Carla Lonzi

Carla Lonzi è stata una delle più importanti femministe italiane negli anni ’70 del secolo scorso.  Recentemente sono riuscito a recuperare alcuni dei suoi scritti più celebri che ritengo senza dubbio essere degli interessanti spunti di riflessione.

Sputiamo su Marx

Il titolo originale dell’opera è “Sputiamo su Hegel”, ma come anche fatto da Popper, in realtà con questo scritto la Lonzi usa Hegel in realtà per attaccare il pensiero di Marx, Engels e dei suoi seguaci anche a lei contemporanei, quindi ritengo che questo paragrafo debba avere un titolo un po’ modificato.

L’attacco ad Hegel con cui colpire anche Marx avviene tramite una critica alla dialettica servo-padrone, che la Lonzi ritiene, assieme ad altre teorie filosofiche ideate da uomini, di stampo patriarcale, tramite una serie di riflessioni:

  • critiche dirette verso citazioni (maschiliste) tratte da testi dello stesso Hegel
  • critiche a citazioni (maschiliste) fatte da Marx e da altri marxisti
  • ipotizzando come la dialettica servo-padrone non elimini le gerarchie di potere ma semplicemente sostituisca un padrone ad un altro, come fatto a suo tempo nei paesi sovietici tramite la Dittatura del Proletariato (che mai è diventata anarchia comunista)
  • ipotizzando che è impossibile una dialettica hegeliana fra tesi (uomo) e antitesi (donna) in quanto non è possibile per la tesi soppiantare l’antitesi; la donna si muove su un piano diverso inconciliabile con quello maschile (in questo mi stupisce non abbia citato la dialettica negativa Adorniana)
  • A dire della Lonzi la dialettica Hegeliano/Marxista è essa stessa “patriarcale” in quanto il femminismo ha come obbiettivo l’annullamento delle relazioni di potere fra donna e uomo e fra esseri umani in generale

Citando specificatamente Marx inoltre la Lonzi critica e capovolge il rapporto marxista struttura/sovrastruttura, dicendo che modificare la cultura e non l’economia sia l’unico modo che ha il femminismo di trionfare, in contrapposizione al materialismo tipicamente maschile.

A mio avviso, mentre i primi 4 punti illustrati sono condivisibili, ritengo meno validi (e credo anche smentiti dalla storia) gli ultimi due. Come già detto altre volte è a mio avviso impensabile che le relazioni di potere fra gli umani scompaiano senza che si sia un comprovato cambio di gerarchia economica fra le parti. Questo  perchè, com’è ovvio, se una parte della società ha il potere economico non solo avrà più mezzi per influenzare la “infosfera” a suo favore, ma avrà con se anche maggiori armi (sia da guerra vere e proprie sia di potere contrattuale in ambito commerciale/lavorativo) in grado di ledere agli altri. Quindi, in accordo con Marx ed Engels, la parità economica viene PRIMA di quella ideologica… e questo vale anche in ambito familiare e nei confronti di genere! (la Lonzi e le femministe in questo capitolo credo stiano criticando più il maschilismo dei Marxisti che le hanno messe ai margini che il Marxismo e quanto esposto da Engels nel suo testo sull’origine della famiglia). D’altronde in tutta l’opera la stessa Lonzi auspica l’abolizione del matrimonio monogamico, che Engels si vede come esito più probabile della parità di genere, ma non escludendo anche altre forme di convivenza.

Altro punto critico (smentito dalla storia come un’ingenuità oggi palese) dell’ideologia femminista è che vede tutti i mali gerarchico/impositivi come di matrice “patriarcale” (e quindi necessariamente maschile). Per smentire questa bufala colossale si può osservare come si stanno comportando le (poche) donne al momento in posizione di potere… cioè esattamente come gli uomini che tanto odiano! Sono le prime che per profitto o volontà di potenza di nietzschiana memoria spesso schiacciano i/le loro sottoposti/e.. in primis le donne con bambini o in gravidanza che magari vengono private del loro sostentamento in un periodo critico della loro vita, magari in favore di uomini che non hanno il “fastidio” dell’infanzia da accudire… Anche questo punto evidenzia come Marx per le femministe dovrebbe essere un autore da prendere come riferimento (sicuramente rielaborandolo, ma non rigettandolo in toto solo per il maschilismo di alcuni marxisti uomini).

