Søren Kierkegaard

Kierkegaard è considerato il filosofo “proto-esistenzialista” per eccellenza a cui si sono ispirati Martin Heidegger e tutti gli esistenzialisti del 900, da cui però differiscono sostanzialmente per aver abbandonato l’aspetto “religioso” nella definizione di questa corrente filosofica; aspetto religioso che a mio avviso merita invece un posto d’onore nella definizione di Essere, anche se dopo la “morte di Dio” profetizzata da Nietzsche e la definizione “nevrotica” di Dio ipotizzata da Freud e discepoli come “Padre sublimato”, la filosofia non religiosa ha di fatto “cacciato” Dio fra le forme dis-velate di Essere meritevoli di stare al centro dell’attenzione dei filosofi moderni e post-moderni. Ovviamente come ho già spiegato nè La scolastica della Cura io non concordo con questo “finto ateismo post-moderno” e sono anzi convinto che la definizione di Oltremoderno necessariamente deve passare per un nuovo rapporto fra filosofia e religione, fra fede e ragione, fra psicologia e metafisica. Kierkegaard quindi a mio avviso è un autore fondamentale da riprendere, evitando di bollarlo come fanno alcuni solo come un “bigotto retrogrado”.
Ho in particolare letto di Kierkegaard il “diario del seduttore”, il capitolo “L’equilibrio tra l’estetico e l’etico nell’elaborazione della personalità” facenti parte della sua opera magna Aut Aut, oltre a Terrore e Tremore.  

La filosofia di Kierkegaard in estrema sintesi

Come già detto Kierkegaard può essere anche reinterpretato a mio avviso per giustificare la filosofia oltremoderna ed a tal fine proverò a fare qui una brevissima sintesi preliminare della sua filosofia.

Secondo Kierkegaard la filosofia non deve concentrarsi su qualcosa di ideale e l0ntano dall’uomo come l’Assoluto Hegeliano (Hegel era il filosofo preminente nella sua epoca) quanto piuttosto sulla vita e sull’esistenza umana, che è spesso caratterizzata da scelte che si auto-escludono (da quelle lavorative a quelle di vita come ad esempio matrimonio vs restare single) motivo per cui l’esistenza umana è sempre caratterizzata dal dubbio…o fai una cosa o fai l’altra..Aut Aut

In particolare Kierkegaard distingue tre stati alternativi in cui l’uomo può vivere: la vita estetica (rappresentata dal Don Giovanni), la vita etica (incarnata nel marito) e la vita religiosa (come esempio l’autore riporta Abramo).

Questa filosofia delle alternative auto-escludenti e pessimista ha contraddistinto tutta la vita del filosofo che ha superato diverse tragedie oltre di fatto ad essersi diviso fra la vita matrimoniale con la sua unica amante Regine Olsen e la vita da accademico/teologo che poi ha seguito non senza ulteriori sofferenze per l'”alternativa” persa.

Nella vita estetica l’uomo vive un’esistenza superficiale, che non porta mai davvero a conoscere le persone/amanti con cui il Don Giovanni va a letto e che sono viste solo ed esclusivamente come strumenti di piacere da raggiungere con ogni mezzo necessario (il Don Giovanni non esita infatti non solo ad ammaliare Cordelia con finte lettere d’amore ma anche ad imbrogliare il suo giovane innamorato e sua zia per raggiungere i suoi scopi, mostrando anche sadismo e una notevole freddezza). La vita estetica dopo un po’ comunque appare ripetitiva, e quindi sopraggiunge la noia ed assieme ad essa anche l’angoscia (inadeguatezza verso il mondo) e la disperazione (inadeguatezza verso se stessi).

La vita etica è quindi lo stadio successivo che nasce quando noia, disperazione e angoscia prendono piede portando l’uomo a cercare stabilità invece che avventura, etica invece che sregolatezza, impegno anzichè occasione, progetto anzichè improvvisazione.  La vita etica è quindi incarnata dal marito  e dalla sua fedeltà coniugale che lo porta ad impegnarsi anche lavorativamente per i figli e la moglie anzichè pensare solo a divertirsi.

