Sodoma e Gomorra

Tempo fa comprai il libro “Gomorra” di Roberto Saviano per soddisfare varie curiosità personali sull’argomento criminalità organizzata e solo recentemente ho deciso di guardare il film “Salò o Le 120 giornate di Sodoma” di Pierpaolo Pasolini dopo aver visto su Youtube la splendida lezione su Eros e Civiltà di Diego Fusaro che cita questo importante autore in critica alla filosofia di Herbert Marcuse. Dopo aver fruito di entrambe queste opere posso ben dire che, sebbene all’apparenza distanti come contenuti, queste hanno in realtà molto in comune nelle tematiche trattate e pertanto ho deciso che ne valeva la pena di scriverci un articolo dedicato (non essendo un esperto di cinema ed essendo Pasolini un artista per alcuni controverso e con a volte diverse interpretazioni ho integrato la visione del film Salò con diverse recensioni che ho trovato in rete con la speranza di risolvere almeno alcuni dei miei numerosi dubbi interpretativi).

Sodoma

La trama di Salò riprende l’opera “Le 120 giornate di Sodoma” scritta dal marchese De Sade e nei fatti ne cambia l’ambientazione nella repubblica di Salò occupata dai nazifascisti.  In quest’opera un certo numero di ragazzi/e (figli/e di partigiani e le figlie degli aguzzini che gli stessi si danno in sposa fra loro a inizio opera…ragazzi perlopiù minorenni…) vengono rinchiusi dai 4 rappresentanti del potere (politico, ecclesiastico, giudiziario ed economico) in una villa assieme a loro stessi che ne abuseranno per 120 giorni, a 4 megere che faranno da narratrici, ai servi e ad alcuni soldati repubblichini. All’interno della villa la vita dei reclusi è comandata da regole molto severe che, se non rispettate, diventano l’occasione per infliggere terribili supplizi o anche uccidere i trasgressori. L’opera si divide in 4 atti che ricordano la discesa di Dante Alighieri in un Inferno qui suddiviso in 3 “gironi” (delle manie, della merda e del sangue) più un antinferno che costituisce l’introduzione del film e che racconta come i ragazzi vengono rapiti o anche venduti dai genitori ai 4 potenti per farne ciò che vogliono (tutto ciò ricorda qui come in altri spezzoni del film come spesso sono i giovani a pagare il prezzo più alto degli abusi di potere, spesso sotto influenza dai loro stessi genitori).

Nei 3 “gironi infernali” le giovani vittime, spesso riprese nude, vengono sottoposte ad abusi sessuali e non sempre peggiori: il girone delle manie è dedicato quasi interamente alla pedofilia, quello della merda alla coprofagia ed al sesso anale ed infine quello del sangue all’omicidio, alle torture ed alla necrofilia perpetrata sui giovani corpi… non c’è quindi da stupirsi se questo film abbia subito un’accoglienza decisamente non lusinghiera da parte della censura (senza contare i motivi politici ben noti contro l’autore) , anche perchè, nonostante sia stato girato negli anni ’70 del secolo scorso, le scene di sesso e di violenza come qualità possono rivaleggiare tranquillamente con i film splatter e pornografici violenti che si possono vedere oggi… anzi direi di più! Ci sono scene, specie negli ultimi gironi, dove ho veramente fatto fatica a tenere gli occhi sullo schermo e a non vomitare! (e lo dico da grande consumatore di film d’azione e splatter moderni…)

Salò in sostanza non è un film da guardare con i pop-corn in mano e, anche se alcuni lo ritengono l’emblema del “torture-porn”, è a mio avviso il suo esatto opposto! Il Salò di Pasolini infatti è forse l’unico film di questo tipo che riesce a farti odiare le scene violente che rappresenta piuttosto che usarle per intrattenere il pubblico! L’obbiettivo scenico di Pasolini in questo film è palese: criticare la società di oggi che ci ha desensibilizzato alla crudeltà non facendo un film di critica sulLa violenza (anche sessuale) ma mostrandoti quella stessa violenza come se fosse uno snuff movie per mostrarti quanto fa schifo! Posso garantire che dopo aver visto Salò anche la testa mozzata di netto in un film di supereroi o di fantascienza di oggi ha un altro tipo di fruizione! … e forse è questo il vero messaggio “ottimistico” che Pasolini voleva intendere con quest’opera, che in realtà si conclude con la morte violenta di tutte le vittime. Il finale di Salò superficialmente come detto è tragico, tuttavia qualcuno ci vede un barlume di speranza nel balletto finale dei soldati repubblichini o nel pugno chiuso alzato che il collaborazionista fa contro i signori prima di venire giustiziato per aver fatto l’amore clandestinamente con una serva nera (simbolo del comunismo…forse Pasolini è stato profetico vedendo che fine ha fatto l’URSS?)… ma, azzardo io, forse il vero finale “speranzoso” di Pasolini è quello suscitato nello spettatore schifato da quest’opera e da ciò che rappresenta con tanta crudezza, ovvero il sadismo (che invece nei film moderni o è normalizzato o addirittura provoca piacere nello spettatore…), la politica consumista neoliberista (il girone della merda è una chiara allusione al consumismo) ed a quella che il conte chiama anarchia del potere. In sostanza i ragazzi di Salò si sono sacrificati come Gesù perchè noi spettatori potessimo essere salvati e svegliati da Pasolini (morto anche lui ammazzato) che con questo film voleva invogliare la gente alla rivolta contro il Sistema che a suo dire avrebbe portato alla rovina l’Italia se non l’intero Occidente. Pasolini era infatti notoriamente critico con i movimenti del ’68 che, fraintendendo il pensiero di Marcuse, hanno portato non alla liberazione dell’uomo e della sua libido, ma al suo ingabbiamento nella società dei consumi (La libertà di scelta tipica del consumismo non è libertà autentica in quanto le alternative sono decise e controllate dal potere!).

