
Trama
Durante la Rivoluzione Francese il Re viene giustiziato, l’occasione perfetta per un gruppo di libertini di sfogare tutte le loro perversioni in assenza di una Legge e di uno Stato che possa punire i colpevoli e proteggere le vittime (ricordo che “libertino” era il nome con cui si definivano i filosofi che idearono la rivoluzione, non va intesa questa denominazione solo come termine sessualizzato).
In questo contesto 4 “amici” (uomini: un duca, un giudice, un vescovo ed un banchiere) decidono di rinchiudersi in un castello impenetrabile costruito in una zona impervia difficile da raggiungere e resa isolata dopo il loro ingresso distruggendo le vie di fuga . Questi fanno quindi rapire diversi ragazzi e ragazze minorenni figli e figlie delle classi agiate borghesi e nobiliari francesi in modo da “divertirsi” senza freni con loro fino ad ucciderli. A questo esercito di bambini aggiungono le loro figlie che si danno in sposa fra di loro (anche il vescovo ha una figlia biologica, adottata formalmente da uno dei quattro), alcuni “fottitori” (scelti unicamente per la grandezza del loro pene, i 4 “amici” sono bisessuali), 4 “novellatrici” (ex prostitute che racconteranno gli abusi subiti nella loro vita per eccitare gli amici mentre abuseranno delle loro vittime), 4 vecchie responsabili di fare la guardia ai ragazzini per impedirne la fuga ed il personale di servizio del castello. Tutta questa gente ovviamente sarà alla mercé sessuale degli “amici”, che nell’opera di de Sade come in quella di Pasolini riprendono nelle loro cariche i potentati dell’epoca.
L’opera inizia descrivendo in maniera accurata tutti i personaggi, accennando le loro storie personali con l’obbiettivo nel far ciò di “eccitare” il lettore, specie quando discute in maniera approfondita di come sono stati rapiti i bambini, cioè descrivendo come diversi lestofanti siano stati sguinzagliati per tutta la Francia con l’obiettivo di comprare i minori da genitori ormai ridotti in miseria dalla rivoluzione, adescarli con vari metodi (ad esempio tramite ragazzine o ragazzini assoldati ad hoc) oppure rapendoli in modo brutale (magari descrivendo nei dettagli l’episodio che si conclude pure con l’assassinio dei genitori davanti al piccolo/a piangente). Di questi bambini solo pochi sono stati “prescelti” dai 4 per entrare nel castello, gli altri sono stati abbandonati al loro destino.
Il libro è pensato come detto per essere una “enciclopedia delle perversioni” e per tal motivo in realtà non narra la cronaca dei fatti avvenuti nel castello in modo lineare, piuttosto l’autore procede utilizzando come guida i racconti delle “novellatrici” iniziando con le perversioni più “leggere” per poi proseguire con quelle man mano più “pesanti”. Per fare un esempio si inizia con abusi più contenuti e meno fisici passando poi per sodomia, coprofilia, masochismo e voyeurismo nella prima parte. Nella seconda parte vengono quindi discussi gli “sverginamenti” dei ragazzini e le punizioni che fin dall’inizio venivano inflitte a chi osava disobbedire o anche solo eseguire “male” gli ordini degli “amici” (molte volte venivano date anche solo per divertimento con un pretesto) e via via fino alla terza parte si arriva alla zoofilia ed alle diverse mutilazioni fisiche, fino alle torture ed agli omicidi di tutti gli ospiti, sguattere del castello comprese. Ovviamente anche questi racconti brutali sono descritti nei dettagli, estremamente creativi, e puntano ad “eccitare” il lettore “che si presuma sia una mente malata quanto lo stesso De Sade.
Tuttavia l’autore stesso a inizio opera dichiara che “non tutto ciò che racconta può essere di gusto del lettore” e raccomanda di “passare avanti” nelle cose non gradite… 😀 ecco alcuni passi significativi tratti dall’opera, che fra una perversione e l’altra è intervallata da citazioni filosofiche (che saranno discusse successivamente in questo articolo):
Che queste sciocche creature si convincano che l’esistenza di Dio non è che
pazzia condivisa attualmente soltanto da una ventina di fanatici in tutto il
mondo e che la religione da essi invocata non è che una favola ridicola,
inventata da impostori, il cui interesse a ingannarci è ormai sin troppo
manifesto.
