Erich Fromm

Come forse avevo già detto in passato, uno degli obbiettivi che mi hanno portato a studiare filosofia è stato capire se e come è possibile applicare questa disciplina alla medicina. Gli obbiettivi di questa integrazione vanno dalla gestione al rapporto medico-paziente (cos’è il medico e cosa dovrebbe essere? Siamo solo guaritori o anche “sacerdoti”?)  fino alla definizione degli obbiettivi di Cura (quali sono i limiti della scienza medica?)  e di ricerca medica (Quali sono i limiti della ricerca medico-scientifica? Fin dove la tecnica può aiutare il medico?). Questi argomenti sono stati oggetto dei miei scritti filosofici  precedenti a oggi (racchiusi tutti quanti nel mio libro “Oltremoderno“), tuttavia c’è una disciplina medica che sicuramente più delle altre interseca la filosofia con la medicina, ovvero la psichiatria, che finora non ho trattato in maniera dettagliata e solo come disciplina “ancillare” alla filosofia, anche per mancanza di competenze specifiche sull’argomento (dato che non sono uno psichiatra). L’obbiettivo di questo testo e di altri successivi che saranno dedicati ad altri psichiatri e psicologi sarà quindi quello di provare a colmare questa lacuna, oltre a provare ad utilizzare la filosofia “oltremoderna” per cercare di unificare in una sola teoria le differenti scuole psicoanalitiche che sono sorte dopo Freud.

Il pensiero di alcuni psichiatri come Freud stesso e la Irigaray, oltre che di alcuni filosofi che di fatto si sono occupati anche di questioni “psichiatriche” come Nietzsche e quasi tutta la scuola di Francoforte, non saranno oggetto di questi articoli se non come corollario di discussione, in quanto già abbondantemente trattati negli scritti precedentemente citati, tuttavia c’e ancora un francofortese di cui non mi sono minimamente occupato: Erich Fromm,  che sarà quindi il primo psichiatra che ora procedo ad analizzare in dettaglio su consiglio di una collega neuropsichiatra infantile che me ne consigliato la lettura (di fatto obbligata) dopo aver letto Marcuse,  filosofo collega della sua scuola con cui era stato estremamente critico.

L’analisi del pensiero di Fromm che segue è stata dedotta dopo la lettura di tre delle sue opere più famose: “L‘arte di amare“, “Fuga dalla libertà” ed “Avere o Essere“.  Queste tre opere di fatto analizzano il medesimo pensiero del loro autore da 3 differenti punti di vista (amore coniugale e rapporti interpersonali in genere, filosofia politica e religione, ontologia e critica al consumismo), in buona parte sovrapposti, arrivando comunque in ogni caso alle medesime conclusioni.

A mio avviso l’opera da cui conviene partire per prima per analizzare il pensiero di Fromm, in quanto è quella che mira subito alla sua filosofia, è “Fuga dalla libertà”.  In questo libro Fromm descrive mediante un’analisi storica come l’uomo, con l’avvento delle filosofie moderne a partire dal protestantesimo fino a quelle positiviste ed esistenzialiste abbia di fatto perso man mano la “guida” di Dio nella propria vita e ora di fatto ha “scoperto” che lui è solo di fronte alla vita e deve decidere autonomamente che “direzione” prendere ed assumersene tutte le responsabilità.  Per l’avvento del protestantesimo Fromm appoggia l’ipotesi di Max Weber che, al contrario di quanto enunciava Marx, descriveva come il calvinismo sia nato non per il mutamento delle condizioni economiche della società, ma invece come risposta a quella che di fatto è una “nuova teologia capitalista” ove il successo economico è garanzia di “benedizione divina” e che, nelle filosofie successive capitaliste, è diventata ateismo pur mantenendone il feticismo verso il denaro, il potere e le merci (citando invece Marx) come strumento di fatto religioso (per Marx invece è la struttura economica della società a determinarne la sovrastruttura, ovvero la cultura e la religione che è quindi “oppio dei popoli” e strumento di oppressione della classe dominante).

