Oltremoderno

Cosa mi ha portato a studiare filosofia

Questo è il mio primo articolo che tratta di filosofia! Come avrete già letto da questo blog io non sono certo un filosofo, tuttavia negli ultimi anni, dopo aver terminato di leggere i principali testi di radiologia (e averne realizzato le voci per Wikipedia) mi sono avvicinato anche a questa materia ed in questo articolo vi illustrerò in maniera sintetica cosa mi ha portato a seguire questa nuova ed inedita strada per me…e le conclusioni che sto raggiungendo.

Sebbene abbia finito di studiarmi tutto l’Abbagnano sto ancora provvedendo a leggere molti altri testi, motivo per cui le considerazioni che scriverò qui molto probabilmente saranno soggette a multiple revisioni; che spero voi lettori mi aiuterete a trarre 🙂 . Credo ormai di avere almeno le “basi” minime necessarie a scrivere qualcosa di sensato su questa materia che prima in via mia non avevo mai studiato e che, a torto, ritenevo “inutile” al contrario delle materie scientifiche (come sapete alle superiori ho frequentato l’ITIS e non un liceo)…per favore, non siate troppo severi e prendete queste mie considerazioni per quello che sono: le parole di un “dilettante” della materia! 😀 (ma che scrive per cercare di capire ed imparare! 🙂 )

Innanzitutto…cosa mi ha portato ad interessarmi alla filosofia? Diciamo che alla fine del mio percorso di specializzazione in medicina nucleare il fatto di non essere riuscito ad “inserirmi” in quell’ambiente che avevo frequentato per anni ed il non riuscire più a proseguire gli studi di analisi delle immagini che stavo svolgendo mi aveva mandato un po’ in crisi esistenziale, facendomi chiedere quale “senso” dare alla mia esistenza (è questo uno dei motivi che mi aveva portato anche ad aprire questo blog come sapete), tuttavia anche altre ragioni mi hanno portato altri interrogativi a cui solo la filosofia, e non la scienza che avevo usato fino a quel momento, poteva provare a dare una risposta.

Dopo aver smesso di fare ricerca per l’università e dopo aver iniziato ad interagire direttamente con i pazienti in un ambiente come il territorio estremamente povero di mezzi diagnostici (e nel mio caso anche parecchio “isolato” dal resto del mondo) non ho potuto notare l’enorme discrepanza di mezzi ed obbiettivi fra il mio nuovo posto di lavoro e l’ambiente ospedaliero/universitario di cui facevo parte; nella mia “vecchia casa” infatti si aveva a che fare sempre con patologie gravi e con quesiti diagnostici spesso molto complicati, ma di fatto si vedeva molto poco il paziente (e rarissimamente lo si vedeva stare male o morire, pur sapendo che molti di loro purtroppo erano spacciati) mentre nel nuovo posto di lavoro mi sono invece spesso trovato a che fare con “patologie” decisamente più banali (o anche isterismi/cosa inventate dovute al particolare ambiente) o a interagire con pazienti estremamente problematici dal punto di vista sociale….che dopo anni incominciano a “cambiarti” facendoti diventare per certi aspetti decisamente più freddo, macchiavellico, se non aggressivo (verbalmente). La cosa ovviamente continua a farmi paura anche oggi ed è per cercare di capire come la mia anima stava evolvendo che, oltre alla psicologia, ho pensato di rivolgermi anche alla filosofia. L’enorme disparità di mezzi fra i due ambienti inoltre mi ha fatto notare come il mondo ospedaliero/universitario sia distante anni luce dal mondo territoriale; dove lavoro ora per fare una banale radiografia ci vogliono mesi e spesso ti puoi fidare solo di occhi, mani e orecchie per districarti in casi clinici, spesso in urgenza e a volte anche molto complessi.

