AI-opticon

Ho deciso di scrivere un articolo riguardo l’utilizzo dei dati e la sorveglianza dopo aver visto questo video che mi  stato passato da un docente del Corso di Formazione in Medicina Generale. Sono convinto che questo può essere un interessante spunto di riflessione.

 

Da questo discorso, fatto da un ingegnere che lavora per una grossa azienda implicata nello sviluppo di IA in ambito sanitario, si possono dedurre i seguenti messaggi:

  • lo sviluppo di un’ IA forte è la priorità per le grandi potenze (ed aziende) che di fatto puntano al dominio mondiale
  • un’ IA forte permetterebbe anche di sorpassare l’intelligenza umana, portando ad uno sviluppo tecnologico difficilmente immaginabile
  • la ricerca dell’IA forte è iniziata agli albori dell’informatica (anni ’50 del secolo scorso) usando in maniera fallimentare l’approccio logico-deduttivo, oggi con le reti neurali artificiali si sta usando con successo (almeno per l’IA “debole”, che imita cioè solo parte delle funzioni del cervello umano) un approccio deduttivo che parte dai dati e non da ipotesi o logica a priori che viene poi verificata mediante il metodo scientifico (che possiamo quindi considerare ancora attuale?)
  • creare un IA anche debole richiede una grande quantità di dati, quindi enormi sistemi per la loro gestione: hardware, personale addestrato, reti di raccolta, team legale, marketing per la raccolta tramite sistemi come i social network o accordi con aziende fornitrici (come quelle sanitarie…)
  • creare un IA richiede un’enorme potenza di calcolo, quindi di fatto costa tanti soldi
  • per i motivi detti sopra la creazione di un’IA  è appannaggio solo di grandi aziende o governi (i “piccoli” usano e dipendono sempre da prodotti creati da altri)
  • un’IA non regolamentata, per i motivi detti sopra, può essere un pericolo per la democrazia (già oggi solleva problemi etici circa l’utilizzo dei dati personali, l’affidabilità di questi software in ambiti critici come quello sanitario o la guida autonoma e la possibilità di creare contenuti falsi indistinguibili da quelli reali)

Partendo da questa sintesi per punti del lungo video linkato sopra possiamo quindi agevolmente discuterlo.

Creazione di un’ IA “forte” come “mezzo di dominio”

Recentemente ho appena finito di leggere “Sesto Potere. La sorveglianza nella modernità liquida”, uno degli ultimi libri di Zygmunt Bauman (in collaborazione con David Lyon) ove vengono riportate una serie di interviste fra i due riguardo i problemi dei social network e di gestione delle informazioni. Uno dei capitoli di questo libro riprende ovviamente il concetto di panopticon, già discusso più volte in questo blog e introdotto per la prima volta al grande pubblico del ‘900 da Foucault nel suo famoso capolavoro “Sorvegliare e Punire” (nel quale riprende il progetto di prigione di Jeremy Bentham del ‘700) .