Fromm quindi, riprendendo questa linea di pensiero (meglio esplicitata in Avere o Essere) attribuisce la colpa e la responsabilità dei problemi dell’uomo all’uomo soltanto, che (riprendendo Freud) invece di “crescere” e “da persona infantile diventare una persona responsabile” rimane come nelle società “antiche” alla ricerca di una figura “divina” (=paterna) che lo guidi.  Questo infantilismo è quindi, secondo Fromm, la base dei totalitarismi ove il Duce o il Fuhrer altro non sono che “sostituti” di quella severa figura paterna che opprimendolo da “sicurezza” al bambino. Da qui Fromm deduce quindi l’importanza dell educazione per eliminare i totalitarismi e prova anche a dare una spiegazione al “dolore esistenziale” (a favore di Fromm è sicuramente notevole la storia di Heidegger, di fatto fondatore dell’esistenzialismo e filosofo che non ha mai rinnegato il nazismo)

Fatta questa premessa possiamo quindi interpretare Fuga dalla libertà in chiave oltremoderna a mio avviso in questo modo:

  • Fromm sostiene che la responsabilità e la decisione dell’uomo riguardo a come condurre la propria vita è in mano all’uomo soltanto, ma questo, come per tutti i filosofi moderni figli di fatto della filosofia di Nietzsche, presuppone in linea con il pensiero filosofico “moderno” che “Dio è morto”… come già detto ne la Scolastica della Cura non sono assolutamente d’accordo con questa ipotesi! L’uomo moderno è semplicemente un montato deluso dal positivismo ma non ancora disposto ad accettare la dura realtà e cioè che non è assolutamente padrone di tutto ciò che può accadergli! Questa tendenza “moderna” di pensiero è a mio avviso assolutamente deleteria e ricorda fra l’altro molto da vicino il pensiero degli anarcocapitalisti e dei calvinisti…a cui Fromm attinge contraddicendo Marx e quindi ispirandosi a un pensiero figlio di un borghese! (Questa cosa fra l’altro Fromm la condivide con buona parte della”sinistra” in voga oggi…ho già espresso il mio “disprezzo” verso queste ideologie in Critica al linguaggio). Da notare che Fromm, al contrario degli altri francofortesi, è stato infatti stimato anche da gruppi di destra e religiosi…
  • Per quel che attiene la nascita dei totalitarismi Fromm sostiene che le cause economiche debbano passare in secondo piano rispetto alla ricerca di sicurezza dell’uomo infantile, criticando aspramente l’idea che il trattato di Versailles abbia contribuito mediante il disastro economico conseguente alla nascita del nazismo, ovviamente non sono d’accordo con questa idea per i motivi che ho già detto in precedenza

Fromm con questo ed altri testi entra in aperta polemica con Marcuse, di fatto accusandolo di promuovere una filosofia “infantile”, violenta e consumista nei riguardi dell’Eros, che secondo Marcuse è represso dalla società capitalista e deve quindi essere “liberato” anzichè “responsabilizzato”. Questa critica è fatta più apertamente nella sua opera “L’arte di amare“. In quest’opera Fromm applica la sua filosofia per distinguere l’amore “autentico” da quello “inautentico”. Il primo infatti è caratterizzato dalla responsabilità coniugale. dalle fedeltà (monogamia) , dalla “maturità” (al contrario dell’inautentico che è invece “infantile” e vede il partner come un surrogato del genitore) e dal fatto che l’amore vero è in realtà amore per tutto il mondo e non sete di potere o ricerca di sicurezza usando l’altro come stampella.  Inoltre Marcuse è criticato in quanto la poligamia e l'”amore libero” da lui prefissati vengono visti in realtà solo come una forma di “consumismo” sulle persone (in questo ed anche in altri aspetti Fromm anticipa di decenni il pensiero di Bauman, oltre a fornirgli una possibile causa psichica, che il sociologo polacco invece non esplicita mai)

Analizzando quest’opera Fromm è senza dubbio condivisibile in questa analisi del “vero amore” verso l’amore inautentico (vedasi il mio scritto Amore anormale che descrive argomenti simili) tuttavia credo che la critica a Marcuse sia erronea in quanto per il filosofo tedesco la “liberazione” dell’Eros impone proprio la fine del diritto di proprietà sul partner e di CONSEGUENZA non solo del matrimonio monogamico ma anche della ricerca spasmodica e consumistica di partner sempre nuovi! (il consumismo, secondo Bauman e non solo, di fatto punta al POSSESSO di più partner, o di partner sempre “migliori”, come se fossero oggetti!) Nella VERA liberazione dell’Eros infatti si è liberi di esprimere al massimo non solo la propria libido, ma anche altre caratteristiche umane, come ad esempio la propria creatività, in assenza della repressione data dal sistema capitalistico. E’ infatti ben descritta in Eros e Civiltà la contrapposizione fra la vera sessualità e la semplice genitalità. Inoltre l’ultimo capitolo del libro è proprio dedicato a una critica alla filosofia di Fromm proprio con gli elementi qui esposti e mostra come di fatto i “neofreudiani” altro non sono che servi del sistema capitalistico, che come già detto riversano la colpa dei problemi economici ed umani causati da una società ingiusta sui singoli.

