Max Stirner

Non potevo non approfondire il concetto di (anarco)egoismo studiando Stirner ed in particolare leggendo la sua opera filosofica principale L’unico e la sua proprietà, tuttavia sono sempre stato indeciso sul dedicarci un articolo in quanto ho sempre creduto che il suo pensiero corrispondesse a grandi linee con quello di Nietzsche che qui ho già trattato più volte.

Alla fine ho comunque deciso di buttare giù questo breve scritto evidenziando quelli che leggendo ho trovato essere i tratti più caratteristici di questo autore, che secondo me meritano di essere discussi con particolare riferimento alla filosofia politica, alla psicologia e all’esistenzialismo.

La prima cosa che salta all’occhio leggendo l’opera di Stirner è che al contrario di Nietzsche e di Heidegger questi non usa un linguaggio poetico ed oscuro come quello dello Zarathustra o di Essere e Tempo. Ho particolarmente apprezzato questo aspetto dell’opera di Stirner che nel suo testo non ha fatto praticamente nulla per nascondere la sua ideologia spesso controversa al contrario di quello che sospettava essere il suo “plagiatore” o del nazista dichiarato. Per tale ragione probabilmente Stirner non ha avuto la fama degli altri due autori citati e questo per noi lettori del futuro ha dato un altro importante vantaggio: le sue opere non sono state rimaneggiate dai nazisti com’è successo con Nietzsche e soprattutto non sono state sottoposte al processo di “denazificazione” fatto dai filologi nel dopoguerra, processo che molto probabilmente ha storpiato non poco le opere originarie in un ottica di “politicamente corretto” post-bellico, eliminandone insieme alle parti apologetiche probabilmente anche le più controverse a favore delle nuove ideologie.

Discutendo con altri utenti online il primo quesito molto controverso che viene in mente parlando di Nietzsche e Stirner è essenzialmente etico: l’egoismo Stirneriano è volto alla realizzazione dell’individuo in quanto tale oppure è volto a fare in modo che l’Io dell’Unico si affermi sul mondo schiacciando gli altri? Questo quesito è simile alla definizione della volontà di potenza proposta da Nietzsche che alcuni filosofi vedono come “spirito creativo dell’individuo libero da condizionamenti esterni” escludendone una componente propriamente aggressiva, mentre altri (a mio avviso più giustamente) vedono la volontà di potenza come una modalità dell’Io per ipertrofizzarsi schiacciando gli altri . Stirner in questo è decisamente meno ipocrita e più chiaro a mio avviso di Nietzsche perchè, al contrario di quanto dettomi da molti, è un attivo sostenitore dell’illegalismo e come Nietzsche anche dell’oppressione femminile a vantaggio del maschio. Caratteristiche psicologiche che poi Heidegger metterà a capo di quella che definirà esistenza inautentica.

Stirner similmente a Nietzsche quindi professa non tanto la morte di Dio ma proprio la sua non esistenza da sempre, in quanto Dio, come anche le altre filosofie occidentali di tipo politico-statale che l’hanno sostituito (a partire da Socrate arrivando a liberali, comunisti ed umanisti) non favoriscono l’Unico (ovvero l’Io individuale) ma suoi surrogati ideologici illusori. In particolare Stirner distingue da questo punto di vista l’ideale dell’Uomo degli umanisti da quello dell’Unico in quanto io sono libero da qualcosa secondo Stirner solo se lotto per conquistarla, possederla e mantenerla; a ben vedere quindi l’Uomo come ideale non ha senso! (e di conseguenza non hanno senso cose come i diritti umani, il diritto alla proprietà privata tipico dei liberali o la collettivizzazione dei mezzi di produzione proposta dai comunisti).

La domanda quindi sorge spontanea: le filosofie di Nietzsche e Stirner sono realmente nichiliste ed in grado di “sconfiggere” la metafisica..oppure a mio avviso molto più esattamente l’edonismo e l’egoismo proposto da questi filosofi altro non sono che una nuova modalità metafisica (inautentica) atta a far coincidere il “Divino” in capo all’Io ipertrofico dell’Unico o del Superuomo? 

Con le tante persone con cui ho discusso finora online su questi quesiti non siamo riusciti a trovare delle risposte su cui siamo tutti d’accordo…se volte fatemi sapere cosa ne pensate in privato o nei commenti! 🙂

Stirner inoltre a mio avviso rappresenta una perfetta giustificazione politica alla teoria Hobbesiana dell’homo homini lupus (l’uomo è lupo all’altro uomo) mostrando la reale causa “metafisica” di questa affermazione da cui da un lato è possibile fare una critica fondata all’anarcocapitalismo e dall’altro mostrare come l’anarchia comunista non sia raggiungibile per intermediazione di un partito ma solo mostrando come essa rappresenti l‘evoluzione finale (più conveniente ed inevitabile) dell’anarcoegoismo.

Un ultimo punto di discussione riguarda l’analogia fra l’esistenzialismo, il processo di individuazione di Jung e la definizione di Unico come inevitabile coincidenza dell’Io con ciò che dovrebbe essere. Stirner fa diversi esempi in tal senso per evidenziare che l’individuazione non è un processo ideologico ma dovrebbe invece essere slegato da ogni ideologia (ad esempio un uccello vola perchè ha ali fatte per volare, non si chiede perchè lo fa, non si fa queste domande tipicamente umane). Esiste quindi nell’Io individuale una predestinazione “genetica” che indica per ogni umano il suo destino? (un “fuoco sacro” che arde dalla nostra nascita verso l’obbiettivo a cui siamo destinati?) …oppure tale obbiettivo è nulla nichilisticamente parlando ed è definito dalla nostra volonta e possibilità in un mondo finito e non divino? Stirner in tal senso invita nella nostra definizione esistenziale ad abbandonare quelle che in realtà sono credenze imposte in favore dei nostri fini che noi dovremmo possedere e non da essi essere posseduti… una regola che tutti dovremmo a mio avviso applicare in ogni ambito della nostra vita, da quella personale a quella lavorativa, non dando mai nulla per scontato, cercando di imparare ed esplorare sempre cose nuove per trovare i nostri “veri fini” ed evitando compromessi che poi alla fine, guidati dalle false credenze, oltre che avere spesso obbiettivi illusori ci portano solo a vivere male (e/o squattrinati) pur di realizzare dei “sogni” che o ci siamo immaginati tout court o semplicemente rincorriamo perchè abbiamo evitato a priori di cercare i nostri veri fini.

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