Ho iniziato quindi a vedere come funziona il “mondo reale” che rappresenta la maggioranza dei miei colleghi, e facendolo non ho potuto non pensare a quanto la maggioranza dei miei vecchi studi all’atto pratico risulta sostanzialmente “inutile”! Cosa serve la radiomica se per diagnosticare una polmonite hai difficoltà a prescrivere una radiografia e puoi fidarti solo del tuo fonendoscopio e di un saturimetro? Oltre a questo la “povertà” di mezzi che ho ora a disposizione cozza in maniera molto decisa con i bilanci economici di prestazioni come la PET che snocciolano cifre di migliaia di euro spesso spesi nell’ambito di studi clinici (a cui in passato ho anche contribuito) che di innovativo hanno ben poco e sono spesso fatti dalle strutture ospedaliere a fini di lucro con un ritorno scientifico a mio avviso basso! (tutte le prestazioni fatte sono rimborsate alla struttura ospedaliera o dal SSN o da sponsor). A cosa serve allora fare ricerca per noi medici? solo a gonfiare di pubblicazioni il nostro curriculum (magari anche scannandosi con i colleghi) e a gonfiare i bilanci dei nostri datori di lavoro!? Mi sono quindi reso conto che la questione etico/sociale (che è filosofica) andava affrontata! (quando poi sono persone a te care o tu stesso a finire dall’altra parte della barricata…con questo stato delle cose non puoi non aver paura!)

Come ultima cosa il territorio, al di la degli scarsi mezzi a disposizione, facendoti “vivere” a contatto con i pazienti mostra quanto la medicina ed il medico spesso siano impotenti di fronte oltre che alla morte anche a malattie “banali” come un mal di schiena ove l’unico potere che abbiamo (nonostante tutta la nostra “tecnologia avanzata”) è calmare il dolore con gli antidolorifici che conosciamo dalla notte dei tempi! Quindi, anche senza pensare al disastro che è stata la COVID-19, stando con i “piedi per terra” ho toccato con mano la nostra impotenza, comprendendo emotivamente oltre che razionalmente come lo “scientismo in campo medico” sia fallace e come praticamente tutti sbagliando oggigiorno abbiamo eretto la medicina a religione ed i medici a sacerdoti! Meritiamo davvero questo ruolo!? Abbinato a questo problema poi c’è anche il fatto che i pazienti oggi non si fidano più di noi anche quando invece saremmo “sicuri” dei nostri mezzi! (basta guardare ai NoVax) Cosa porta a questa sfiducia nei nostri confronti? E’ davvero solo un problema di comunicazione e linguaggio che bisogna risolvere per guadagnare fiducia? Può la censura e la cancel culture bollare come “fake news” e criminalizzare le “teorie antiscientifiche” anche a scapito della libertà di espressione per “salvare vite umane”? …o sarebbe meglio seguire un’altra via? Come questi aspetti etico/politici possono influire anche sulla ricerca scientifica, sui rapporti fra colleghi e su altri aspetti non medici della vita quotidiana? (con particolare riguardo ai mezzi di comunicazione di massa e ad internet). Infine quale “pilastro” oggigiorno possiamo utilizzare come base per le nostre idee se sia Dio sia l’ideale scientista sono quindi “morti”?

Per cercare di rispondere a tutte queste domande a mio avviso credo sia necessario fare un piccolo recap della filosofia occidentale.