In sintesi il panopticon è il progetto-ideale della prigione vista come complesso per sorvegliare h24 i detenuti. Il panopticon è un edificio ove le celle sono disposte a raggiera attorno ad una torre centrale da cui i sorveglianti possono controllare continuamente i reclusi senza essere visti ed i reclusi stessi sono impossibilitati a comunicare fra di loro. Questo progetto, nato per le prigioni secondo Foucault è stato poi esteso a tutti quegli edifici ove il potere vuole esercitare controllo e sorveglianza , in primis ovviamente le fabbriche, ma poi anche scuole, ospedali e ogni altra struttura lavorativa che, specie per gli edifici più vecchi, in realtà anche dal punto di vista anche planimetrico ha la struttura di fatto un panopticon! (dai banchi di una classe da dove l’insegnante in cattedra può agevolmente tenere d’occhio con uno sguardo tutti i bambini nei banchi fino agli orfanotrofi e ai vecchi reparti ospedalieri costruiti spesso anch’essi a raggiera). La domanda che Lyon fa quindi a Bauman è molto semplice: “il panopticon è ancora attuale nell’epoca della modernità liquida?” Ha sostanzialmente ancora senso parlare di panopticon in una società che non ha più edifici o punti solidi a cui ancorarsi?  Bauman risponde a questa domanda dicendo non solo che il panopticon “è ancora vivo e vegeto” (complessi come le attuali prigioni o i più moderni centri per migranti sono ancora dei sistemi chiusi con lo scopo di confinare e controllare) ma che nella nostra società si è anche evoluto ed adattato in una miriade di forme, che i sociologi hanno descritto con tanti nomi contraddistinti dal suffisso *opticon. In particolare, parlando di società liquida, Bauman cita il synopticon che è quel sistema distribuito di sorveglianza tipico dell’epoca moderna a cui tutti noi siamo sia sorvegliati sia sorveglianti ed è il classico sistema dei social network ove tutti si fanno gli affari degli altri e dove gli stessi social rastrellano i profili di tutti gli utenti allo scopo di raccogliere dati e sorvegliare gli utenti per fini di marketing (e non solo…in questo è quindi possibile anche qui identificare a mio avviso la vecchia cara “torre di sorveglianza” del vecchio panopticon). Lo scopo del synopticon è quindi l‘inclusione delle persone che fanno comodo al sistema anche ad esempio mediante annunci commerciali mirati ad un certo ceto sociale ed è volto al loro sfruttamento economico Al synopticon i social (e la società) devono però abbinare anche un sistema che fa l’opposto, ovvero escludere chi non è commercialmente sfruttabile! L’esclusione degli indesiderati dal sistema è quindi affidata ad un altro *opticon, il ban-opticon! Esempi di ban-opticon sono ad esempio i sistemi che nelle app di dating escludono le persone meno “esteticamente desiderabili”, le “bolle di filtraggio” che controllano le news che appaiono sul nostro telefono, i sistemi di controllo della produttività dei lavoratori nelle app di food-delivering, i sistemi di targetizzazione delle compagnie assicurative… o i sistemi di sorveglianza poliziesca basati sul riconoscimento facciale atti a riconoscere criminali, stranieri o persone indesiderate al potere (il sistema più famoso di questo tipo è il punteggio sociale in vigore in Cina). Una volta poi che il ban-opticon ha fatto il suo lavoro “taggando” gli indesiderabili questi “esclusi” vengono infine confinati dai classici sistemi panottici!

Bauman in questa descrizione approfondita ed interessantissima per capire i nostri tempi tuttavia però credo abbia commesso alcune mancanze (in parte credo per ignoranza, in parte perchè ai tempi della scrittura del suo libro non era ancora del tutto chiaro il potenziale delle AI al grande pubblico):

  • In primis Bauman parla approfonditamente del mondo dei social e al massimo nel suo testo cita giustamente i blog (come precursori dei social come “vetrina” per le persone) ma non cita tutte le versioni più “antiche” del web: forum, usenet, reti P2P, che invece a mio avviso avrebbero meritato una trattazione più completa! Sarebbe stato infatti interessante se avesse spiegato com’era internet prima dei social, ovvero prima che tutti fossimo obbligati ad interagire via web necessariamente con la nostra vera identità e quindi ad essere necessariamente oggetto di sorveglianza e sorveglianti.  Sarebbe stato bello se avesse descritto, al pari di quanto fatto da Edward Snowden (con il suo libro Errore di Sistema), come sono nati questi moderni sistemi panottici (anche da un punto di vista sociologico oltre che tecnico)  a partire da un web democratico, meritocratico, anonimo e realmente distribuito, ove i dati non erano ancora merce preziosa per gli algoritmi e ove il denaro ed i suoi interessi non avevano ancora pervaso internet
  • L’altro punto credo poco affrontato da Bauman riguarda proprio gli “algoritmi della sorveglianza” . In tutto il testo Bauman interpreta questi algoritmi sostanzialmente come strumenti in mano a programmatori esperti che gestiscono i social network…oggi sappiamo invece che le Intelligenze Artificiali dei social fanno praticamente tutto autonomamente! Cosa sono quindi realmente il synopticon ed il ban-opticon? C’è ancora qualcuno nelle loro torri centrali di sorveglianza? …o forse più esattamente Big Brother è una macchina!? Se un giorno vi appresterete a leggere il romanzo di George Orwell 1984… scoprirete che NESSUNO sa chi sia realmente ll Big Brother che sorveglia tutti da dietro gli omnipresenti teleschermi!forse Orwell già nel 1949 aveva capito il futuro da incubo in cui ci stavamo dirigendo?  Un futuro dove le macchine hanno acquisito di fatto potere politico, di vita e di morte!? (Questo porta anche a mio avviso ad un importante quesito filosofico:  in un mondo dove le macchine governano… cos’è il Capitalismo? cos’è la Politica? Cos’è l’Umanità?). Possiamo quindi forse parlare di AI-opticon!? (dato che immagino tutti voi sentivate la mancanza di un altro n-esimo *opticon…ho ritenuto doveroso immaginarne un altro! 😀 )

