Filosofia delle droghe e degli psicofarmaci

La terapia psicofarmacologica è nel mondo moderno il cardine della terapia delle patologie psichiatriche, motivo per cui non posso da medico non fare dei veloci accenni ad una possibile “filosofia” a mio avviso anch’essa legata all’utilizzo di queste sostanze prima di chiudere il mio ultimo libro.

Analogo discorso ovviamente a maggior ragione vale per l’utilizzo delle sostanze stupefacenti, che come obbiettivo vedremo hanno una componente estremamente “filosofica” che ne condiziona l’utilizzo ed in particolar modo influenza la cosiddetta “dipendenza psichica”, ovvero quella componente delle dipendenze più difficile da controllare a lungo termine e meno legata al rimodellamento recettoriale responsabile dei fenomeni di astinenza e tolleranza più propriamente detti, quanto piuttosto più evidentemente responsabile del “craving” e delle ricadute.

Premetto che non sono uno psichiatra ma per lavoro mi occupo anche di tossicodipendenti e malati psichiatrici, per cui questo articolo più che da una ricerca “scientifica” sull’argomento deriva da esperienze personali che vivo ogni giorno e che alla fine sono (forse) riuscito a spiegare con questo lavoro sul blog (anche perchè si trova veramente poco per dove o cercato). Pertanto questo breve testo non ha pretesa assoluta di validità nè tantomeno vuole essere un prontuario farmaceutico. Per ricevere eventuali indicazioni terapeutiche rimando ai testi specifici ed agli specialisti del settore, qui si parla solo di filosofia senza indicazioni pratiche di alcun tipo su casi specifici. Magari in futuro farò una trattazione più clinica delle dipendenze, ma non è l’obbiettivo di questo articolo che pertanto include nelle stesse categorie farmaci e droghe, pur avendo fini estremamente differenti.

Sostanze inibenti il sistema nervoso centrale

In questo gruppo includo tutte quelle sostanze che, a fine medico o voluttuario, sono utilizzate come tranquillanti, sonniferi o antidolorifici e che agiscono principalmente agonizzando il recettore degli oppiacei (eroina, morfina, fentanyl, ecc..) o quello del GABA (benzodiazepine, le comuni gocce per dormire) oppure con meccanismo più complesso (alcool ad alte dosi, l’inibizione dei neuroni inibitori a basse dosi è usata di solito a fine voluttuario per ridurre i freni inibitori ed è pertanto alla fine eccitatoria).

Queste sostanze quando utilizzate a scopo voluttuario fuori dall’uso clinico di fatto bloccano l’organismo causando un senso di rilassatezza e di “pace”, (i drogati e gli ubriachi tipicamente si trovano in stazione o fuori dal bar riversi a terra…) sensazione che se ben ci pensiamo è di fatto illusione di un’ omeostasi (volontà di vita) raggiunta con il minimo sforzo. Quindi di fatto queste sostanze quando utilizzate come droghe altro non fanno che massimizzare il “principio di piacere” che vuole essere immediato e potente…ovvero puntare al raggiungimento del piacere “picco” che si ha con il minimo movimento…anche dei muscoli respiratori! L’overdose da queste sostanze infatti porta all’arresto della respirazione e quindi alla morte, rendendo evidente anche all’atto pratico l’uguaglianza descritta da Freud e Marcuse fra “principio del piacere” ed “istinto di morte” che a ben vedere altro non sono che due facce della stessa medaglia. Quello che Freud descrive nè “il disagio della civiltà” vale quindi anche per il singolo individuo.

Anche i cannabinoidi hanno un effetto calmante simile ai precedenti ma di intensità molto minore e associato ad un effetto allucinogeno blando (che vedremo dopo), mentre gli antistaminici (specie di vecchia generazione) hanno anch’essi una blanda azione psicotropa inibente ed iponoinducente.

Sostanze eccitanti il sistema nervoso centrale

La sostanza più forte e prototipo di questa categoria è la cocaina che agisce massimizzando l’azione delle monoamine a livello sinaptico (in particolar modo della dopamina) aumentando così la loro permanenza nello spazio sinaptico e quindi la potenza del loro segnale legato ai meccanismi di ricompensa (dopamina) e felicità (serotonina).