In poche parole, decidete voi stesse: se Dio esistesse e fosse potente come si
dice, permetterebbe che la virtù che l’onora e che voi professate venga
sacrificata, come lo sarà, al vizio ed al libertinaggio? Questo Dio onnipotente
potrebbe permettere che una debole creatura come io sono, simile di fronte a lui
a un insetto insignificante al cospetto di un elefante, permetterebbe, ripeto,
che questa debole creatura possa insultarlo, beffeggiarlo, affrontarlo, sfidarlo
e offenderlo come io stesso faccio quando voglio e in ogni momento della mia
giornata? “.Amico lettore, è giunto il momento di preparare lo spirito e il cuore al
racconto più osceno che mai sia stato narrato dall’inizio dei tempi, poiché
un’opera simile a questa non esiste tra gli antichi, né tra i moderni.Senza dubbio numerose stranezze che vedrai descritte potranno rivoltarti, lo so,
e però altre sapranno eccitarti sino all’orgasmo, ed è proprio questo lo scopo
che mi sono prefisso: se non avessi detto tutto, analizzato tutto, come avrei
potuto intuire dove tende il tuo desiderio? Tocca a te scegliere, tralasciando
il resto; un altro farà altrettanto, per cui, progressivamente, tutti potranno
trovare quanto a loro interessa.…scegli e tralascia il resto, senza criticare ciò che lasci solo perché non possiede le qualità per piacerti.
Ricorda che potrà piacere a un altro, e sii filosofo.
Più l’eccitazione è stata forte, più l’oggetto perde il pregio quando
l’eccitazione viene a cadere e noi stessi siamo più o meno stanchi in rapporto
all’intensità dello sforzo che si è reso necessario; il disgusto che proviamo
non è che il sentimento dell’animo appagato a cui la felicità porta nausea
poiché questa felicità l’ha estenuato. – Ma da questo disgusto di cui parliamo,
disse Durcet, spesso nasce l’idea di una vendetta di cui si conoscono gli esiti
letali.La felicità non consiste nel godimento, ma nel desiderio, e nel
saper violare i limiti che ad esso si oppongono.
Forse che tutto questo si trova qui, dove basta desiderare una cosa per
ottenerla? Vi giuro, disse, che da quando sono giunto in questo luogo non ho mai
goduto per quanto mi è stato offerto.
Ho eiaculato soltanto per quello che qui non esiste, ed inoltre, aggiunse il
finanziere, manca alla nostra felicità un requisito essenziale e cioè il piacere
del confronto, piacere che può solo nascere dallo spettacolo degli infelici, e
qui non esistono infelici.
La vista di colui che non può godere di quanto io possiedo, e ne soffre, fa
nascere la gioia di poter affermare: sono più felice di lui.
Ovunque gli uomini siano uguali e ovunque tali differenze non sussistano, non
può esistere felicità.Il piacere che nasce in me da questo dolce confronto tra il loro stato e il mio,
sparirebbe se io venissi in loro aiuto, giacché in tal caso da uno stato di
miseria li porterei a conoscere un istante di felicità che li renderebbe uguali
a me, privandomi in tal modo di ogni piacere di confronto. –Confessa,disse il Duca, che ti è capitato almeno venti volte di portare alla rovina degli
infelici, soltanto per appagare i gusti perversi da te ammessi.Mi tira quando faccio il male, perché scopro nel male un fascino molto eccitante
che in me ridesta tutte le sensazioni del piacere.
Compio il male solo per questo, senza altre finalità. – Nulla condivido più di
queste tendenze, disse Curval.