Presidente: Carlo! Metti le dita così. Sei capace di dire “non posso mangiare il riso” tenendo le dita così?
Carlo: Non posso mangiare il riso!
Presidente: E allora mangia la merda!

Salò doveva essere solo il primo di una serie di 3 film detta trilogia della morte…purtroppo gli altri due film non videro mai la luce ma mi sarebbe piaciuto vederli…peccato che ieri come oggi se Pasolini fosse ancora vivo sono sicuro che sarebbe censurato anche adesso! A dirla tutta è sorprendente come Salò sia ancora in circolazione nella nostra società politicamente corretta; un film violento (sessualmente) anche contro donne e bambini che se fosse girato oggi da un regista contemporaneo gli varrebbe di sicuro molti anni di carcere… ma che per i motivi detti sopra personalmente ritengo debba essere anche fatto vedere nelle scuole secondarie tenendo i volti dei ragazzi (magari anche dei criminali) attaccati allo schermo stile “terapia” del film “Arancia Meccanica”! Sarebbe credo molto più efficace contro la violenza rispetto a tante prediche e censure proposte oggi per arginare questo fenomeno! (al contrario di quanto mostrato nel film di Kubrick, che non è impregnato dello stesso messaggio filosofico/psicologico)

Anarchia del potere

Noi fascisti siamo i soli veri anarchici, naturalmente una volta che ci siamo impadroniti dello Stato. Infatti, la sola vera anarchia è quella del potere.

La definizione di anarchia del potere pasoliniana ha avuto principalmente due diverse interpretazioni. Quella che critica il pensiero anarchico in toto e quella che lo critica solo in parte, in alcune sue interpretazioni. Considerando che Pasolini era un fervente comunista ritengo assai improbabile che criticasse l’anarchia tout court (in quanto anche il comunismo per sua stessa dottrina dovrebbe poi diventare da partito ad anarchia comunista seguendo Marx), a mio avviso invece Pasolini critica con questa citazione (e nelle interviste che gli sono state rivolte sull’argomento) i falsi anarchismi (primo fra tutti l’anarcocapitalismo) ove invece della liberazione dell’uomo si ha la sua riduzione a mezzo in mano ai potenti, in mano ad un Io dominatore che descrive come De Sade l’anarchia come il superamento di ogni regola e diritto umano, come il mezzo per arrivare a (essere) Dio fra gli uomini!

Imbecille! Come potevi pensare che ti avremmo ucciso? Non lo sai che noi vorremmo ucciderti mille volte, fino ai limiti dell’eternità, se l’eternità potesse avere dei limiti?

Gomorra

Il libro di Saviano descrive il Sistema, perchè questo è il nome che la Camorra ha fra i campani. Il Sistema è si un organizzazione criminale che uccide e fa tutte le cose brutte che fanno i criminali, ma è anche, come dice proprio il nome, un’impresa multinazionale con miliardi di euro di fatturato, in gran parte anche tramite attività legali che riciclano i soldi sporchi o che dando lavoro a tanti non-camorristi di fatto rendono conveniente allearsi con la Camorra anzichè combatterla, in una terra dove le alternative legali di sussistenza sono scarsissime se non praticamente nulle.

