Sade prossimo mio (P. Klossowsky)

Klossowsky è l’autore di questo discusso libro sul marchese De Sade ove ne illustra ed interpreta la filosofia, correlandone il pensiero “metafisico-ateo”(?) con quello del più “recente” Nietzsche. Tale testo è stato talmente discusso in quanto apologia al De Sade quando fu pubblicato che l’autore dovette cambiarne parte dell’impostazione pre-ponendone un saggio introduttivo intitolato “Il filosofo scellerato” che è stato pubblicato assieme al saggio omonimo del titolo di questo articolo.

La scena chiave del film Salò o le 120 Giornate di Sodoma di Pasolini ove Klossowsky è citato apertamente è questa:

Il “gesto unico”

Il filosofo scellerato Klossowsky “completa” la trattazione del suo saggio successivo approfondendo il tema della sodomia, che a detta dei critici lui non aveva trattato adeguatamente alla scrittura del suo primo testo.

Perchè leggendo de Sade la sodomia è forse la perversione cardine di tutti i suoi scritti? Secondo Klossowsky la sodomia è la perfetta realizzazione della sessualità non riproduttiva, ovvero dell’uomo-maschio che arriva ad imporre il potere personale all’ordine della Natura. In questo caso ovviamente l’autore non intende demonizzare l’omosessualità tout-court caratterizzata spesso da un amore sincero verso il partner dello stesso sesso, quanto piuttosto l’evoluzione “perversa” descritta nei romanzi del filosofo settecentesco ove il sesso è di fatto sinonimo di potere dell’uomo sul Mondo e dove quindi l’uomo mediante l’atto sodomitico si “ribella” all’ordine naturale.

Il risultato è quindi un’omosessualità nei fatti violenta dell’uomo nei confronti del maschio-vittima “passivo”, mentre la donna protagonista dei romanzi di de Sade prima subisce le umiliazioni imposte dal maschio “alfa” (se così possiamo definire il pervertito) per poi nei fatti diventarne complice e pervertita a sua volta (in tali testi però ovviamente il maschio è sempre quello con maggior potere per via della misoginia del loro autore).

Il potere quindi dell’uomo sulla natura in realtà non è illimitato come l’abusatore vorrebbe, ma è limitato dalle stesse leggi che il pervertito vorrebbe violare, in quanto (per citare sia il film sia il saggio da cui è tratto) il pervertito alla fine dice la celebre frase: “noi dobbiamo subordinare il nostro godimento a un gesto unico“(ovvero quello sodomitico-parafilico).

Il perverso quindi, nella sua smania di ricerca del potere, è in realtà limitato proprio dalle sue scelte nel vivere la sessualità, in quanto condannato a ripetere sempre gli stessi rituali. (in primis sodomitici, ma in generale nell’ossessione parafilica per il sadismo, la morte, la coprofagia, la pedofilia ecc… atti comunque sempre uguali a se stessi indipendentemente dall’identità-volontà della vittima/partner).

Questa interpretazione della sessualità pervertita e delle parafilie viene indagata nell’interessantissimo saggio successivo ove viene discussa l’evoluzione nel tempo della “metafisica” del De Sade in rapporto anche alla storia politica francese del ‘700.

I paragoni poi con la storia recente si sprecano: Pensate ad esempio al rapporto fra Jeffrey Epstein e la sua “compagna” Ghislaine Maxwell (che diventa anch’essa pervertita ed abusatrice “negando” forse gli abusi subiti, come le “megere” di Salò e le Novellatrici del romanzo del De Sade).  Oppure a Bill Clinton vestito da donna che ricorda tanto alcune scene del film di Pasolini.

Pasolini nel suo film Salò o le 120 giornate di Sodoma aveva già descritto decenni fa questa “anarchia del potere” ove i potenti si rifugiano in una “società segreta”- isola sperduta (uguale concettualmente alla villa ambientazione del film o al castello del romanzo Sadiano) per perpetrare i loro abusi e rafforzare rapporto di forza-influenza con mezzo mondo.

Secondo Klossowsky la società perversa deve essere segreta perchè, al contrario di quanto affermato del pensiero illuminista-democratico, lo scopo delle leggi non è mantenere l’ordine sociale, ma limitare la popolazione generale permettendo invece ai potenti (privilegiati) di violarle.

Ovunque gli uomini siano uguali e ovunque tali differenze non sussistano, non
può esistere felicità.

