Alfred Adler (psicologia individuale)

In questo secondo articolo dedicato alla psicoanalisi analizzerò il pensiero del padre della psicologia individuale (Alfred Adler, il primo “scissionista” da Freud) alla luce della “mia” filosofia oltremoderna, descrivendo come anche questa scuola può essere così integrata insieme alle altre scuole psicoanalitiche e filosofiche in una teoria unitaria in grado di spiegarle tutte.

Il pensiero di Adler, basato sul concetto di “volontà di potenza” per chi ha già letto questo blog, è una delle basi della definizione di Essere secondo la mia filosofia (che ricordo si dis-vela nelle seguenti manifestazioni fra loro interconnesse: libido, volontà di vita, volontà di potenza e capitale). La filosofia di Nietzsche a cui Adler si rifà è anche la base della critica politica mossa dagli esponenti della scuola di Francoforte che abbiamo già descritto più volte.

Questo articolo quindi riprende in realtà tematiche già trattate a cui mi limiterò ad apporre piccole aggiunte tratte dalla lettura dell’opera magna di Adler: Prassi e teoria della psicologia individuale

Per Adler la causa delle “nevrosi” è il complesso di inferiorità che prova il paziente rispetto agli altri individui della società, di cui la volontà di potenza rappresenta la risposta. Risposta che può essere fisiologica ed adeguata se porta all’affermazione dell’individuo, mentre al contrario tale risposta è patologica nel caso porti al disadattamento, alla malattia ed al ritiro sociale. Quindi come per Freud anche per Adler è importante l’educazione ed il rapporto con i genitori, ma al posto della libido l’oggetto di interesse è  definire i “rapporti di forza” fra il bambino e gli altri individui. Il bambino infatti è naturalmente “inferiore” ai genitori e l’atto di crescita consiste appunto nella sua affermazione autonoma. Quando questo non accade si arriva alla patologia.

Ovviamente Adler è figlio del suo tempo è nella sua opera scrive anche delle ingenuità che nei decenni poi la scienza ha smentito, ad esempio ritenendo la nevralgia del trigemino una “nevrosi” o peggio attribuendo a “nevrosi” “diagnosi” come l’omosessualità (ad esempio dicendo che l’uomo omosessuale diventata tale per una ridotta volontà di potenza mentre la donna lesbica diventa tale a causa di una “protesta virile” che la vorrebbe portare a diventare “potente” come un uomo). Quindi l’opera di Adler potrebbe essere, se letta da qualche “censore” moderno della cancel culture, un bersaglio da colpire…ma per fortuna archive.org ne garantisce la preservazione anche lontano da interessi commerciali. (è proprio necessario che l’Istituto Adler distorca così il pensiero del pensatore da cui prende spunto non rendendo subito chiaro il suo reale pensiero? Forse sarebbe stato meglio esprimerne la forma originale e poi criticarla in chiave moderna distinguendo meglio i due ambiti?)

Un’ultima considerazione a mio avviso la merita la correlazione del pensiero di Adler con quello religioso e con la paura della morte (ambito su cui non ho trovato mote discussioni nelle mie ricerche). Infatti se c’è un limite che la volontà di potenza umana non può superare questo è la Morte. Anche qui probabilmente Adler si dimostra essere un figlio della modernità post-positivista, non trattando a quanto ho visto finora l’argomento ed esprimendo di fatto un pensiero ateo; però seguendo il suo ragionamento, che deduce dal senso di inferiorità mal compensato la nascita delle nevrosi, è a mio avviso utile in tal caso riprendere la distinzione heideggeriana fra esistenza autentica basata sulla Cura e quella inautentica (che potrebbe portare alla patologia?), inserendo quindi un limite invalicabile al pensiero di Adler (e di Nietzsche) che forse può essere superato solo mediante la fede religiosa (come ho già descritto nè La scolastica della Cura) e che può quindi essere il vero anello di congiunzione ontologica fra il pensiero di Adler e quello oltremoderno.

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