Severino, considerato da molti l’ “ultimo parmenideo”, è un filosofo che volevo affrontare da diverso tempo con la speranza di collegare metafisica, tecnica e psicoanalisi. Ringrazio Erika Ranfoni per i consigli datomi nello studiare questo autore, di cui ho deciso di leggere “Legge e Caso”, breve ma complessa opera di Severino, che spero di aver compreso almeno in parte nell’accingermi a commentarla (come al solito le opinioni espresse in questo articolo sono mie e non necessariamente condivise da chi mi ha aiutato).
Legge e Caso
In Legge e Caso Severino descrive la filosofia dopo Platone, riprendendo Heidegger, come una filosofia che ha smarrito la ricerca del vero Essere, ovvero quello Parmenideo, che dopo il “parmenicidio” platonico è stato sostituito dagli “immutabili” (figure analoghe agli essenti Heideggeriani) ovvero da definizioni illusorie dell’Essere volte a nasconderne l’erronea natura in divenire e mutevole che la filosofia post-parmenidea ha preso per buona da Eraclito (per Severino tutte le filosofie successive a Parmenide, dal platonismo, passando per quelle cristiane fino a quelle moderne, sono filosofie che identificano l’Essere ogni volta con un immutabile diverso, illusorio). Questa definizione illusoria di essere “mutevole” spaventa l’uomo e gli immutabili hanno quindi l’obbiettivo di lenire l’ansia e la paura che questa situazione erronea genera (nichilismo). Per Severino quindi la filosofia dovrebbe tornare a cercare l’Essere parmenideo autentico, chiarendo che il divenire che noi percepiamo nel mondo è solo un’illusione (illusione che comprende anche la morte).
La Tecnica per Severino altro non è che l’ultimo degli Immutabili comparso nella storia umana, volta a spiegare il mondo in divenire per cercare di renderlo “controllabile”.
Essere Parmenideo
Prima di procedere ricordiamo una breve descrizione logica dell’Essere Parmedideo
Questa definizione di Essere è basata sui principi logici di identità e non contraddizione.
principio di identità:
A= A (ogni cosa è uguale a se stessa)
da ciò si deduce che:
Essere = Essere (preposizione vera)
e che
Essere= non Essere non ha senso logico!
Principio di non contraddizione:
se A= A
A != A non ha senso logico!
Quindi si deduce che
Essere != Non Essere (preposizione vera)
mentre
Essere = Non Essere non ha senso logico!
Dai principi di identità e non contraddizione si possono quindi dedurre le caratteristiche dell’Essere Parmenideo:
- immobile (se si muovesse diventerebbe Non Essere almeno per un istante). Questo contraddice Eraclito
- Uno (se fosse più di uno sarebbe composto da parti diverse, quindi anche da Non Essere)
- immutabile ed eterno (se fosse sottoposto al divenire come sosteneva Eraclito temporaneamente sarebbe Non Essere)
- ingenerato ed immortale (vedi sopra, da qui l’illusione della morte)
- indivisibile (vedi secondo punto)
Ovviamente questa definizione di Essere (raffigurato spesso come una sfera omogenea e finita) non è assoluta compatibile con la realtà che osserviamo tutti i giorni… da qui la distinzione di Parmenide fra i dormienti (coloro che percepiscono l’Essere in divenire, ovvero la maggioranza delle persone) ed i filosofi che invece ne cogliono l’autentica staticità. La filosofia di Parmenide è quindi elitaria e presenta anche uno sfondo religioso. Notare come lo stesso Severino si sia formato in scuole cattoliche (anche se poi si è separato dal cattolicesimo in quanto la sua filosofia è stata ritenuta incompatibile con la fede cattolica).
Parmenide totalitario?
Karl Popper nel suo famoso saggio La società aperta e i suoi nemici considera Platone il filosofo capostipite del totalitarismo, in quanto, sebbene nei suoi testi si proponga come l’erede di Socrate, nè sovverte l’impianto metodologico a favore di una definizione assolutamente arbitraria di Essere come parcellizzato nelle idee che viene fatta passare come l’unica “vera” in contrapposizione al “relativismo” dei sofisti; una situazione che ricorda molto il mondo di oggi ove il linguaggio ed il saper parlare bene il pubblico la fanno da padrone più che la sostanza delle cose.