Oltre a questi punti a mio avviso è anche interessante analizzare il rapporto esistente fra il mondo dei social (sesto potere) ed il suo predecessore, il quinto potere, ovvero la televisione! (che Karl Popper negli anni ’90 poco prima di morire aveva criticato nel suo famoso saggio Cattiva maestra televisione) …e magari sarebbe interessante studiare anche le correlazioni con il quarto potere (la stampa) ed i 3 poteri politici elaborati da Montesquieu e che sono oggi la base delle democrazie moderne (legislativo, esecutivo e giudiziario)…ma ci limiteremo (per ora) solo al quinto potere, per mancanza di tempo e competenze (magari altri più esperti potrebbero illuminarmi ed approfondire! 🙂 )

Pregi e difetti delle relazioni interpersonali online vs offline

Bauman nel suo testo parla abbondantemente di come nella società liquida le relazioni interpersonali sono instabili ed in questo l’odierno mondo della rete e dei social altro non è che il mezzo migliore per l’essere umano moderno atomizzato per creare relazioni che possano essere costruite e rotte facilmente a convenienza (e per questo, a detta di tale autore, i social hanno di fatto soddisfatto una domanda di mercato ampiamente richiesta dalla loro clientela). Tenendo conto di questo assunto ho quindi contattato diversi miei amici che conosco dal vivo e diverse persone che conosco solo online e gli ho posto questa semplice domanda: “Secondo te quali sono i pregi ed i difetti delle relazioni interpersonali online rispetto a quelle offline?”. I due gruppi erano composti sia da maschi sia da femmine e l’obbiettivo era rilevare se le risposte fra i due gruppi fossero state diverse. (non ho chiaramente fatto una valutazione “scientifica” dell’argomento vista la bassa numerosità del mio campione, quanto piuttosto una raccolta di pareri personali tramite interviste).

Cominciamo subito a dire che sorprendentemente non ho trovato grosse differenze di opinioni fra maschi e femmine e fra il gruppo “online only” e quello dei miei amici intervistati nel mondo reale. Un’altro risultato curioso del test è che quasi tutti quelli che mi hanno risposto hanno subito pensato che per relazioni interpersonali online intendessi specificatamente quelle affettive/di amicizia e non ad esempio quelle di collaborazione/comuni interessi (anche se la domanda in realtà era generica in tal senso). Possiamo quindi differenziare le risposte fornite essenzialmente per questi 2 tipi di relazione (anche analizzati da Bauman) più che per gruppo/genere.

Per quanto riguarda le relazioni affettive/di amicizia, nonostante siano state quasi in ogni caso il primo pensiero degli intervistati,  quindi probabilmente anche oggetto di interesse da parte di molti, quasi tutti hanno descritto queste relazioni con aggettivi e descrizioni come: superficiali, meno profonde,  idealizzate, caratterizzate da minor fiducia, non vere, che richiedono meno impegno e possano anche essere rotte più facilmente.  Questi dati sono alla fin fine la copia carbone di quello che Bauman cita nel suo libro. Quello che tuttavia almeno a me ha sorpreso (anche se dovevo aspettarmelo…) non è tanto che molti hanno dichiarato nell’intervista come queste relazioni sincere siano di fatto impossibili, (cosa vera, in quanto online è impossibile sapere chi c’è realmente dall’altra parte dello schermo) ma il fatto che nonostante questo giudizio negativo più di una persona nei fatti ha dichiarato di intrattenerle, in alcuni casi adducendo come giustificazione i loro difetti! In primis il poco impegno richiesto. In più di un caso esplicitamente mi è stato dichiarato che, sebbene la forma online di questa relazione sia meno gratificante di quella dal vivo, il poco impegno richiesto può compensare questo difetto,  a patto ovviamente  che il complesso relazionale di una persona non sia esclusivamente online. Ovviamente per quanto riguarda specificatamente le relazioni romantiche a causa della poca profondità e mancanza di fisicità dell’online il giudizio è stato pressochè unanimamente negativo, anche se talvolta non per il sexting.