La donna clitoridea e la donna vaginale

Questo scritto è molto interessante in quanto afferma in maniera chiara ed inequivocabile una verità oggettiva, criticando gli scritti di Freud in maniera pesante con studi clinici alla mano, ovvero che la clitoride è il vero organo sessuale della donna, ove a livello di piacere ha la stessa funzione del pene maschile (non ha quindi senso “l’invidia del pene” di freudiana memoria). La Lonzi afferma giustamente che l’orgasmo vaginale quando è presente (non tutte le donne lo manifestano) deriva da una stimolazione meccanica indiretta della clitoride nell’atto della penetrazione. Per tal motivo quindi la clitoride e la sessualità non penetrativa/non procreativa dovrebbero essere la principale attività sessuale goduta dalla donna. La Lonzi afferma che tale fatto fisiologico dovrebbe quindi portare ad una ridefinizione delle priorità degli uomini nell’attività sessuale, portandoli al dialogo con la donna per ottenere il massimo beneficio mediante la modalità di stimolazione più adeguata, privilegiando tutte quelle azioni che permettono una stimolazione diretta (più efficace) della clitoride e  rivalutando anche la masturbazione come pratica per produrre piacere che la donna cosi può anche auto-procurarsi senza la necessità di un uomo.  In questo l’autrice rifiuta quindi nettamente il concetto di “amore platonico” che vede il rapporto sessuale come un “completamento” dei soggetti mediante l’unione di due metà complementari, in quanto il sesso viene ridefinito come una stimolazione reciproca fra due partners che cercano il modo migliore di soddisfarsi e non come un atto di possesso dell’uomo nei confronti della donna, che col rapporto penetrativo può poi venir quindi ricattata a vita tramite la gravidanza, peraltro spesso ottenuta in seguito a una pratica inefficace a raggiungere l’orgasmo. In questo senso la Lonzi nel testo dove parla del diritto all’aborto oltre a sostenere una posizione ovviamente favorevole a tale pratica ritiene anche come la donna non dovrebbe essere forzata dalla morale maschile al sesso penetrativo, in chiave “liberatoria”. Al culmine di tutto ciò quindi la Lonzi considera il divorzio alla stregua di uno strumento “borghese” atto a mantenere la donna subordinata a un altro uomo diverso dal precedente dando un’illusione di “libertà di scelta”, e dichiara espressamente che la liberazione femminile si avrà solo con la fine del matrimonio monogamico, visto come forma di possesso ricattatoria.

Sebbene alcune tesi esposte in questo testo dall’autrice possono apparire ai più estreme (se non omosessuali), i dati clinici da questa illustrati sono tremendamente reali e quasi ogni giorno noi medici abbiamo a che fare da un lato con uomini che dichiarano di avere problemi di erezione ed eiaculazione e dall’altro con donne che lamentano “frigidità”…forse quindi le tesi qui esposte dalla Lonzi dovrebbero essere estese anche agli uomini, ricordando che la sessualità non si esaurisce necessariamente solo nei rapporti penetrativi e che quindi eventuali impedimenti medici o di altro genere in questo non dovrebbero precludere una vita sessuale ed affettiva soddisfacente, quanto piuttosto portare i partner al dialogo per cercare di trovare le migliori modalità (non necessariamente penetrative) atte a raggiungere il massimo piacere possibile (evitando quindi di assumere farmaci “miracolosi” che tanti spesso mi chiedono con insistenza…)

Oltre a questo poi senza dubbio la masturbazione andrebbe sdoganata come un’attività sessuale non di “seconda scelta” ma complementare ai rapporti di coppia e di norma sempre presente, inoltre bisognerebbe dare dignità di atto sessuale anche a tutte quelle attività non penetrative che nella nostra società in realtà ancora oggi appaiono “represse” e non considerate tali in quanto magari non interne alla “coppia” come l’eccitazione fisica prodotta dall’uso della parola, delle immagini o dal contatto fisico/psicologico non genitale (atti che vanno dai doppi sensi/battute ben volute, agli sguardi, all’esibizionismo della propria immagine, al farsi notare per qualche propria capacità non necessariamente attinente la sfera sessuale o alle manifestazione di affetto sui generis. Praticamente, riprendendo Freud,  ogni attività umana di esibizione o interazione con gli altri ha una componente “sessuale”!). Queste attività, in accordo con quanto detto dalla Lonzi, dovrebbero inoltre essere libere da vincoli in quanto a mio avviso utili anche a rinsaldare rapporti umani che esulano la vita di coppia (ed in questo Marcuse, non citato dalla Lonzi, è ancora valido in una società che vuole relegare sempre più ogni aspetto della sessualità all’interno della coppia a suon di politicamente corretto). Questi “buoni consigli” potrebbero poi anche aiutare i soggetti più “isolati” sia in ambito maschile (incel) sia in ambito femminile (ho scoperto da poco che esistono anche le “femcel“) a capire che forse lo sono meno di quello che credono, evitando di idealizzare eccessivamente ciò che non hanno e magari favorendo un migliore loro inserimento nella società, volto anche a migliorare la loro vita sessuale.

 

 

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