(i ragionamenti esposti da qui in poi sono miei, quindi mi piacerebbe ricevere delle opinioni a riguardo! 🙂 )
Tuttavia la filosofia platonica deriva da quella parmenidea in quanto il filosofo ateniese nei fatti “scompone” l’Essere Unico nelle Idee (e quindi derivandolo nel linguaggio), ma da Parmenide conserva la distinzione fra l’Iperuranio (mondo delle idee perfetto, raggiungibile solo da pochi filosofi eletti, meritevoli pertanto di comandare) e mondo delle cose (imperfetto). Inoltre molte caratteristiche dell’Essere Parmenideo sono in effetti totalitarie! Riprendendo sopra…
- l’Essere immobile è conservatore! (come i totalitarismi)
- l’Uno non ammette differenze nel suo contesto! (come i totalitarismi in politica)
- immutabile, eterno, immortale, indivisibile…riprendono questi due punti citati sopra
Se quindi in realtà il vero primo totalitario non fosse Platone ma Parmenide è possibile dimostrare come il totalitarismo è qualcosa che anticipa il linguaggio! In sostanza questa analisi conferma quanto già detto da Marx a suo tempo: la struttura (economica) determina la sovrastruttura (cultura)!
Detto ciò è quindi possibile affermare che Eraclito ha ragione e che in fondo Severino altro non fa che cercare sicurezza in un mondo postmoderno relativista individuando una stabilità che non c’è (senza ammetterne il totalitarismo implicito?) e condannando la Tecnica? La situazione credo sia più complessa di così…
Il ruolo della Tecnica
Severino, come anche il suo allievo Galimberti (che vedremo poi in dettaglio) e come Heidegger, criticano la Tecnica. In particolare secondo Severino la tecnica altro non è che l’ultimo degli immutabili, ovvero un tentativo razionale di cercare di controllare e comprendere un mondo imperfetto e mutevole. Appurato che il mondo reale è imperfetto e mutevole capite quindi bene come forse la Tecnica non sia da demonizzare, tuttavia a mio avviso non andrebbe resa l’unica modalità per spiegare e comprendere l’Essere che, a ben vedere, non è totalmente spiegabile da regole razionali e deterministiche! La Tecnica a mio avviso ha assolutamente senso di esistere, quello che non ha senso è il renderla una religione ed una fede, in grado di comprendere appieno la realtà! (come ben illustrato nè “la Scolastica della Cura“)
Severino e la psicoanalisi
Secondo Severino la tecnica e la ragione hanno come obbiettivo di comprendere e di fatto “ingabbiare” un mondo mutevole ed indeterminato in qualcosa di razionale e controllabile; questo obbiettivo è a mio avviso paragonabile a quello dei comportamentisti deterministi come John Watson che vogliono spiegare il comportamento umano come un semplice sistema di riflessi che non lascia spazio all’indeterminazione. In pratica per i comportamentisti non può esistere qualcosa di non schematizzabile, di non-conscio (ovvero in-conscio) La determinazione dell’Essere nella Tecnica come controllo del mondo è se ci pensiamo poi la base psicoanalitica della volontà di potenza descritta di Nietzsche ed Adler e quindi la psicoanalisi dell’Essere qui proposta permette infine di raggiungere l’obbiettivo finale collegando assieme questa disciplina con la metafisica e la politica.
A ben vedere la Tecnica che per Severino serve all’Io per comprendere ed ingabbiare il mondo non corrisponde ad altro che all’esistenza inautentica heideggeriana e dimostra ancora una volta come il principio di piacere Freudiano altro non è che espressione del processo di omeostasi dell’essere umano che altro non fa che cercare stabilità con il minimo sforzo, stabilità che al suo estremo corrisponde quindi o all’immobilismo (ovvero alla morte) o al dominio assoluto della Tecnica sul Mondo e sulle persone (tipico dei regimi totalitari). In entrambi questi casi il principio di piacere portato all’estremo corrisponde al principio di morte, all’Essere Parmenideo immobile, eterno, immutabile e Unico…
Un pensiero riguardo “Emanuele Severino”