Un altro commento curioso che ho ricevuto (da un’intervistata di sesso femminile) è stato che “alcune relazioni online non dovrebbero mai “passare” al mondo reale” .  Sarebbe stato interessante ricevere una motivazione di tale affermazione…ma non ho ricevuto risposta! 😀 tuttavia credo di avere un’ipotesi plausibile a questa frase: l’idealizzazione che noi inevitabilmente facciamo dell’altro nelle relazioni online ha si l’inevitabile difetto di nascondere a noi chi c’è realmente dall’altra parte dello schermo…ma questo è anche un possibile pregio nel momento in cui ad esempio il non voler sapere/vedere alcune idee/caratteristiche del nostro interlocutore ci permette di non disprezzarlo! Spesso infatti molte relazioni online nascono fra persone che non si sono mai viste, ma che inevitabilmente nel tempo svelano parte di ciò che sono realmente, compresi magari dei lati negativi che magari proprio non ci vanno giù! Immaginate ad esempio, cosa realmente successa su ZeroNet, in un forum di informatici, diversi utenti  “di sinistra” che chiedendo consigli per usare il network e svilupparlo finiscono per chattare ed accettare suggerimenti/aiuto da persone di estrema destra senza sapere il loro orientamento politico! Ormai la relazione, sebbene utilitaristica, è nata…ha senso buttarla via? La risposta in questo caso è spesso il “far finta di non vedere”! (cosa che è molto più facile mantenendo la relazione solo online) …ma non è raro che questo tipo di relazioni “superficiali”, che alla peggio sono comunque “utili”… alla meglio  in parte conservano ad esempio sentimenti di gratitudine, portino le due “fazioni” ad “avvicinare” le loro posizioni (e quindi, al contrario di quanto detto da Bauman, per quanto ho visto nel mio piccolo siano in realtà portatrici di tolleranza e unione piuttosto che di “liquidità”). A questo punto possiamo poi allacciare il fatto che Bauman ha essenzialmente analizzato nel suo libro l’internet più “recente” dei social e non quello fatto di forum e siti più piccoli che era tipico dei suoi albori fino ai primi anni 2000. Al contrario invece Snowden nella sua autobiografia descrive come nella sua infanzia online era praticamente normale che un bambino come lui interagisse con informatici di tutto il mondo…che in alcuni casi lo avevano scambiato per un adulto date le sue competenze! 😀 ..e non era raro alla fin fine anche “affezionarsi” a queste proiezioni virtuali dei nostri interlocutori, anche se inevitabilmente molti col tempo sparivano…e sempre si aveva il sospetto che un “nuovo arrivato” fosse la reincarnazione del nostro “amico virtuale” sotto altro nome! 😀 .  Credo dobbiamo quindi porci una domanda: E’ internet in toto che sta rovinando le relazioni umane e rendendole sempre più aggressive…. oppure è la struttura stessa dei “moderni” social che ha portato i mass media a demonizzare il web ed a pretendere controlli sempre più stringenti a suon di cancel culture, leggi sempre più restrittive (specie a riguardo del copyright e della privacy) e lotta ai troll/hater? Forse non è che per caso questi “bisogni di sicurezza” sono stati creati ad hoc dalle grandi corporation e media quando hanno messo le mani su una rete che era pacifica e libera in origine e l’hanno trasformata in un campo di battaglia per emergere dove tutto è deciso da algoritmi!? (che in realtà fanno emergere solo le voci comode al potere…). Agli albori del web ad esempio i troll erano praticamente parte del folklore della rete ed in fondo anche “ammirati” da alcuni (se lo trovate ancora leggetevi il libro di Ciro Ascione Troll-Come ho inguaiato internet), comè possibile che oggi siano considerati criminali? L’aggressività di oggi quindi è figlia dell’anarchia del web…o è un prodotto “borghese”? Forse per capire il sesto potere bisogna studiare il quinto…

Quinto Potere, ovvero la “Cattiva Maestra Televisione”

