Approfondendo lo studio delle esperienze pre-morte girando per il web mi sono imbattuto in questo altro argomento estremamente interessante e ho deciso di approfondirlo. Ringrazio la collega Cristina Deambrogio per avermi motivato a tal fine e tutte le persone con cui ho parlato comprese quelle che mi hanno confermato di aver osservato questo fenomeno su persone a loro care prima del loro decesso, e che pertanto mi hanno ulteriormente chiesto di parlarne.
Lucidità terminale
Per lucidità terminale si intende un’improvviso ed importante recupero cognitivo in pazienti prossimi alla morte tanto che questi da essere poco più che vegetali o comunque sconnessi col mondo esterno riescono a parlare con i loro cari o anche a eseguire compiti complessi come giocare a carte o danzare prima di lasciarli.
I pazienti in cui questo fenomeno si manifesta spesso sono affetti da demenza (Griffin et al. 2021, Kim et al. 2025) in stadio terminale o comunque da grave deterioramento anche in seguito a traumi cranici, tumori cerebrali, o patologie encefaliche di varia natura e presentano esami anche di neuroimaging che non consentirebbero ad un sistema nervoso tanto deteriorato alcun tipo di recupero. Questi “recuperi di funzionalità” possono durare da pochi minuti fino ad ore o giorni e presentarsi da poche ore prima o anche fino a mesi prima del decesso, tanto che in taluni casi non si può nemmeno parlare di “lucidità terminale” ma si preferisce nominare questi eventi “lucidità paradossa” (Peterson et al. 2021). Questi eventi sono improvvisi e possono essere spesso scatenati dall’esposizione del paziente a ricordi per lui significativi e senza dubbio non sono attribuibili solo a “illusioni” dei caregiver in quanto sono molto di frequente osservati anche dal personale sanitario che lavora con queste persone, con una prevalenza che è molto alta e può arrivare anche all’ 80%!
Ovviamente come già detto per tutte le esperienze pre-morte lo studio di questi fenomeni ha ovviamente risvolti etici importanti sia nel rilevamento dei dati (è impossibile eseguire imaging date le rapidissime tempistiche e anche l’EEG non è giustificato come interferenza in un momento che è carico dal punto di vista emotivo sia per il paziente sia per il caregiver) motivo per cui i pochissimi studi disponibili si affidano solo a interviste ad operatori e caregiver (Ross et al. 2024, Eldadah et al. 2019). D’altro canto però una maggiore conoscenza di questi eventi sarebbe estremamente importante non solo per preparare i caregiver a tali eventi eliminando ogni illusione in merito alla prognosi del loro caro (Karlawis et al. 2024, Teresi et al. 2023) ma anche dal punto di vista medico per le pesanti implicazioni etiche…che quasi sembrano sconfinare nel “paranormale” e pongono dilemmi inquietanti per le pratiche ove la diagnosi strumentale di “morte cerebrale” è importante come gatekeeper (sepoltura, donazione degli organi, religiosità, ecc…) (Ney et al. 2021).
Essendo per lo studio di questi fenomeni impossibile applicare le tecniche di neuroimaging (qualcuno ha provato a correlarli con i dati EEG relativi alle esperienze pre-morte…evidenze come già detto comunque molto deboli) in tanti ne contestano non solo la scientificità fa anche la loro effettiva realtà, bollando il tutto come momenti di “psicosi collettiva” o “pseudoscienza”. Tali affermazioni “materialiste” tuttavia sono falsificate dalle numerose prove video e dalle testimonianze del personale sanitario (Dacolmo et al. 2025, Gilmore-Bykovskyi et al. 2023) ed oltre a ciò il fatto che tali eventi spesso precedano la morte e siano richiamati dalla presenza dei caregiver (quasi che il malato volga porre loro un “ultimo saluto” prima di morire) fa fortemente ipotizzare una genesi “metafisica” di questi fenomeni che esclude il materialismo della neurologia in favore di un concetto di “anima” che riprende temporaneamente il controllo del corpo prima del trapasso, indipendentemente dai meccanismi scientificamente riconosciuti (Costa et al. 2025-in press).
La domanda quindi sorge spontanea: può la metafisica collaborare con la scienza nello spiegare la lucidità terminale? Con che implicazioni? (Mashou et al. 2019)
La Scolastica della Cura?
Ora descrivo quelle che sono opinioni personali su quanto sopra esposto.
