Antonio Gramsci

Gramsci è uno dei più importanti filosofi comunisti mondiali nonchè uno dei più grandi pensatori italiani, famoso per il concetto di egemonia culturale che ipotizza come causa del non scoppio della rivoluzione comunista in occidente fuori dalla Russia. Questo concetto è ben descruitto nel dodicesimo quaderno del carcere, che ho provveduto a leggere integralmente in vista della scrittura di questo articolo sulla metafisica del linguaggio . Gramsci infatti riprendendo Marx è uno dei primi a ridiscutere il rapporto fra struttura economica e sovrastruttura culturale di cui si è sempre occupato questo blog, in un modo che a prima vista potrebbe sembrare contraddittorio rispetto a quanto ho sempre esposto e all’ideaologia più propriamente marxista…in realtà vi mostrerò con queste poche righe come anche Gramsci è assolutamente integrabile in modo fertile e fecondo alla mia filosofia.

Di Gramsci sto anche leggendo le bellissime lettere dal carcere che, come i quaderni, sono state scritte nel periodo finale della sua vita mentre era imprigionato nelle carceri fasciste e offrono uno spaccato in parte ancora attuale della vita delle persone detenute. Le lettere e probabilmente anche tutti o in parte gli altri quaderni saranno oggetto di un prossimo progetto che sto già pianificando.

Egemonia culturale

Secondo Gramsci in occidente non c’è stata una rivoluzione analoga a quella russa a causa di quelli che chiama intellettuali organici ovvero quelle figure che di fatto dettano l’ideologia dominante tramite partiti politici , prodotti, metodiche, propaganda, scuola e mille altre influenze che questi specialisti in nome della classe borghese esercitano sui proletari di fatto impedendo che si rivoltino. Nel dodicesimo quaderno a tal proposito il filosofo distingue questi intellettuali organici rispetto a quelli tradizionali (ovvero senza un padrone) e come di fatto le varie nazioni in differenti contesti storici siano riuscite nella pratica ad integrare i secondi nei primi in funzione della loro percentuale iniziale di prevalenza e dei problemi che dovenano risolvere usando le loro conoscenze (problemi che vanno dalle necessità produttive dei paesi industrializzati all’integrazione di diverse etnie in paesi multietnici come gli Sati Uniti). Gramsci distingue inoltre gli intellettuali organici anche per sede di vita fra campagnoli e cittadini (i primi prevalenti nel nord italia e di solito associati agli industriali con cui si confondono, i secondi di solito impiegati nell’amministrazione della macchina statale).

Ovviamente la genesi della classe intellettuale è affidata alla scuola, ed infatti la seconda metà del quaderno è dedicata alla critica di questa istituzione, mostrando come già dei primi anni di vita dell’alunno sia evidente la differenza di indirizzo fra i poveri affidati ai corsi professionali ed i ricchi affidati ai licei ed università. Oltre a tutto questo Gramsci critica anche la riforma Gentile e i fini della scuola creata da questa, in particolare la valutazione mediante voti ed il fatto che sono state sacrificate materie come il latino ed il greco in favore dell’insegnamento di metodiche già da subito applicabili al contesto produttivo e volte anche ad impedire agli studenti di sviluppare un pensiero proprio (e quindi alla formazione di intellettuali in senso “tradizionale” in favore di quelli organici che sono così premiati dal sistema scolastico e lavorativo). Inutile dire come Gramsci ha di fatto anticipato quasi 100 anni fa le attuali polemiche che interessano la scuola.

Gli intellettuali al tempo di internet

Internet nei primi anni ’90 e 2000 si è presentata come una nuova frontiera inesplorata per i pionieri di quell’epoca. La rete era assimilabile ad una nuova terra vergine ove persone di tutto il mondo potevano nei fatti vivere una vita parallela, ma comunque legata al mondo fisico e pullulante di differenti linee di pensiero che si intersecavano e anche prendevano forma in attività imprenditoriali che andavano dai blog remunerati da annunci pubblicitari ai primi e-commerce. Gramscianamente parlando quindi la rete è stata inizialmente popolata da intellettuali tradizionali a tempo perso o con fine di comunicazione fra accademici e si è poi evoluta per ospitare anche una nuova categoria di intellettuali organici al nuovo nascente sistema economico distribuito caratterizzati nei fatti da una quasi non distinzione fra differenti classi sociali (in un forum dell’epoca tu potevi essere un ricco imprenditore, un informatico o un bambino prodigio e a nessuno importava, come ben raccontato da Edward Snowden nella sua biografia).

Vista così allora la rete perchè non è stata un nuovo terreno per una vera rivoluzione collettivistica verso il mondo fisico? (nei fatti iniziata dai partiti pirata e dal commercio di opere in licenze copyleft su siti come jamendo.com). La spiegazione tecnica di questo fatto la da in maniera eccellente lo sviluppatore di ZeroNet durante il suo TedTalk ove illustra anche come potrebbe essere possibile uscire da questa situazione (non mi dilungo ora su questo dato che ne parlo su mezzo sito, di come l’AI-opticon ha nei fatti rimpiazzato gli intellettuali tradizionali ed organici della rete per sostituirli con quelli borghesi e le loro macchine di moderazione).

In definitiva possiamo quindi dire che la filosofia di Gramsci pone la sovrastruttura culturale come elemento di altrettanta importanza rispetto alla struttura economica nella descrizione metafisica del mondo? In realtà a ben vedere il filosofo specifica che gli intellettuali organici altro non sono che dipendenti al soldo dei borghesi e questo ovviamente vale anche per i pensatori ed i tecnici che oggi lavorano sui social network centralizzati (i cui server dove girano i dati sono in mano a grosse corporazioni). Appare quindi evidentissimo come secondo Gramsci è sempre la struttura econimica a comandare sulla sovrastruttura culturale e solo sovverrtendo la prima (servizi server-based) è possibile arrivare a liberare gli intellettuali dal giuogo borghese! (questo è lo scopo delle reti decentralizzate!) Solo così sarà possibile sconfiggere l’impero capitalistico che fa finta di combattere ma in realtà foraggia leggi e culture liberticide e/o volte a un dividi et impera fra poveri come quelle incel, woke/politicamente corrette, a (finta) tutela della privacy, popperiane , o col fine di centralizzare e privatizzare la Tecnica (ove invece le AI libere e reti decentralizzate permetterebbero il suo pieno sviluppo e annullerebbero le gerarchie e forse anche di conseguenza le guerre fra gli uomini).

 

Un pensiero riguardo “Antonio Gramsci

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