Infinite volte quand’ero al Parlamento, ho votato a favore dell’impiccagione di
infelici che sapevo perfettamente innocentiIo stesso che vi parlo, ho sempre avuto erezioni violente rubando, uccidendo,
incendiando; sono certo che non è un impulso libertino che ci spinge ad agire,
bensì l’idea stessa del male.– Nulla di più vero, disse il Vescovo, e da ciò consegue la certezza che il
piacere più grande nasce dall’azione più infame;Per quanto mi concerne, Signori, confesso di aver raggiunto un tale stadio da
non avvertire più la sensazione di cui parlate… l’immaginazione ha oltrepassato di gran lunga le mie possibilità reali.
Ho sognato infinitamente di più di quanto abbia potuto realizzare e mi sono
sempre lamentato della Natura, che offrendomi il desiderio di oltraggiarla, m’ha
sempre privato dei mezzi per farlo. – Esistono soltanto due o tre tipi di
delitti, disse Curval, e quando li abbiamo commessi tutto è finito; il resto è
molto più insignificante e non si prova più nulla.Quante volte perdio, ho desiderato d’assaltare il sole per cancellarlo
dall’universo o usarlo per incenerire il mondo! Ecco un autentico crimine e non
certo questi miserabili misfatti a cui dobbiamo limitarci e che consistono
unicamente nel restituire, in un anno, una dozzina di persone alla polvere”.Nulla di più naturale dell’amore per l’umiliazione, e del piacere nell’essere
disprezzati.Tutti conoscono la storia del Marchese di… che informato sulla sua
condanna al rogo in effigie, tirò fuori il cazzo dai pantaloni e gridò: “Dio
fottuto ecco dove volevo arrivare; sono coperto d’obbrobrio e d’infamia;
lasciatemi, che devo godere!” E subito iniziò a masturbarsi. – Sono fatti
accertati, disse il Duca, ma spiegamene la causa. – La causa è in noi stessi
riprese Curval.Tutto ciò che può apparire spiacevole avendo un’anima diversamente orientata, si
trasforma ora in piacere e, dall’istante, tutto ciò che si richiama a quel nuovo
modo d’essere non può essere che fonte di godimento. – Ma sino a qual punto
bisogna essersi inoltrati lungo la strada del vizio per giungere a simili mete!
esclamò il Vescovo. – Ne convengo, rispose Curval.
Ma questa strada la si percorre un passo dopo l’altro, come su di un tappeto di
fiori, giacché un eccesso induce a un nuovo eccesso e l’immaginazione, sempre
inappagata, rapidamente ci conduce alla meta.Ma tutto questo va di pari passo con l’inaridimento del cuore, e così, quando si
raggiunge la meta, questo cuore che un tempo possedeva qualche virtù, più non le
riconosce.
Assuefatto a sensazioni più eccitanti, respinge i primitivi sentimenti esangui
ed insipidi che fino ad allora l’avevano appagato, e poiché sa bene che
l’infamia e il disonore saranno le conseguenze dei suoi atti, per non essere
costretto a temerli, li rende parte di sé.Quale mistero è l’uomo! esclamò il Duca. – E vero, amico mio, riprese Curval, e come
ebbe a sentenziare un uomo veramente di spirito,è meglio fotterlo che capirlo”.La devozione è una malattia dell’anima: per quanto si faccia, non si arriva mai
a guarirne; colpisce più facilmente l’animo degli infelici, poiché sa consolare,
offrendo chimere, i loro mali, ed è più difficile estirparla da queste anime che
dalle altre. (frase cancellata)
Il pensiero (post)moderno di De Sade
Nei paragrafi seguenti esprimerò le mie personali considerazioni su quest’opera che è si estremamente controversa, ma che a mio avviso, oltre ad essere importantissima sia nello studio delle psicoanalisi sia in ambito criminologico, aveva in realtà già anticipato molte delle tematiche filosofiche espresse nei secoli successivi. Chissà cosa sarebbe successo alla filosofia occidentale se la sua opera ai tempi fosse stata diffusa…
De Sade Politicamente Scorretto
La prima domanda che la lettura di un’opera scabrosa e rivoltante come le 120 giornate di Sodoma è banalissima e nei tempi odierni estremamente pregnante: “Un libro che elogia attività criminali merita la censura?”