Breve storia della filosofia occidentale

Si può facilmente notare come studiando la storia della filosofia occidentale i primi filosofi dell’antica Grecia da Talete fino a Democrito erano sostanzialmente dei “protoscienziati”, degli “uomini universali” estremamente saggi (da cui poi deriverà successivamente la denominazione “sofista”) il cui scopo era studiare la Natura per piegarla ai voleri dell’Uomo. Successivamente con la frase “l’Uomo è misura di tutte le cose” fu Protagora a mettere l’Uomo al centro del Mondo e dello studio della filosofia stessa, divenendo di fatto l’iniziatore della disciplina umanistica che oggi conosciamo e ponendo per primo il linguaggio come metodo fondamentale per capire il Mondo e l’Uomo. I sofisti come Protagora infatti erano i “saggi” che nell’antica Atene oltre a insegnare ogni disciplina ad esempio si occupavano anche di usare l’arte del discorso per influenzare le decisioni di carattere politico/giuridico nella democrazia voluta da Pericle…arte del discorso che presto venne prontamente abusata utilizzando le parole per “modificare” l’immagine della realtà, portando quindi il discorso al relativismo che di fatto mette la parola umana sullo steso piano di quella Divina e del Mondo! (da qui la diminuzione dell’interesse della filosofia per lo studio dell’ Archè e la bassa considerazione che i sofisti delle ultime generazioni da sempre godono nella storia della filosofia, accusati dai più di essere dei manipolatori e dei parolai). A mettere alla prova questa scia di relativismo che imperversava all’epoca e che stava corrompendo la Polis fu per primo Socrate con il suo “metodo socratico” (che riusciva a mettere al palo le argomentazioni deboli degli altri sofisti, cosa che Socrate pagò con la vita pur di difendere la democrazia ateniese) e successivamente il suo allievo Platone che, dicendo di prendere spunto dal suo maestro ma in realtà contraddicendolo nei fatti, ideò una nuova metafisica ove le verità (idee) del mondo sono assolute ed a cui l’Uomo deve tendere per realizzarsi! Ovviamente queste idee “assolute”, a partire da quelle politiche, ha deciso lui che sono assolute! 😀 (non a caso Popper nel 900 dirà che il platonismo è stato il primo precursore del totalitarismo..e non a caso in tanti prenderanno successivamente spunto da questo autore). Aristotele, allievo di Platone, più tardi fonderà un’altra metafisica più empirica (anche se erronea e meno avanzata di quella dei Pitagorici e dei Democritei) che sopravviverà fino a quando Galileo Galilei nel rinascimento la smentirà mediante il nuovo “metodo scientifico” da lui ideato (Nel frattempo i Cristiani avevano fatta propria la cosmologia aristotelica con S. Tommaso, corrispondendo il “Motore Immobile” aristotelico a Dio e quella neoplatonica con S Agostino ove il male era visto come distanza ed imperfezione da Dio).

Galileo al contrario di Socrate si salvò la vita abiurando le sue idee che vennero però poi riprese da tanti pensatori successivi come Bacone (che col detto “sapere è potere” riconobbe in questa nuova disciplina un modo per piegare il mondo ai voleri dell’uomo) e Cartesio, filosofo da cui discendono prima i razionalisti del seicento e poi gli illuministi che riconobbero per primi nella ragione e nell’uomo un’alternativa a Dio. Con la dittatura napoleonica, la restaurazione ed il congresso di Vienna però tali teorie mostrarono i loro limiti e la stessa filosofia riconobbe i limiti della ragione con Kant (che da buon filosofo figlio dell’illuminismo giudicò la ragione mediante la ragione stessa, evidenziandone i limiti nelle 3 famose “critiche”). Questa perdita del primato della ragione portò quindi all’avvento dell’idealismo romantico ove l’uomo (kantianamente) crea il mondo con Fichte. Tale “Io creatore” verrà poi reso sempre più indipendente dal singolo individuo prima da Shelling e poi da Hegel (ove l’Assoluto è identificato come la guida della storia e del Mondo nel ciclo conservatore di tesi->antitesi->sintesi->tesi dettagliatamente descritto nella sua enciclopedia delle scienze filosofiche). Saranno i discendenti del pensiero di Hegel appartenenti alla Sinistra Hegeliana a trasformare tale ciclo da idea conservatrice in una spirale evolutiva progressista ed a sostituire l’idea “divina” ed ideale di Assoluto con l’idea materialista ed economica (Marx e la sua teoria della rivoluzione comunista sono il culmine di questa ideologia).