Popper all’ inizio degli anni ’90, poco prima di morire, aveva già intravisto i “pericoli” del web in un media che allora di fatto lo “sostituiva”: la televisione. In questo testo fatto di interviste, di cui Popper ha contribuito solo ad una parte e in cui sono presenti contribuiti di molti altri autori, fra cui il defunto pontefice Giovanni Paolo II; Popper dice che la TV è un pericolo per i giovani ed i bambini, in primis per il suo alto contenuto di violenza (presente non solo negli spot, ma “persino” nei cartoni animati), violenza che di fatto impressiona i bambini e li coinvolge nella loro crescita, con il rischio che poi da qui dilaghi nella futura società di adulti mettendo a rischio la liberal-democrazia tipica degli stati occidentali moderni (in tal senso l’autore del libro, un italiano, tale Giancarlo Bossetti, cita ripetutamente l’ascesa di Berlusconi in Italia che avveniva in quegli anni, anche se Popper in realtà non si è mai occupato direttamente di lui, dicendo come nel nostro paese questa cosa fosse molto più evidente che altrove).

A causa di questo testo Popper, che era di fatto un liberalista politico, si scontrò con parte degli esponenti della sua stessa corrente di pensiero, in quanto, visti i pericoli che la televisione poteva comportare nell’accentramento del potere in mano a chi gestisce questo mass media,  l’autore ha proposto una “patente” per poter fare televisione (ovviamente acquisibile solo sostenendo un esame e revocabile in caso di violazione di un “codice etico“). Sostanzialmente quindi Popper, in aperto conflitto con i libertari , propone di fatto una “regolamentazione” della televisione per “salvare la democrazia” (in ossequio al suo principio politico cardine che propone di essere “intolleranti contro gli intolleranti”, ovvero non tollerare la violenza, neanche televisiva).

Anche Giovanni Paolo II, sebbene dapprima favorevole alla televisione (che deduce essere un potente mezzo di evangelizzazione) più tardi, convergendo con Popper, converrà anche lui che una regolamentazione della stessa è necessaria per ragioni simili.

Al netto di questo estremo sunto di questo breve libro, prima di paragonare la TV al web,  direi di poter procedere a una sua critica tramite i seguenti punti:

  • Perchè i bambini (e non solo) sono attratti dalla violenza in TV?
  • Perchè la violenza è rappresentata in TV? Perchè fa audience?
  • Sarebbe davvero efficace un “patentino per la TV” nel controllare la violenza su questo mass media?
  • Chi dovrebbe elargire e valutare nel tempo le “patenti per fare TV”?

Per rispondere al primo punto: Cos’è la violenza rappresentata in TV ed in generale nei media se non un elogio alla volontà di potenza di Nietzsche? Lo psichiatra che ha assunto la volontà di potenza al posto della libido come forza inconscia per primo fu Alfred Adler, allievo di Freud, che in sintesi ha posto come genesi dei problemi psichiatrici gli alterati rapporti fra il malato e gli altri individui della comunità. Questo concetto è stato poi ripreso anche dalla scuola di Francoforte in testi come Dialettica dell’Illuminismo, (scritto da Theodor Adorno e Max Horkheimer mentre erano in esilio negli USA durante la seconda guerra mondiale) ove la volontà di potenza è alla base del totalitarismo in quanto in un mondo dove Dio è morto l’uomo che vorrebbe “sostituirlo” vede gli altri uomini come un limite da eliminare per realizzare il suo sogno.  Tratterò questo aspetto filosofico (finora solo accennato nè La Scolastica della Cura) in un altro articolo in modo dettagliato, in quanto l’unione di Volontà di Vita, Volontà di Potenza, Libido e Capitale in un’unica entità alla fin fine credo sia la base per capire l’epoca attuale post-moderna nei suoi atteggiamenti filosofici e pratici; per ora vi basti solo pensare ad esempio a chi rappresenta il Goku protagonista di Dragon Ball: cos’ altro non è se non un essere infinitamente buono, potentissimo e che sconfigge ad ogni puntata nemici sempre più potenti? …Vi ricorda qualcosa? 😀 Forse ora capite perchè ai bambini (che in lui si identificano guardando il cartone) piace tanto…. (e li fa calmare… in modo che non rompa le scatole al genitore! 😀 La bambinaia perfetta questa TV! 😀 ) come alla stessa maniera possono piacere tanto anche gli oggetti alla moda sempre più belli e costosi o le macchine sportive ad un adulto…