La cocaina è quindi l’eccitante per eccellenza in quanto è un ‘inibitore della ricaptazione delle monoamine irreversibile (si lega chimicamente al ricaptatore senza staccarsi più) ed è utilizzata quindi come droga. Sostanze simili che sono invece inibitori reversibili (e quindi molto meno potenti) non hanno invece un effetto psicotropo diretto ma consentono nel tempo di aumentare la quantità di serotonina (e a volte di altre monoamine) nello spazio sinaptico inducendo così un rimodellamento della sinapsi stessa che nell’arco di alcune settimane consente di curare alcune malattie psichiatriche che hanno come eziologia “chimica” un suo malfunzionamento (patologie ansiose e/o depressive). I farmaci di tali categorie non danno pertanto dipendenza ma possono dare effetti collaterali se sospesi di colpo.

La cocaina a ben pensarci ha un effetto fortemente euforizzante e già i primi pensatori del 900 (Freud ne era un grande consumatore) riferiscono che dopo averla assunta ti senti un SuperUomo/Dio. Il parallelismo quindi ovvio fra questa sostanza si ha con la volontà di potenza di Nietzsche, che come abbiamo visto in Critica alla Teoria Critica altro non è che un’altra modalità di dis-velamento dell’Essere. Da notare anche come la cocaina invogli anche ad una promiscua e non controllata attività sessuale (massimizzazione della libido) e di sperpero di denaro (capitale) collegandosi quindi anche alle altre due modalità di dis-velamento dell’Essere descritte nell’articolo citato.

Lo sperpero di  Capitale è poi la modalità tipica di manifestazione della dipendenza da gioco d’azzardo, mentre la libido è correlata ovviamente alle dipendenze sessuali.

Allucinogeni

Queste sostanze di varia struttura chimica possono essere naturali o sintetiche e nei fatti agiscono dis-velando l’inconscio del loro utilizzatore (i primi psicoanalisti come già detto facevano largo uso di droghe) e sono quindi utilizzate sia come vie di fuga dalla realtà (quindi similmente agli inibitori) sia come “consiglio metafisico/spirituale” come avveniva ad esempio nelle tribù primitive ed avviene tuttoggi in alcune sette.

Antipsicotici

Agiscono bloccando la trasmissione dopaminergica (all’opposto quindi degli eccitanti) e sono pertanto utilizzati per trattare i sintomi positivi dei disturbi psicotici (deliri ed allucinazioni), pertanto agiscono in senso lacaniano  eliminando l’intrusione dell’inconscio nel mondo reale del paziente.

Stabilizzatori dell’umore

Il capostipite di questi farmaci è il Litio. Queste sostanze agiscono stabilizzando il potenziale di membrana dei neuroni implicati nel circuito precedente, che risulta alterato in alcune patologie come la ciclotimia ed i disturbi (ipo)maniacali.

Conclusione

Magari in un futuro parlerò nello specifico anche di cosa penso delle dipendenze e di quelle che a mio avviso dovrebbero essere le migliori strategie per fronteggiarle, tuttavia con questo breve testo spero di aver se non altro evidenziato l’importanza che la filosofia potrebbe avere nel dedurne le cause profonde assieme alla psicologie, e di aver anche mostrato come dietro il determinismo neurochimico delle neuroscienze si nasconda anche una metafisica non banale di cui forse bisognerebbe tener conto quando si parla di patologie psichiatriche, forse anche riprendendo la tanto criticata “idea sessantottina” che pone come causa di queste problematiche non solo il soggetto disadattato, ma anche e soprattutto l”ambiente in cui vive il malato e quindi la politica che lo regola.

Forse il  medico per salvarsi in quest’epoca di crisi dovrebbe per primo tornare a criticare anzichè appogiare sempre il sistema.. forse dovremmo capire che un futuro migliore; più centrato sull’ Uomo anzichè sul capitale, sul “successo” e sulla “carriera”; sarebbe la vera chiave di svolta per la nostra felicità e per quella dei nostri pazienti che così finirebbero di cercare nuove “droghe” per riempire il proprio (ed il nostro) “vuoto nichilistico”.

Per sopravvivere ci servirà una nuova metafisica! (…contrapposta al Male dell’egoismo postmoderno…)

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