Il piacere che nasce in me da questo dolce confronto tra il loro stato e il mio,
sparirebbe se io venissi in loro aiuto, giacché in tal caso da uno stato di
miseria li porterei a conoscere un istante di felicità che li renderebbe uguali
a me, privandomi in tal modo di ogni piacere di confronto. 
- Le 120 Giornate di Sodoma, ripreso da Klossowsky pari pari nel suo saggio

Oltre a questo, come già detto in altri articoli, Pasolini aveva anche capito come la “metafisica” descritta da De Sade avesse in realtà pervaso tutta la società, dai suoi vertici fino alla base popolare:

La “metafisica” del De Sade

E’ quindi giusto affermare quanto sostenuto da Pasolini? Ovvero che è il linguaggio propagandato dalle elitès ad averci portato a questa lotta tutti-contro-tutti che nei casi estremi produce gente come Epstein? O forse Sade descrive invece una “metafisica del potere” come sostenuto da Klossowsky?

Nel saggio di Klossowsky il sadismo di de Sade origina inizialmente dal regicidio del Re di Francia avvenuto duramte la Rivoluzione Francese.  Dato che il Re era tale per diritto divino l’omicidio di tale figura può essere paragonata alla “morte di Dio” che più tardi sarà descritta da Nietzsche. Senza un Re (e senza regole nell’anarchia conseguente al regicidio) l’uomo è quindi libero di prenderne il posto soggiogando gli altri uomini (da qui l’ Homo homini Lupus teorizzato da Thomas Hobbes) e la natura stessa (tramite la Tecnica).

Secondo Klossowsky De Sade quindi non crede in un Dio “infinitamente Buono” come quello cattolico quanto piuttosto riprende il concetto di un Dio “infinitamente cattivo” dal manicheismo (che ha creato un mondo imperfetto per “cattiveria”, andando contro il pensiero di S. Agostino) a cui ora il pervertito è libero di sostituirsi al suo trono anche a scopo di vendetta verso questi per le sue sofferenze (imitandone i mezzi, e da qui deriva il sadismo). Tuttavia da questa prima metafisica Sade evolverà verso un’identificazione di Dio con la Natura (femminile), che quindi apparirà malvagia (in tal senso a mio avviso più che il manicheismo Sade è più simile al romanticismo di Fitche) e il cui scopo dell’uomo è controbilanciare il non-Io/Natura.

Klossowsky dimostra quindi come Sade, ben lungi da essere un “senza Dio” ed antimetafisico come lui afferma e come tutti gli illuministi, abbia in realtà una metafisica estremamente complessa (in cui l’uomo si sostituisce a Dio, ma non ne annulla il concetto!). Per tale ragione a mio avviso Pasolini, pur nell’ aver descritto benissimo la società di oggi, ricade anch’esso nell’errore dei neo-marxisti che confondono la Struttura economico-metafisica con il linguaggio e la propaganda attribuendo ai mass-media tutta la responsabilità della degenerazione politico-sociale attuale…quando forse per dirla alla Nietzsche l’uomo che (crede) di aver ucciso Dio in realtà lo rimpiange cercandone dei simulacri in se stesso.

Tuttavia è sensato/conveniente/scientificamente esatto vivere senza Dio? Ho già espresso la mia opinione a riguardo… ma dettagliarne le modalità abbandonando sia i dogmi religiosi sia il (finto) ateismo spicciolo positivista credo non sarà un’impresa facile…e non so mai se un giorno avrò le capacità per indagarla…

Psicoanalisi del De Sade

L’opera in appendice finisce con un tentativo di spiegare psicoanaliticamente De Sade, ove il suo sadismo viene ricondotto ad un complesso di Edipo “inverso”. Mentre il complesso di Edipo classico è legato al bambino che vede il padre come un’avversario nel possedere la madre, l’odio di Sade per le donne è invece legato all’odio verso una madre tirannica. Il tal caso quindi il bambino si identifica nel padre “schiacciato” e pertanto odia le donne per cercare di vendicarlo. A tal fine quindi l’oggetto inconscio del desiderio del de Sade non è più la madre come classicamente descritta nei testi freudiani sui nevrotici quanto piuttosto la vergine (che incestuosamente il Padre “corrompe”, da qui la genesi della pedofilia, delle abusatrici e delle altre parafilie).

Questo odio verso le donne è rispecchiato anche nella metafisica da De Sade quando Dio è descritto come cattivo e duale ed è poi identificato nella Natura (classico archetipo femminile).

Rispondi