A questo punto la seconda domanda si risponde da se: La TV “violenta” altro non fa che trasmettere il messaggio individualista ed inautentico tipico della post-modernità esaltandolo e facendo credere ai bambini (ed agli adulti) che è un messaggio accessibile! (Dio è vivo… e posso essere Io!) Quindi si passa al terzo quesito… a cui in realtà ho già risposto nell’articolo Critica al Linguaggio. Vedremo infatti nel prossimo articolo che scriverò in futuro di cui ho citato poco sopra come i 4 aspetti dell’Essere Inconoscibile (Noumeno) citati sopra (Volontà di Vita, Volontà di Potenza, Libido e Capitale) altro non sono che disvelamenti differenti la stessa cosa! La Struttura! …ha senso cercare di modificare la SovraStruttura per correggere la Struttura? E soprattutto ha senso chiedersi Chi dovrebbe prendersi questa responsabilità? Perchè sia il Pontefice, ma soprattutto Popper, dopo aver favorito nei fatti per tutta la vita l’emergere del pensiero postmoderno se ne sono usciti con questa critica alla TV?

Il pensiero del Popper politico (di fatto il vero padre di quella che oggi chiamiamo cancel culture) sarà oggetto di un mio futuro articolo (che verrà scritto dopo che avrò letto La società aperta e i suoi nemici) ma per rimanere in-topic con il titolo di questo scritto credo sia necessario ora parlare un po’ di epistemologia, altro cardine del pensiero popperiano (anche questo argomento verrà in futuro approfondito in un altro scritto apposito, qui riporterò solo dei cenni utili ora)

Proto-AI: Statistical Parametric Mapping (SPM) e Cesare Lombroso. Quali parallelismi?

Quando ancora ero specializzando in medicina nucleare mi ero per tanto tempo occupato di studi di neuroimaging, ed uno dei software che a tal fine usavo di più era SPM (ovvero Statistical Parametric Mapping, Mappatura Statistico Parametrica in italiano). Questo software permette ad esempio di confrontare fra loro le immagini radiologiche o medico-nucleari di gruppi di pazienti affetti da diverse patologie neurologiche con un gruppo di normali oppure fare analisi di regressione andando ad esempio a studiare come l’attività o la morfologia del cervello si modifica a livello di diverse regioni ad esempio al variare dell’età o dell’aggravamento di una malattia. Dato che questi neurodati sono molto abbondanti nelle immagini (ogni immagine è costituita da migliaia di piccole strutture elementari in cui è suddivisa, chiamate voxel) praticamente in ogni analisi SPM vengono eseguiti migliaia di confronti statistici! Non approfondirò ora le ragioni matematiche e tecniche per cui avere tanti confronti statistici in un’analisi è un grosso problema che può portare a risultati inaccurati o falsati, tuttavia vi basti sapere che già prima dell’avvento delle AI “generative” di oggi, già con SPM, in barba al metodo scientifico, tanti gruppi di ricerca si sono “divertiti” (e si stanno divertendo!) a cacciargli dentro ogni sorta di dato in loro possesso con la speranza che il programma “magicamente” gli restituisca un risultato buono per una pubblicazione scientifica! (ovviamente ci sono tanti gruppi di ricerca che usano SPM nel modo giusto…ma ad ogni modo PubMed è pieno di articoli fatti così…e stanno pure su riviste importanti!)

Oggi questo approccio gli ingegneri ed i programmatori cool lo chiamano “Big Data”…ma in sintesi perchè è un problema studiare un sistema complesso come il cervello con la statistica impiegata (per usare un termine tecnico) ad cazzum? (cioè senza un’ipotesi a priori da verificare)

  • correlazione statistica non significa necessariamente casualità!  (2 variabili infatti possono essere una causa dell’altra, una effetto dell’altra o correlate entrambe a una terza variabile non osservata)
  • Se aumenti tantissimo i confronti statistici (ed SPM ne fa migliaia alla volta!) troverai prima o poi un risultato da pubblicare anche in assenza di differenze! (se lancio migliaia di volte una moneta per aria non è così raro che possa uscirmi prima o poi anche croce 10 volte di fila…) A tal fine ci sono delle “tecniche” per limitare questo tipo di errore, tuttavia partire da un’ipotesi a priori è il modo migliore per evitare questo problema, restringendo il numero di variabili da studiare al minimo!