Detto ciò la critica che Fromm fa a Marcuse è senza dubbio però valida sulle conseguenze sociali violente (terrorismo rosso degli anni ’60-’70) e consumistiche riguardo al sesso che il fraintendimento o l’eccessiva aderenza anche agli aspetti critici del pensiero di Marcuse hanno portato nella società di oggi e del dopoguerra in generale.

L’ultima opera analizzata in questo articolo è prettamente ontologica. Avere o Essere infine descrive la contrapposizione della “vita secondo l’Avere” (consumistica moderna) rispetto quella secondo l'”Essere” (responsabile, creativa, attiva, ambientalista, dettata dall’amore autentico per il mondo, non orientata al possesso di cose, denaro, potere e persone). Quest’opera a ben vedere riprende di fatto Heidegger che nel suo Essere e Tempo descrive in maniera analoga la differenza fra esistenza Autentica ed Inautentica, oltre ancora una volta ad anticipare di decenni Bauman ed il suo concetto di Modernità liquida, a cui peraltro prova di nuovo a dare la stessa interpretazione già descritta in Fuga dalla Libertà e che ho già provveduto a criticare più sopra.

Fromm inoltre a fine libro prova anche a descrivere un modello possibile (a suo dire non utopistico…) di società “liberata” dal capitalismo e dal consumismo moderni. Per arrivare a tale livello, riprendendo Marx anche in critica al modello comunista sovietico. è necessario creare una società ove i mezzi di produzione siano decentralizzati e dove ognuno abbia solo ciò che gli serve senza arrivare al culto delle merci tipico del capitalismo ed alla catastrofe ecologica (forse sarebbe potuto interessargli quanto detto in Critica alla Teoria Critica e non solo a riguardo di Intelligenza Artificiale e reti distribuite/decentrate? ). E’ tuttavia interessante notare con che modalità Fromm intende raggiungere l’obbiettivo di determinare in maniera esatta questo “necessario senza eccessi” alla vita umana: L’idea di Fromm è infatti costituire un’ assemblea di esperti multidisciplinare e  indipendente da ogni potentato economico o politico (e quindi non eletta dal basso!) ma unicamente basata sulla “bravura e morale” dei suddetti esperti! (stabilita come? Fromm propone di creare questa commissione “mondiale” a partire da pochi soggetti “fidati” e da li estenderla di fatto per “raccomandazione”…).

Credo che la migliore critica a questo “potentato di intellettuali” l’abbia già fatta Karl Popper nel primo volume de La società aperta e i suoi nemici in cui critica aspramente i platonismi totalitari come questo descritto da Fromm! (e meno male che questo filosofo “di sinistra” voleva con la sua filosofia eliminare i totalitarismi! 😀 )

Inoltre per questa “Commissione” (che dovrebbe decidere anche sulla qualità dellì’informazione diffusa dai media…) Fromm vorrebbe prendere a modello La Food and Drug Administration (FDA) americana, ovvero l’agenzia che si occupa dell’autorizzazione all’immissione in commercio di cibi e medicinali e vista da lui come un covo di santi moralmente ineccepibili…. 😀 voglio solo sperare che questa definizione sia frutto di un ingenuità visto che queste agenzie regolatorie sono molto spesso condizionate dagli interessi di Big Pharma! Gli esempi recenti di critiche in tal senso non mancano: dalla nimesulide alla ticolchicoside che sono commercializzate da decenni nonostante la loro nota tossicità dichiarata persino nel foglio illustrativo..ma comunque liberamente vendute fino a poco tempo fa senza tanti fronzoli!) Da notare che il principale farmaco che causa danno epatico in molti paesi è il “banale” paracetamolo che nessuno si sogna di limitare…

Se quanto scritto al termine di Avere o Essere  rappresenta il “cuore” del pensiero “progressista” di Fromm (“cuore” di fatto condiviso da molta della moderna “sinistra” che si ispira più a Max Weber che a Karl Marx)…allora credo sia normale che tanti oggigiorno considerino certa “sinistra” di fatto totalitaria quasi quanto l’estrema destra che ora imperversa e che, di questo passo, sarà destinata a farlo sempre più! (e a pensar male spesso ci si azzecca… anche guardando al passato giolittiano/trasformista del nostro paese!)

 

 

 

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