Tuttavia anche l’etica non è esente da errori, infatti si può fare il male anche senza volerlo o con le buone intenzioni. Questo porta quindi l’uomo a rendersi conto che è imperfetto, che è peccatore e che quindi necessita del perdono. Necessità di Dio e quindi di seguire una vita religiosa e compiere il “salto” più difficile: quello dalla ragione alla fede (irrazionale). Kierkegaard riporta come esempio Abramo a cui Dio prima in tarda età (era sterile) dona il figlio Isacco ma poi per dimostrargli fede gli chiede di ucciderlo (forzando quindi un atto antietico). Quando Abramo obbedisce a Dio come atto di fede questi lo ricompensa salvando all’ultimo Isacco tramite la mano di un angelo che impedisce il sacrificio.

Kierkegaard ed oltremoderno

E’ possibile facilmente osservare come la prima fase dell’esistenza umana (vita estetica) corrisponda sostanzialmente all’esistenza inautentica heideggeriana, o alla vita del superuomo nietzschanio/unico stirneriano; mentre la vita etica di Kierkeggard corrisponda grossolanamente all’esistenza autentica heideggeriana, alla sua Cura ed al suo Essere-per-l’Altro.  A ben vedere la Noia altro non è che una sensazione di malessere data dagli atti ripetitivi che appaiono inefficaci nel raggiungere l’omeostasi eterna, mentre analogamente l’angoscia rappresenta l’insufficienza per la finitezza dell’uomo nei confronti del Mondo, e la disperazione appare come l’analoga insufficienza che si prova verso se stessi rispetto alle proprie aspettative di stabilità, potere ed eternità (Bauman con la sua società liquida ha ben mostrato come questa finitezza e limitatezza  si esprime nel consumismo postmoderno). La vita religiosa sembra essere stata dimenticata dai filosofi novecenteschi immersi nel positivismo e nel post-positivismo finto-ateo…. ma a ben vedere tutti e 3 gli stadi dell’esistenza kierkegaardiaani hanno in realtà del “religioso”:

  • la vita estetica può essere vista come una religiosità in cui il nuovo Dio è l’Io ipertrofico del soggetto, ove la grazia è data dai piaceri e dal denaro in modo simile a come indicava Max Weber ma senza l’etica protestante
  • la vita etica è invece assimilabile al progetto che Jung ha ben illustrato nel suo processo di individuazione. Jung come tutti gli psicoanalisti ritiene la religione come un fatto nevrotico ove Dio sostituisce il Padre, tuttavia in opere come Psicologia ed Alchimia si può vedere come il legame fra psicoanalisi e metafisica sia in realtà pregno ed a mio avviso non assimilabile solo ad una debolezza umana (come ho illustrato nel mio articolo su Jung)
  • la vita religiosa possiamo quindi dire che è obsoleta? A mio avviso assolutamente no! Come ho ben illustrato ne La Scolastica della Cura infatti l’esistenza autentica ed inautentica altro non sono che modalità dell’Uomo di ottenere la grazia ovvero l’omeostasi e l’ideale della Vita Eterna. Tuttavia nello stesso articolo avevo anche illustrato come l’effetto placebo altro non sia che il risultato irrazionale di un atto di Cura e di Amore dato senza condizioni e quindi se vogliamo un atto di fede o religioso che la scienza medica razionale non può spiegare nella sua genesi.

Kierkegaard in definitiva voleva fondare una nuova teologia basandosi sulla sua filosofia… potrebbe essere questa sua reinterpretazione una degna conclusione del suo lavoro? Forse la disperazione e la tristezza per le scelte di vita che abbiamo inevitabilmente escluso può essere attenuata da questa consapevolezza? Dal fatto che nei fatti tutte le strade portano all’Uno e più che essere alternative esistenziali sono appunto strade che hanno tutte alla fin fine tutte la stessa meta ma con mezzi diversi?

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