Facendo delle ricerche online sull’argomento mi sono imbattuto negli articoli che potete raggiungere dal link qui sotto:
Dopo aver letto queste gran “macedonie” di idee di destra e di sinistra mischiate assieme e spacciate integralmente per destra estrema anarcocapitalista, da questi ed altri scrittori direi apertamente woke, e anche dopo aver letto la pagina di Wikipedia sul Criptoanarchismo ho ritenuto, stufo di continuare a leggere le assurdità che dopo citerò testualmente, scrivere un pezzo a riguardo.
In sostanza questi due articoli (soprattutto il primo) come anche la voce di Wikipedia sull’argomento, a mio avviso danno un’idea del criptoanarchismo come sinonimo di anarcocapitalismo individualista, non integralmente vera e che solo la parte finale di Criptoanarchia sembra un po’ smontare in modo critico.
E’ infatti senza dubbio vero che molti criptoanarchici sono anarcocapitalisti dichiarati (primi fra tutti quelli del Movimento Libertario che ho già provveduto a criticare) ma non si può certo dire che TUTTI i criptoanarchici (ed i cyber-attivisti) siano di “estrema destra” come sostenuto da certa sinistra woke iperstatalista, pro politicamente corretto e guerra–fondaia! (a cui consiglio una bella ripassata dei testi di Marx e soprattutto di Bakunin…)
Secondo questa sinistra woke quindi progetti come Wikipedia, Bitcoin, Ethereum, archive.org, Jamendo, tutto il mondo open source, il partito radicale… sono tutti F@SC1ST1!!! 😀 😀 😀 (o meglio libertariani di destra…che è di fatto un sinonimo)
Per quanto riguarda le criptovalute: personalmente non le ho mai amate particolarmente sia per i loro risvolti ecologici sia per quelli umanistici (in particolare detesto le applicazioni distribuite pro-copyright come gli NFT), tuttavia c’è da dire che permettono alle reti P2P di non essere sommerse dallo spam o sovraccaricate da richieste fasulle (ed in effetti sono nate per questo prima che per scambiare moneta)
…Non mi credete!? ecco alcuni “estratti” degli articoli riportati sopra:
Negli USA l’ansia di categorizzare e mettere un’etichetta su qualsiasi cosa ha prodotto un’eccezionale quantità di sfumature libertariane. Tra le principali correnti, vi sono gli agoristi (per un «anarchismo di mercato rivoluzionario», qualsiasi cosa significhi), che si ispirano al teorico anarcocapitalista Murray N. Rothbard; i tecno-libertariani o cyber-libertariani, come i fondatori della EFF (Electronic Frountier Foundation); gli oggettivisti, seguaci della pensatrice Ayn Rand; i libertariani transumanisti, preoccupati dal fatto che prima o poi toccherà morire; gli anarcocapitalisti in senso stretto; i cripto-anarchici che propugnano l’uso dalla crittografia come arma per difendersi dallo Stato e da qualsiasi intrusione nella proprietà privata individuale.
Questo capolavoro di associare Ayn Rand alla EFF non poteva sfuggire… 😀 infatti un’organizzazione che si occupa di supportare il software libero (spesso utilizzato anche in paesi poveri) è assolutamente comparabile all’oggettivismo pro-capitalismo sfrenato! 😀 😀 😀
ma non è finita…
Si potrebbe pensare, per via della sua insistenza sulla proprietà, che il libertarianesimo tenda a difendere la proprietà intellettuale con le unghie e con i denti. Ma un atteggiamento simile renderebbe i suoi propositi del tutto incompatibili con i cosiddetti «movimenti 2.0», soprattutto con quelli che sono nati da lotte per una totale libertà di scambio di ogni tipo di file, compresi quelli sottoposti al diritto d’autore, attraverso Internet. Per esempio, alienerebbe le simpatie dei Partiti pirata favorevoli allo scambio di contenuti in maniera decentrata – come consente l’architettura stessa della Rete p2p.
Per il sostegno alla circolazione e condivisione delle informazioni questi movimenti sono stati automaticamente assegnati a sinistra. Ma si tratta di un errore grossolano. Certo, l’anarcocapitalista Rothbard ha difeso il copyright, attaccando d’altra parte i brevetti, che considerava un’estensione monopolista, rea di falsificare il libero gioco della concorrenza. Per parte sua, l’oggettivista Ayn Rand (cui si ispira fra gli altri il convinto libertariano Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia) ha tessuto l’elogio dei brevetti. Opinioni e posizioni diverse, che non hanno impedito a una parte considerevole e in crescita costante dei libertariani di criticare i dispositivi della proprietà intellettuale e di sposare appieno la causa dell’open source o persino del software libero. Il pragmatico O’Reilly è un esempio lampante, insieme al guerrafondaio e suprematista hacker Eric S. Raymond.
Io non so voi…ma non me lo vedo Jimmy Wales e Richard Stallman andare in giro sventolando la bandiera del terzo Reich assieme ai “suprematisti bianchi”! 😀 😀 😀
Passiamo a Criptoanarchia…
Riuniti attorno a una newsletter varata nel 1992, di questo movimento [criptoanarchico] facevano parte, tra gli altri, il fondatore di Wikileaks Julian Assange, quasi sicuramente lo stesso Satoshi Nakamoto e ovviamente uno dei fondatori dei cypherpunks, vale a dire quel Timothy C. May che nel suo “Crypto Anarchist Manifesto” scriveva: “[Gli sviluppi tecnologici] altereranno completamente la natura della regolamentazione governativa, l’abilità di tassare e di controllare le interazioni economiche, la nostra capacità di mantenere segrete le informazioni e perfino la natura della fiducia e della reputazione (…). Lo Stato ovviamente cercherà di rallentare o bloccare la diffusione di questa tecnologia, citando problemi di sicurezza nazionale o l’uso della tecnologia da parte dei trafficanti di droga o degli evasori fiscali. Molte di queste preoccupazioni sono valide (…), ma ciò non fermerà la diffusione della cripto-anarchia”.
Anche il fondatore di Wikileaks, colui che sta di fatto in prigione per aver svelato al mondo le malefatte di governi e multinazionali e rischia di finire a Guantanamo è un pericoloso estremista… ma ora arriva il meglio! 😀
Attenzione: nel nostro caso non stiamo parlando dell’anarchia classicamente intesa, quella “di sinistra”. L’anarchia a cui fanno riferimento i libertari radicali come Tim May, Satoshi Nakamoto, Roger Ver e altri è quella in cui alla totale sfiducia nei confronti dei governi si associa la sacralità assoluta della libertà individuale, che non deve subire nessuna intromissione governativa: a livello di diritti civili (eutanasia, matrimoni tra coppie dello stesso sesso, legalizzazione delle droghe ecc.), ma soprattutto a livello economico. Niente tasse, niente contratti nazionali, niente sindacati, niente scuole o sanità pubblica: solo la libera negoziazione tra consumatori (in Italia questa posizione politica è storicamente rappresentata dai Radicali).
…qualche woke vada a fare un ripasso di storia e, prima di includere i radicali in un articolo dove sembrano un gruppo di estrema destra, inizi a portare rispetto per chi gli ha portato il diritto al divorzio e all’aborto!
Un pensiero riguardo “Critica al Criptoanarchismo”