Nella seconda metà dell’ 800 è la borghesia europea a riprendere il potere ed ad espandersi mediante gli imperi coloniali in tutto il mondo; in tale fase storica la corrente predominante diventa quindi quella positivista borghese, che riporta la ragione al centro del potere illimitato dell’uomo sulla Natura, rifugge ogni metafisica e religione e inizia uno studio di fatto matematico delle scienze umane; questa corrente filosofica ottimista su tutto avrà successo fin quando l’Europa, forte del suo “potere”, non si autodistruggerà nei due conflitti mondiali e la scienza non verrà minata dall’indeterminismo da scienziati e matematici come Heisemberg, Einstein e Godel; mentre le scienze umane positiviste e deterministe verranno smentite dall’ Inconscio introdotto da Freud. Il mondo occidentale europeo, oltre che distrutto dalla guerra si ritrova anche senza alcun riferimento nè scientista nè religioso (la famosa “morte di Dio” ipotizzata da Nietzsche). E’ lo stesso Nietzsche che ipotizza quindi ben prima delle due guerre quello che accadrà pochi decenni dopo con il nichilismo dato dall’assenza di valori certi ed il possibile avvento del “Superuomo” che, al contrario dell’uomo di Schopenhauer, non è mosso dalla “volontà di vita” (sopravvivenza) ma dalla “volontà di potenza”, cioè l’uomo che, libero sia dalla religione sia da ogni altro vincolo, è solo al mondo e quindi “libero” (anche di schiacciare gli altri per il suo godimento… i nazisti da questa ideologia più tardi attingeranno a piene mani anche grazie alla sorella del filosofo, tale ideologia ricorda inoltre molto da vicino l’anarcocapitalismo, ove il singolo deve essere libero di fare quello che vuole senza limiti se non quelli imposti dal mercato da lui gestito).

Da questo clima di incertezza alcuni filosofi cercarono di trovare un senso all’esistenza ispirandosi alle idee del religioso Kierkegaard da cui ebbe origine l’esistenzialismo, il cui massimo esponente fu Martin Heidegger. Dal suo pensiero inizialmente pessimista (a cui si ispirarono molti altri) successivamente, incorporando le idee di Wittgenstein sul ruolo del linguaggio, iniziò a studiare l’evoluzione dell’Essere nella storia (da qui il titolo della sua opera magna, “Essere e Tempo”,  che tuttavia non completa e demanda ad opere successive la risoluzione del quesito) evidenziando come l’Essere in ogni epoca si sia svelato all’uomo in modo diverso (Dio è solo una di queste manifestazioni) pur celando la sua vera essenza. L’autore diceva che un giorno l ‘Essere si sarebbe svelato all’uomo in quanto tale in una sorta di nuova “teologia” e nel farlo ovviamente avrebbe usato il linguaggio (da qui la nascita dell’ermeneutica come studio fenomenologico del linguaggio interiore). Successivamente i filosofi occidentali iniziarono l’opera definitiva di “smantellamento” della filosofia culminata fino ai giorni nostri prima opponendosi all’ermeneutica del singolo, soffermandosi invece sullo studio della “struttura” dei filosofi strutturalisti (intesa come studio linguistico delle interazioni fra gli individui nella società), per poi smantellare anche la struttura stessa ricercandone i rapporti di potere per criticarla mediante il linguaggio (destrutturalismo) fino al postmodernismo attuale in cui ogni struttura (come anche ogni critica a una struttura) può essere destrutturata, portando quindi al relativismo.

Oltremoderno, ovvero come superare il postmoderno

Nella mia ignoranza rispetto alla materia “filosofia” ora cercherò di illustrare l’idea che mi sono fatto per cercare di superare la piaga del mondo postmoderno, ovvero il relativismo! Probabilmente non sono il primo ad avere queste idee, ma sinceramente mi sorprende che nè sull’Abbagnano ne su varie lezioni che ho visto su youtube non abbia trovato le tesi che qui saranno esposte. Verosimilmente sono solo un grande ignorante della materia, ma proverò comunque ad esprimere qui la mia idea, originale o no, condivisibile o no; sperando che qualcuno mi illumini e mi dica la sua. 🙂