A mio personalissimo avviso il fenomeno qui descritto andrebbe affrontato mettendo da parte i meccanismi neurobiologici che da sempre utilizziamo per spiegare le patologie neurodegenerative (che io per primo ho studiato per anni) non solo perchè è evidente che cervelli tanto compromessi non possono in alcun modo giustificare quanto descritto con tale prevalenza e anche da operatori sanitari; o anche perchè è impossibile eseguire in questi casi misure strumentali o obbiettive adeguate (rendendo quindi inattuabile il metodo scientifico-materialista puro e semplice) ma anche e soprattutto perchè è evidentissimo come il fine di questi comportamenti da parte del malato è il saluto dei propri cari prima del trapasso, ed è forse di questo che ci dovremo occupare al di là dei meccanismi neurochimici dietro questi fenomeni.
Se la vediamo così è evidente come la lucidità terminale altro non sia un tentativo dell’Io del paziente di avere cura dei suoi caregiver, rappresentando quindi come l’amore di questi sia talmente potente da superare per un po’ i limiti fisici del suo cervello! (che magari con molto sforzo del paziente possono essere temporaneamente superati?) Possiamo quindi a mio avviso applicare alla lucidità terminale quanto già detto per l’effetto placebo nè La Scolastica della Cura e quindi affermare che la vera causa non va ricercata nella neurochimica (cosa comunque non esclusa) quanto piuttosto nell’amore in grado di dare vita (e forse anche in grado di guidare dopo la morte) con effetti che dal mondo dell’aldilà si trasmettono al mondo dei vivi. Senza l’amore infatti il cervello di questi pazienti non avrebbe motivo di attuare un comportamento simile da punto di vista evolutivo e di autoconservazione e quindi occamicamente questo è l’unico ente indispensabile al verificarsi di questi fenomeni di lucidità (che la sola neurochimica non è in grado di spiegare, ponendosi più come limite all’espressione dell’ Io/anima del paziente).
…ora che ho finito di esporre la mia teoria potete anche bollarmi come ciarlatano! (non me ne frega nulla! ;D ) …ma forse sarebbe più corretto abbandonare una volta per tutte un materialismo positivista e determinista che ormai si è rivelato totalmente e scientificamente non idoneo a spiegare la realtà? (e che forse altro non è che una nostra fragile certezza “paterna” di fronte all’in-conoscibile di freudiana memoria? 😀 )
Questo articolo mi ha sinceramente fatto rivalutare i miei obbiettivi a lungo termine nello studio della filosofia. Come già detto nell’ultimo periodo ho iniziato ad occuparmi del problema del Male (vedendolo come non-Essere), ma è effettivamente assurdo occuparsi del non-Essere se il mio obbiettivo è sconfiggere il Male e creare una psicologia/filosofia in grado di garantire una maggior felicità e fiducia nel futuro rispetto al decadente postmodernismo! Forse dovrei, in accordo a quanto abbiamo discusso con Erika Ranfoni, occuparmi anche dell’Essere in questo mio lavoro che a questo punto come minimo raddoppierà in dimensioni 😀 , cercando di capire come possiamo costruire un futuro migliore (e non solo impedire al Male di distruggerci..) A tal fine la nostra discussione ha puntato verso l’analisi di quei filosofi che hanno operato in Italia in un periodo storico dove la fiducia nell’Uomo e nel futuro era predominante e dove la Tecnica aveva si iniziato a manifestarsi, ma non aveva ancora avuto la presunzione di sostituirsi a Dio. Forse per guardare al futuro dobbiamo guardare al nostro glorioso passato che ho sempre trascurato…forse la soluzione ai problemi di oggi va cercata in un viaggio nel Rinascimento?
BIBLIOGRAFIA:
Griffin et al. 2021. Caregiver appraisals of lucid episodes in people with late-stage Alzheimer’s disease or related dementias
Kim et al. 2025. Spouse and Child Caregivers’ Experiences of Lucid Episodes in Dementia: A Mixed Methods Approach
Peterson et al. 2021. What is paradoxical lucidity? The answer begins with its definition
Ross et al. 2024. Lucidity in the Deeply Forgetful: A Scoping Review
Eldadah et al. 2019. Lucidity in dementia: A perspective from the NIA
Karlawis et al. 2024. Caregiver Accounts of Lucid Episodes in Persons With Advanced Dementia
Teresi et al. 2023. Reports About Paradoxical Lucidity from Health Care Professionals: A Pilot Study
Ney et al. 2021. The Ethical Implications of Paradoxical Lucidity in Persons with Dementia
Dacolmo et al. 2025. Study of End-of-Life Paranormal Phenomena Recognized by Palliative Care Health Professionals in Portugal
Gilmore-Bykovskyi et al. “It’s You”: Caregiver and Clinician Perspectives on Lucidity in People Living With Dementia (editoriale della The Gerontological Society of America)
Costa et al. 2025-in press. Life after death and mind beyond the brain: Reflections and implications for aging
Mashou et al. 2019. Paradoxical lucidity: A potential paradigm shift for the neurobiology and treatment of severe dementias
Un pensiero riguardo “Lucidità terminale”