Sade era un criminale della peggior specie, inutile negarlo, e alla fin fine questo romanzo secondo un’ideologia di stampo popperiano potrebbe essere visto senza alcun dubbio come un mezzo che criminali come lui potrebbero usare anche oggi per fare proseliti (al pari del Mein Kampf di Hitler). E’ infatti abbastanza palese che se qualcuno nel 2025 decidesse di fare un film o un videogioco ispirato a questo libro di sicuro finirebbe in galera come minimo per i reati di prostituzione e violenza su minore + diffusione di materiale pedopornografico (la legge italiana vieta anche l’uso di queste riprese per fini critici o artistici)…e per un esempio non tanto lontano nel tempo di ciò basta vedere che fine hanno fatto Pasolini (secondo alcuni ammazzato nel cercare di fasi restituire alcune riprese inedite del film Salò) e tutti quelli che hanno lavorato con lui che sono finiti denunciati già all’epoca.
Tuttavia è impossibile non notare ovviamente in Salò ma anche nel romanzo di De Sade una per nulla velata critica sociale fatta da queste opere. De Sade al contrario di Pasolini è vero che elogiava i comportamenti che descrive nel suo libro, tuttavia come già detto i protagonisti del suo romanzo sono 4 “libertini” (che è il nome che i si davano i primi filosofi che avevano ispirato la Rivoluzione Francese). De Sade quindi ha anticipato la vera natura del futuro pensiero dominante borghese che è poi stato oggetto di critica da parte della Scuola di Francoforte? (anche forse criticando figure più “moderate” come Montesquieu e Rousseau? Chi fra questi filosofi aveva ragione? Basta guardare la Storia….).
In un paragrafo successivo discuteremo in dettaglio le differenze fra l’opera di De Sade e quella di Pasolini. Detto ciò cerchiamo di capire prendendo spunto dalle citazioni riportate sopra, quali filosofi il marchese ha anticipato per secoli.
De Sade anticipatore della filosofia occidentale moderna e contemporanea?
Il motivo più evidente per cui l’opera di De Sade a mio avviso non merita la censura è il fatto che questo libro di fatto anticipa e forse approfondisce più di molte altre opere la filosofia occidentale moderna e contemporanea (e a detta dello stesso De Sade le 120 giornate di Sodoma è un’ opera filosofica oltre che un enciclopedia delle perversioni). In particolare:
- Nietzsche: E’ palese l’anticipazione sia del concetto di morte di Dio, sia di quelli di SuperUomo e di Volontà di Potenza. Nel far ciò De Sade inoltre lega questi concetti alla psicologia umana anticipando Freud ed Adler di 200 anni.
- Esistenzialismo e Kierkegaard: Il problema esistenziale in De Sade diventa manifesto quando i suoi personaggi discutono nei fatti del senso dell’esistenza e di come il piacere smodato e la massima felicità nei fatti corrispondono con un senso di “vuoto” che il sadico colma con la violenza. E’ quindi evidentissimo come in realtà il Sadico cerchi di (essere) Dio, di prendere il suo trono ora che è morto, ed in questo stravolge in senso postmoderno il pensiero Kierkegaardiano già 300 anni fa! (vedi il mio articolo su Kierkegaard)
- Marcuse e Fromm: E’ evidentissimo come le persone abusate nel libro siano di fatto oggetti sessuali. L’opera stessa è una palese citazione anticipata del desiderio sessuale associato alle parafilie, che vengono qui interpretate come una risposta alla dipendenza patologica dagli stimoli libidinosi che necessitano di essere sempre più intensi.
- Foucault: le modalità di controllo dei prigionieri nel castello anticipano di secoli Sorvegliare e Punire descrivendo sia i supplizi sia la presunta loro regolamentazione, oltre che anticipando a tratti il concetto di sorveglianza e di “educazione” dei ristretti (alcune ragazze diventano delle pervertite loro stesse, e la prima novellatrice stessa viene invitata a gioire invece che a piangere quanto racconta del rapimento e della morte della ragazza/”sorella” che lei stessa aveva indotto a prostituirsi). Lo stesso dicasi per le descrizioni che de Sade da dei mostri umani citati nell’opera ponendo il sesso in corrispondenza del crimine.
