Lacan è sicuramente uno degli autori che mi sta dando più difficoltà nello studio vista la complessità dei sui testi ed il linguaggio criptico che usa (lo stesso Heidegger, che tutti sappiamo come scrive, disse rivolgendosi a lui come battuta: “questo psichiatra ha bisogno di uno psichiatra”); tuttavia è certamente una figura dall’ampia cultura ed in grado di connettere tra loro ed alla psichiatria argomenti molto diversi che spaziano dall’ottica alla geometria fino all’algebra ed all’arte; ad ogni modo tali “connessioni” non sono logiche e scientificamente/matematicamente accurate (cosa che non lo ha fatto sempre apprezzare da chi ha preso spunto) quanto piuttosto “metaforiche” (dopo vedremo qualche esempio) ispirate all’arte surrealista ove un’immagine può trasmettere più significati a seconda di come la si interpreta (in modo analogo alle illusioni ottiche).
Vista la difficoltà che mi si prospettava nel provare ad analizzare questo psichiatra, che sembrava l’antitesi della mia filosofia oltremoderna che svaluta il ruolo del linguaggio, ho deciso di iniziare a studiarlo mediante un testo guida scritto da studiosi che se ne sono occupati (Jacques Lacan di Fabrizio Palombi, Carocci Editore) per poi provare a cimentarmi nella lettura di uno dei suoi tanti seminari dedicati alla formazione degli psichiatri di scuola lacaniana per “assaggiare” un suo testo reale dal vivo (ho scelto il libro III del secondo seminario, quello dedicato alle psicosi). Purtroppo anche così facendo non è stato semplice comprendere a pieno questo autore, quindi spero di non scrivere troppe stupidaggini e di arrivare comunque ad una critica sensata del pensiero lacaniano.
Per avere un “punto fermo” su cui sviluppare questo articolo fra l’immensità del pensiero lacaniano utilizzerò come base quanto Lacan ha riportato nella parte iniziale del seminario sulle psicosi, provando a descriverne il contenuto utilizzando la guida citata sopra.
Innanzitutto: come già detto per Lacan l’inconscio è LINGUAGGIO. Nel seminario sulle psicosi Lacan pone una domanda: con chi dialoga il paziente psicotico (paranoico) che sente le voci? Lacan chiama questo “interlocutore” (ovvero l’inconscio del paziente) l’ Altro (anche detto Grande Altro e rappresentato nella pseudoalgebra lacaniana dei mathemi con la lettera A maiuscola). questo Grande Altro si contrappone al piccolo altro (rappresentato dalla lettera a minuscola) che rappresenta l’ Io freudiano del paziente ed altro non è che la “mancanza o scarto” che questo sperimenta nei confronti del Grande Altro, creando quindi il desiderio tramite il tentativo infruttuoso di compensare questa mancanza che si manifesta nel soggetto scisso (rappresentato dal simbolo della $ barrata)
Per gli strutturalisti i termini del linguaggio sono costituiti da un significato (di ogni parola) e da un significante (il segno scritto o verbale con cui ogni parola è rappresentata), tuttavia secondo Lacan il linguaggio del’inconscio non funziona così, ma si sviluppa mediante una catena di significazione ove diversi significanti (S) si richiamano uno dopo l’altro non secondo una sequenza logica ma per verosomiglianza fra simboli (S/S’ definisce questa catena fra il primo significante S ed il secondo S’). Un altro modo che Lacan usa per definire il suo concetto di linguaggio come differente rispetto a quello strutturalista è geometrico, nella sua topologia: Se per gli strutturalisti infatti il linguaggio è un rettangolo che divide conscio ed inconscio, per Lacan più che di un rettangolo si può parlare di una figura geometrica che presenta una superficie continua fra i due lati, introducendo prima il più semplice nastro di Mobius e poi una figura “a vaso” più complessa ricavabile tramite un processo geometrico dalla sfera. Questa figura topologica viene poi impiegata da Lacan nel suo schema ottico che, basandosi su un complesso gioco di specchi, permette una descrizione metaforica del complesso di Edipo ove questa figura topologica è un vaso la cui immagine in condizioni fisiologiche è a fuoco e sembra contenere un mazzo di fiori. Sullo schema ottico si basa anche la costruzione del fantasma psicotico, ovvero del contenuto simbolico e fantasioso che il paziente usa per “riempire” una mancanza nella sua catena significante. Il complesso di Edipo non superato è quindi secondo Lacan la causa delle psicosi, che differiscono dalle nevrosi in quanto in queste ultime la catena significante è si alterata ma rimane comunque conservata, mentre nello psicotico deraglia verso l’immaginario in quanto salta il cosiddetto punto di capitone che in condizioni fisiologiche la tiene ancorata al reale. Il punto di capitone è una figura ricavabile dalla pseudoalgebra lacaniana e che dalla forma della sua “formula” ricorda questo punto di sutura molto robusto utilizzato per confezionare i materassi. Tale simbolo è espressione del nome-del-padre che, aldilà della denominazione maschile, rappresenta le regole morali (super-io) atte a impedire non tanto il rapporto incestuoso del paziente con la madre (come sosteneva Freud) quanto piuttosto il ritorno del paziente nel grembo materno ovvero l’affermazione dell’ istinto di morte che Freud ha descritto successivamente nè aldilà del principio del piacere come corrispondente al massimo piacere (ovvero il massimo piacere col minimo sforzo, quindi di fatto al ritorno alla vita inanimata, cioè alla morte).
Nel suo seminario sulle psicosi Lacan prende come esempio il libro scritto da un paziente psicotico di nome Schreber il cui delirio consisteva in un rapporto omosessuale con Dio che trafiggeva il paziente con dei nervi divini. Lacan interpreta quindi questo delirio come abbiamo descritto sopra e fa notare come nel caso in specie il Grande Altro (A) corrisponde a Dio stesso! A ben pensarci quindi lo schema lacaniano, dove A è sinonimo di Dio, dove a rappresenta la “mancanza”colmata in modo patologico dal complesso di Edipo non superato e dove $ è il paziente manchevole, ben si sposa aldilà della patologia del paziente con la “patologia” dell’individuo postmoderno, che seguendo il pensiero di Nietzsche ed elaborando la sua (presunta) onnipotenza tramite la tecnica ha deciso che Dio è morto. Capite quindi bene come le tematiche affrontate in maniera arzigogolata da Lacan siano assolutamente compatibili con la scuola adleriana, le altre scuole psicoanalitiche e quanto da me personalmente illustrato nè La scolastica della Cura .
A questi concetti finora esposti Lacan in altri testi, interagendo con Althusser e seppur non avendo una decisa opinione politica, ha ideato il concetto di plusgodere ed ha analizzato il fenomeno del sadismo ispirandosi al concetto di plusvalore marxista ed al pensiero dei Francofortesi. Tale concetto ricorda quando da me esposto in Critica alla Teoria Critica .
In conclusione posso quindi affermare che il pensiero di Lacan è un interessante e complesso metodo che permette di utilizzare il linguaggio per raggiungere questioni ontologiche di primaria importanza nel risolvere il “problema del relativismo postmodernismo”. Quanto qui illustrato quindi spiega perchè le terapie della scuola lacaniana funzionano; infatti sebbene sembrano prendere di mira il linguaggio, in realtà tramite il simbolismo arrivano a toccare i “giusti” tasti ontologicamente parlando, pur scambiando il dito con la luna.
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