Se vi state chiedendo se qualcuno già prima dei computer avesse già fatto una cosa del genere in campo neurologico…beh la risposta è si! Vi dice nulla il nome Cesare Lombroso? Lombroso è il padre di una disciplina chiamata antropologia criminale.

Proprio in questi giorni, in previsione anche della scrittura di questo articolo ho iniziato a leggere la sua opera l’uomo delinquente  e ho fatto una visita che avevo in piano da tanto tempo al museo a lui dedicato.  Osservando sia i manufatti/pezzi anatomici custoditi nel museo sia leggendo il suddetto libro si può notare una cosa che potrebbe apparire oggi molto familiare: i suoi studi sui delinquenti erano effettuati su una mole enorme di dati (anatomici, ma non solo) da cui Lombroso ha dedotto di fatto degli identikit di criminali per natura (questa è la sua teoria, nei fatti pseudoscientifica, dell’ atavismo). In sostanza per Lombroso criminali si nasce ed il criminale può essere distinto dai normali ad esempio tramite lo studio della morfologia delle ossa del cranio (quella che oggi è una pseudoscienza chiamata frenologia). Nè l’uomo delinquente ad esempio è descritto il cranio di un brigante calabrese chiamato Villella che viene identificato da Lombroso come delinquente per la presenza a livello dell’osso occipitale di una fossetta non presente a suo dire nei normali e secondaria ad un ingrandimento patologico di una porzione del cervelletto chiamata verme cerebellare. Successivamente è stato poi dimostrato che questa struttura altro non è che una normale variante anatomica che nulla a che vedere col crimine…e come questa molte altre deduzioni fatte da Lombroso si sono poi dimostrate dei falsi clamorosi che hanno portato alla sua radiazione dalla Società Italiana di Antropologia ed Etnologia.  Voi mi direte allora…ha davvero senso dedicare un museo a uno “scienziato” che di fatto ha solo fatto danni promuovendo un razzismo scientifico irrazionale (i criminali erano spesso meridionali) che oggi si vuole combattere e che è stato anche alla base di discriminazioni e regimi totalitari orribili nel ‘900? Qualcuno vorrebbe in effetti far chiudere questo museo, ma io vi rispondo solo citandovi 3 parole: Voxel Based Morphometry ovvero la misurazione ed il confronto delle dimensioni cerebrali rilevate mediante Risonanza Magnetica mediante metodica statistico-parametrica!

…come potete vedere facendo una ricerca su PubMed scoprirete che ancora oggi in giro per il mondo esistono tanti piccoli e grandi Lombroso “moderni” che a mio avviso meritano di essere contrastati  in tutte le sedi e anche facendo cultura! …e non cancel culture…che forse è controproducente!? (o a pensar male… a qualcuno conviene!?) Cosa non fanno le AI moderne se non utilizzare metodi simili a quelli a suo tempo impiegati da Lombroso dandogli quel nome figo che si pronuncia “machine learning”? (si cari “esperti” di radiomica…mi riferisco a voi! Se nessuno usa in clinica di tutti i giorni i vostri software che sviluppate da 10 e passa anni ci sarà un motivo! 😀 )

Tenetevi questo piccolo excursus come una prima risposta alle teorie politiche popperiane…

Meme trovato a caso su internet (autore ignoto)….rende talmente bene il concetto che non potevo non inserirlo! 😀

 

A questo punto, visto che vi ho mostrato cosa realmente è il tanto vituperato approccio Big data (raccomando anche la lettura di Tecnosofista e dei miei piccoli lavori su MMGPT) almeno per me sorge spontanea una domanda: Ha veramente senso impiegare tanti dati per creare la futura AI “forte”? Oppure magari (dico magari…) con un database selezionato a dovere si eviterebbero molte delle allucinazioni tipiche delle AI odierne? Ha in sintesi più senso essere realisti (evitando pretese folli di emulare cose come sentimenti ed emozioni, non riducibili a correlazioni matematiche) oppure tentare di creare Skynet? E’ davvero possibile creare un AI “forte” (e cercare di evitare che prenda il controllo del mondo a scapito nostro)…o forse questa fantomatica AI “senziente” è solo uno specchietto per le allodole? (che copre qualcosa di più sinistro…)

AI “forte” = AI-opticon?