- Romanticismo: Nei testo è evidentissimo come l’attuazione di crimini sempre più efferati ed il superamento di limiti morali sempre più brutale nei fatti riprende la lotta romantica dell’Io finito e divisibile contro il Non-Io descritta da Fitche (ed anche in questo De Sade si mostra molto più postmoderno del filosofo tedesco). Si veda il punto precedente.
- Marxismo: De Sade dichiara esplicitamente molto prima di Marx che l’obbiettivo della classe che sta diventando dominante (i libertini sono tutti borghesi o loro affiliati) è schiacciare i poveri ed i nobili (i cui figli sono ridotti ad oggetti sessuali e brutalizzati). Il sadismo diventa quindi null’altro che una vendetta/lotta della nuova classe dominante borghese verso i vecchi dominatori nobili. Di fatto quindi De Sade sbugiarda con questo romanzo i buoni propositi dei partiti moderati post-rivoluzionari, mostrando i borghesi per quello che sono (e che saranno… da Robespierre a Napoleone e finendo con Hitler).
- Max Weber successivamente a Marx cercherà di dimostrare l’esistenza di un’Etica nel Capitalismo derivante dal protestantesimo calvinista…de Sade anche in questo aspetto si dimostra essere un suo “demolitore ante-litteram” mostrando anche lui in contraddizione col pensiero Marxista sulla religione come l’accumulo di capitale non è il fine del capitalista, ma neanche il mezzo per ottenere la Grazia Divina. Al contrario il capitalista vuole sostituirsi a Dio! Alla presunta morale ed etica weberiana de Sade un secolo prima aveva già sostituito il sadismo tipico delle sadocrazie borghesi postmoderne! (sadocrazia=governo dei sadici, ove il far del male ai lavoratori ed ai sottoposti è un modo per esprimere la propria volontà di potenza sul Mondo). De Sade aveva quindi dimostrato in tempi non sospetti come l’anarcocapitalismo (=anarcosadismo) di fatto necessariamente precede la sadocrazia che si ha quando il sadico più forte senza nessun controllo da parte dello Stato e/o della società (se non con il loro favore) arriva a prendere il potere (fascismo), come sarà ben evidenziato da Pasolini in Salò. L’anarcosadismo è quindi il “falso anarchismo” per definizione ove ognuno ha come obbiettivo eliminare ogni legge col fine di fare male agli altri e rappresenta il vero volto dei più “moderati” anarcoegoismo ed anarcocapitalismo).
Al netto di tutte queste considerazioni qui esposte l’opera di De Sade appare ancora meritevole di censura?
Salò di Pasolini VS le 120 giornate di De Sade
La prima differenze che salta immediatamente all’occhio confrontando le due opere è che mentre De Sade ha nei fatti creato un libro di racconti erotici a tema illegalità, Pasolini ha girato un film che ha come obbiettivo di criticare aspramente la logica anarcosadista ed in particolare la sadocrazia fascista. Nel far questo però, come già detto nella voce sul film Salò, Pasolini non critica solo il vecchio fascismo di Mussolini, ma anche la sua “evoluzione” successiva iperliberal-borghese consumista che lo ha succeduto negli anni ’60 e ’70 e che vige ancora oggi sotto il nome di “postmodernismo”,ove la Verità diventa sofistica in mano a chi nei fatti si comporta da fascista imponendo un capitalismo sfrenato ed una guerra sociale del tutti contro tutti..ma dove ognuno è illuso di avere la “Verità” in tasca e di poter diventare il “successore di Dio” schiacciando (e anche stuprando) gli altri. Da qui il maschilismo da un lato ed il femminismo estremo dall’altro, volti entrambi a fomentare la guerra fra i sessi e sopprimere il conflitto di classe.
La vera critica che Pasolini fa al mondo postmoderno che da li a poco dalla sua morte aveva capito sarebbe sorto, in perversione del pensiero di Marcuse, è estremamente feroce: nel mondo postmoderno di oggi il fascismo non agisce più come negli anni ’30 con la violenza fisica, ma al contrario ha letteralmente sostituito Dio (che è morto) mediante un ideologia basata sull’ Avere anzichè sull’ Essere (per citare Fromm) ove pur di (essere) Dio si propaganda l’abolizione di ogni limite ed il possesso di ogni cosa, anche della libertà altrui, a favore di quella del proprio Io ipertrofico e “Divinizzato” ai propri occhi.