Gomorra è molto simile a Salò non solo nella descrizione molto cruda dei morti ammazzati dalla Camorra che Saviano ha visto in prima persona, ma anche nelle descrizioni altrettanto forti che sono incluse nell’ultimo capitolo del libro dedicato alla terra dei fuochi (che di fatto è il “girone della merda” campano…) ove i beni (ed i loro scarti di lavorazione) prodotti come descritto dai primi capitoli del libro insieme ai cadaveri diventano gli “escrementi” in cui Saviano “nuota” nella scena conclusiva dopo una pioggia abbondante. In diverse altre scene del libro le urine hanno un significato di sopraffazione simile alle feci di Salò, come nella scena ove prima della guerra di Secondigliano Paolo Di Lauro offre a McKay un bicchiere della sua urina e lo costringe a berlo (altre scene che coinvolgono le urine o altri liquidi corporei sono presenti in vari punti del testo). Io non ho mai visto il film di Gomorra, ma forse dovrei vederlo… sarebbe stato interessante vederlo diretto da Pasolini!

A ben vedere Gomorra in questo non è solo una critica all’organizzazione criminale dei Casalesi, ma è appunto una critica al Sistemaeconomico! non solo mafioso!

Tutti quando devono occuparsi di Gomorra infatti si concentrano soprattutto sul capitolo della terra dei fuochi o su quelli che parlano delle varie faide fra famiglie di camorristi, ma a mio avviso la vera struttura portante dell’opera di Saviano si intravede in maniera cristallina nei primi due capitoli, quelli che non parlano direttamente dei clan, ma invece si soffermano sui numeri dell’industria tessile campana e dei suoi rapporti con le case di alta moda (che la usano come ditta in subappalto per i propri prodotti anche non contraffatti), i mercati occidentale e cinese. In questi capitoli si vede l’anima più “antica” di Saviano, quella del marxista filosofo militante in una formazione comunista; infatti leggere questi primi due capitoli non può che riportare in mente le analoghe situazioni che Marx descrive nè Il Capitale parlando dell’industria tessile inglese del 1800 e dei suoi rapporti sia con gli Stati Confederati nordamericani che fornivano il cotone a basso costo grazie allo schiavismo dei neri sia con i lavoratori ed il ricco mercato europeo.

Una delle cose di Saviano che mi ha sempre incuriosito è stato il rapporto molto stretto che ha avuto con Michela Murgia in quanto leggendo Gomorra non mi capacitavo di come una persona che ha subito angherie, tentativi di censura e soprusi da parte di tanti poi aderisse ad autori e movimenti pro-cancel culture tanto da assistere l’autrice simbolo della versione di questi movimenti “femminista” in punto di morte.  Leggendo e guardando su Youtube un po’ di interviste fatte a Saviano sulla questione direi di poter escludere fin da subito un movente “di convenienza politica” e di poter credo dire che il vero “fine” di questa mossa è stata la disperazione in quanto sia Saviano sia la Murgia hanno subito (e lui subisce ancora) veementi attacchi anche da parte di politici di rilievo, quindi per difesa (anche legittima) la cancel culture viene in soccorso di persone che per seguire i propri ideali hanno perso tutto e magari vivono sotto scorta e con il terrore di essere ammazzati (come è successo a Pasolini). Saviano stesso in alcune interviste si chiede infatti se tornando indietro pubblicherebbe ancora Gomorra e anche “perchè lui?” Gomorra alla fin fine ha detto cose che a Napoli  sapevano tutti, Saviano tramite Mondadori ha semplicemente portato queste conoscenze al grande pubblico nazionale ed internazionale…”perchè proprio lui?” Perchè Mondadori ha deciso di pubblicare questo libro e non un altro? E’ leggendo queste interviste che comprendo ancora di più come l‘anonimato dovrebbe essere un diritto GARANTITO a chiunque voglia esprimere un’opinione perchè NON E’ GIUSTO che una persona per mantenere la propria libertà di parola debba sacrificare la propria libertà personale! (Saviano stesso ha detto dopo Gomorra di vivere di fatto recluso ed in fuga come uno dei tanti boss che ha denunciato…)

Il secondo capitolo dell’opera ha come protagonista Pasquale, il sarto (che lavora per la Camorra) più bravo del mondo che insegna di nascosto ai cinesi a confezionare abiti di alta moda e che viene incaricato per poche centinaia di euro di confezionare un abito da donna elegante per una cliente misteriosa…. pochi giorni dopo Pasquale vedrà il suo abito indossato da Angelina Jolie alla notte degli Oscar ed andrà in crisi rinunciando a fare il sarto ed iniziando a guidare camion per i clan.

Per esperienza personale posso dire che nella mia vita, anche se in settori lavorativi diversi, ho conosciuto tanti “Pasquale” che alla fine sono stati costretti dagli eventi a rinunciare alle loro abilità sotto la pressione di un Sistema che non premia il merito! Non so se si potrà mai cambiare questo mondo marcio… ma mi sento di dire solo una cosa…

“Pasquale” di tutto il mondo unitevi!

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