Secondo le definizioni “ufficiali” un’AI “forte” è un’intelligenza artificiale in grado di emulare il cervello umano ed anche di superarlo… non per voler fare la Cassandra di turno, ma credo che anche stavolta gli ingegneri falliranno nell’impresa! Tanti dati messi a casaccio nei modelli matematici infatti hanno un solo effetto: correlazioni “spurie” e rumore assurdo nei risultati! (che oggi viene chiamato col termine cool “allucinazioni”). Ma quindi… se chi comanda sa che con queste tecniche è di fatto impossibile creare una mente umana completa, perchè spaccia questa invenzione dell’AI “forte” come “prossima”? Se è risaputo dagli statistici (almeno quelli svegli e non indottrinati) che dare ai modelli dati a casaccio non porta a risultati affidabili, da cosa è motivata questa ricerca spasmodica di dati personali? (e questa iperegolamentazione a riguardo?)

E’ arrivato il momento di unire tutti i pezzi mostrati finora in questo articolo. Cos’è l’AI-opticon che ho descritto all’inizio se non un enorme motore di ricerca che consente di catalogare i dati presenti nei social a fine di profitto e di lotta politica alle opposizioni? Cosa non è l’AI-opticon se non un sistema per lucrare sempre meglio sugli utenti usando anche la violenza (politicamente corretta) o la “pornografia dissimulata” per rifornirsi di dati e denaro? (e quindi come vedremo in un altro articolo di capitale, che è equivalente a libido, volontà di vita e di potenza dal punto di vista ontologico?) Tanti dati servono davvero a ricreare una mente umana di fatto divina…oppure servono solo a costruire un’enorme registro pieno di dati per ricattare, sfruttare e neutralizzare le persone? (faccio notare come i chatbot sono integrati nei motori di ricerca come Bing, che integra ChatGPT 4)   Capite quindi che forse l’obbiettivo dei social con il loro AI-opticon non è rastrellare dati con l’intento di ricreare la mente umana in silico…ma controllare la struttura sociale! l’uomo e la donna in carne ed ossa che diventano macchine alle dipendenze di una macchina!

Questo è quindi il vero obbiettivo dell’AI-opticon e di tutta la “scienza” odierna dietro ai Big Data! L’Occidente vuole per caso imitare la Cina!? (rispondetevi da soli cari lettori…)

Se quindi rastrellare dati a casaccio, anche fra le comunicazioni private, è un’impresa dal punto di vista ingegneristico assolutamente inutile…perchè fare delle leggi come il GDPR che regolamentano l’accesso ai dati privati delle persone? Non sarebbe stato più sensato distinguere nettamente il dato pubblico da quello privato e vietare ogni sfruttamento del secondo tipo di dati se la persona risulta identificabile? Invece con il GDPR chiunque voglia utilizzare anche un dato personale anonimizzato (che quindi non violerebbe la privacy di nessuno non portando all’identificazione del paziente), per esempio per uno studio clinico retrospettivo che potrebbe aiutare con poca spesa anche il paziente stesso, deve preventivamente richiedere il consenso dello stesso! (magari anche deceduto, non in grado di rispondere o comunque con enorme spreco di tempo ed energie da parte del ricercatore) Al contempo però aziende enormi come IBM che lavorano su questi dati a fini di lucro riescono ad accederci comodamente! anche senza consenso!…dato che spesso tali dati sono ospitati o viaggiano nei loro datacenter, che per essere usati dagli Stati devono sottostare alle loro condizioni! Quanti ospedali e centri di ricerca usando ad esempio Gmail come mail interna?)

In pratica leggi come il GDPR non tutelano tanto la riservatezza delle persone quanto lo sfruttamento economico e pratico dei loro dati! (e a ben guardare i software utilizzati dai social per la tutela della privacy sono praticamente gli stessi utilizzati per la tutela del copyright) Insomma per questa legislazione le persone, ancora una volta, altro non sono che merci soggette alle leggi del mercato, ove il grande non vuole la concorrenza del piccolo! E’ di fatto analogo discorso a maggior ragione si può fare alle leggi sulle AI come L’AI Act , che nei fatti servono solo a stroncare i piccoli business con la burocrazia a discapito dei grandi media che possono sempre accedere liberamente e con consenso tacito a tutti i dati che vogliono… identificabili o no e anche intimi!

La soluzione a tutti questi problemi è una sola! Decentralizzare!   (la cosa si può fare anche nello sviluppo delle intelligenze artificiali…)

 

 

 

 

 

 

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