Dicendo le cose francamente: Noi, l’uomo (inteso come essere umano, non come genere) postmoderno, altro non siamo che la realizzazione fascista del pensiero di De Sade! (…forse in realtà vogliamo censurare Salò per evitare di specchiarci in lui e riconoscerci?). Mi spiace deludere chi oggi si considera “antifascista” (e so che con questo articolo in tanti leggendolo si incazzeranno..) ma quasi sempre la verità oggi è questa! Quindi si… come si può definire se non fascista e sadico chi:
- gioisce della propria promozione sul lavoro mentre il suo collega viene licenziato
- si esalta quando la propria squadra del cuore vince il campionato e considera “inferiori” i perdenti
- fa a gara di bellezza con chi gli sta vicino e disprezza chi non rispetta certi canoni o certe mode
- usa i propri figli per “gareggiare” contro gli altri genitori nelle riunioni scolastiche
- all’università o a scuola disprezza chi ha voti inferiori
- disprezza chi ha un lavoro meno prestigioso o remunerativo considerandolo “inferiore”
- si vanta pubblicamente di “vincere” in un confronto verbale a scapito di un “perdente”
- fa sfoggio della propria forza minacciando di poter “massacrare” gli altri (se potesse…)
- fa di tutto per ottenere un bene di valore, denaro o un record sportivo/lavorativo in modo da poter dire di essere superiore agli altri
- si ritiene moralmente superiore agli altri o più intelligente (e per questo li disprezza)
- si ritiene “inferiore” perchè non ha un certo bene, una certa qualità/status o una compagna (il principio è lo stesso di De Sade ma a parti invertite e quindi basato sul nulla)
- .. e si potrebbe andare avanti all’infinito con esempi come questi! (e non parlo solo di megalomani o depressi … anche chi disprezza per ragioni simili una categoria o un gruppo di persone presenta le medesime criticità)
Quanti oggigiorno fanno a gara a schiacciare gli altri (anche solo dal punto di vista ideologico) o si sentono schiacciati dal prossimo per problemi che NON SONO PROBLEMI invece di riunirci compatti contro il nemico comune che ci sta di fatto portando in decadenza e povertà sempre maggiori?
Un’ altra cosa che si nota leggendo de Sade è non solo l’incredibile somiglianza delle violenze che racconta con le “trame” di molti film pornografici (dando quindi ragione a femministe radicali come la Dworkin) ma anche e soprattutto come le scene di assassinio crude descritte nella parte finale del libro che non sono poi così diverse a quelle che vediamo tutti i giorni negli action-movie anche destinati ai bambini! Possiamo quindi dare ragione ai filosofi proibizionisti come Popper dicendo che servirebbe un controllo della violenza nei media? In realtà a mio avviso forse… la violenza di queste opere non fa altro che descrivere la nostra società ipercompetitiva e sadica! Nascondere la realtà di queste opere sotto il tappeto della censura credo serva a poco (potrebbe essere anche a mio avviso controproducente se queste opere sono critiche)…quando ti basta varcare la soglia di casa per assistere ala medesima violenza ideologica anche sul posto di lavoro o a scuola …ormai non ce ne accorgiamo neanche più! Fatti come il bullismo a ben vedere sono solo la punta dell’iceberg di un sistema malato basato sulla competizione…non credo che questi reati si possano davvero eliminare con la cultura o le leggi se queste non sono disposte a rovesciare il sistema…
Probabilmente Pasolini aveva ragione… ormai è impossibile uscire da queste dinamiche psicologiche, economiche, sociali e politiche. L’unico modo forse è creare una nuova metafisica e da li forse arrivare ad un nuovo individualismo-collettivista basato su una concezione di Essere autentica e più realistica dell’illusoria possibilità di diventare Dio in terra nel capitalismo sfrenato.
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