La prima cosa che ho notato leggendo sulle teorie che vanno dallo strutturalismo in poi è che sono tutte palesi figlie del pensiero di Wittgenstein, il quale in modo simile agli idealisti romantici mette al centro dell’universo l’uomo ed il linguaggio come “fondamento della realtà”. La cosa più curiosa è che filosofi “di sinistra” come Foucalt, Derrida, Habermas e Vattimo se ho ben capito fanno un errore che agli occhi di un marxista è incredibile! Mentre per Marx la struttura della società è primariamente economica…per gli strutturalisti e successivi inspiegabilmente (per me) è il linguaggio! (cioè quella cosa che Marx invece identificava come sovrastruttura, dipendente dalla struttura sottostante nelle sue manifestazioni, anche religiose..si veda la famosa equazione religione=oppio dei popoli e strumento del potere!)

Questa incredibile “inversione del rapporto causa-effetto fra struttura e sovrastruttura, fra economia e linguaggio”, è a mio parere la base della deriva relativista moderna! (e può benissimo essere condivisa anche da persone “di destra” in quanto indipendentemente dall’epilogo rivoluzionario marxista è la base anche di ideologie di destra che spesso hanno il denaro al centro)

Voi mi direte… ma se in democrazia tutto è linguaggio (specie nell’attuale mondo dei mass media e di internet) e se un linguaggio “sbagliato” può influenzare male ed imbrogliare l’opinione pubblica (vedi fake news) allora è GIUSTO CONTROLLARE IL LINGUAGGIO MEDIANTE LA LEGGE! Beh…. la domanda che vi faccio è questa: se un partito politico facesse anche senza farsi pubblicità delle leggi che garantiscano a tutti condizioni di vita dignitose, un lavoro stabile e sicurezza sociale ed economica con un buon welfare…la maggior parte di voi VEDENDONE I FATTI (e non i comizi o i meme su instagram) lo votereste? LA RISPOSTA CREDO SAREBBE SI! (e probabilmente anche in massa! Ergo quel partito DI SICURO VINCEREBBE le elezioni!) Se questo partito politico avesse la fiducia VERA degli elettori e proponesse un vaccino contro una malattia letale come l’influenza che causa migliaia di morti all’anno fra gli anziani voi acconsentireste? (o non vi fidereste?)

Ha ragione Popper quando dice che per far sopravvivere la democrazia bisogna essere “intolleranti contro gli intolleranti”?….oppure forse in tanti in Europa quando il nazismo è nato nella Germania post prima guerra mondiale si sono sporcati le mani di sangue redigendo prima quello schifo che fu il trattato di Versailles e successivamente usando Hitler nella speranza che fermasse un’ ipotetica avanzata di Stalin contro l’Europa capitalista/democratica? Forse il primo ministro inglese Chamberlain all’inizio appoggiò l’espansionismo di Hitler perchè aveva la coda di paglia oltre che per convenienza? Che parallelismi ECONOMICI si possono trovare fra il mondo occidentale di oggi e la Repubblica di Weimar? Quale forza politica in quel paese controllò il linguaggio per garantirsi il potere fin quando non è stata sconfitta militarmente? Dobbiamo per forza ripetere gli errori del passato oppure possiamo evitare di fare la fine dell’Atene di Pericle che fu devastata da un’epidemia di peste e subito dopo sconfitta militarmente da Sparta, cosa che portò alla dittatura di 30 tiranni!? (uno di questi, Crizia, era zio di Platone…)

Capito questo capite anche qual’è il modo migliore per fare filosofia e come questa “nuova” filosofia “oltremoderna” sia in grado di andare “oltre il postmoderno” in quanto immune dagli attacchi destrutturalisti fatti mediante il linguaggio dei parolai perchè validata dalla democrazia! Ovviamente tale nuova filosofia mostrerebbe il volto reale della cancel culture e del politicamente corretto come meri strumenti di controllo politico attuati dall’establishment (spacciati per ideologia progressista) che da sempre vuole controllare la sovrastruttura per mantenere la struttura intatta!

I prossimi articoli partiranno da questa “base” per poi trattare diversi dei temi esposti all’inizio, oltre a molti altri! Stay tuned!

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