Burrhus Skinner

Skinner è l’ultimo psicologo dell scuola comportamentista che mi appresto a descrivere in questo blog, in quanto rappresenta la sintesi dei pensatori illustrati in precedenza tramite la sua teoria del condizionamento operante che poi applicò anche allo studio del linguaggio nel testo verbal behaviour, ove congiunge linguistica e psicologia e che ho approfondito. Anche stavolta ringrazio Elettra Moscelli per i consigli di studio.

Il condizionamento operante

Il condizionamento operante non è trattato in maniera dettagliata nell’opera verbal behaviour, ma per Skinner è la premessa fondamentale per comprendere anche il comportamento linguistico.

In sintesi Skinner in questa teoria riprende la teoria del condizionamento classico descritta da Ivan Pavlov e John Watson unendola agli studi effettuati da Thorndike per modificarla e generalizzarla: a partire da una teoria che considera il comportamento umano come il prodotto di una catena di riflessi (Pavlov) Skinner arriva a dedurre, riprendendo in parte Thorndike,  come il condizionamento ad un certo comportamento dipende non necessariamente solo in prima istanza dal soddisfacimento di un riflesso innato, ma genericamente dal beneficio che questo produce per l’individuo, beneficio che si traduce in una modifica che l’individuo esercita sul mondo per raggiungere tale fine (da qui il nome di condizionamento operante). A differenza di quanto illustrato da Thorndike però l’apprendimento secondo Skinner non avviene in seguito a diversi tentativi falliti che perfezionandosi portano ad un comportamento sempre migliore, ma l’apprendimento del comportamento voluto dall’individuo è istantaneo in quanto volto ad un fine ben preciso. L’apprendimento quindi altro non è che il foggiare un individuo tramite l’educazione, analogamente a quanto si fa con l’ambiente, e tale procedimento avviene tramite il linguaggio.

Il comportamento verbale

L’opera Verbal behaviour di Skinner descrive come il condizionamento operante è responsabile del funzionamento e della definizione del linguaggio umano. Il testo illustra come il linguaggio nei millenni si è sviluppato in un certo modo in quanto gli individui di volta in volta hanno utilizzato gli strumenti verbali in ogni contesto più adatti ad interagire con i loro interlocutori. Questo procedimento è stato utilizzato a partire dalla genesi delle parole fino alla definizione di un intera lingua, iniziando con suoni semplici o onomatopeici, fino ad arrivare tramite concatenazioni ad esempio metaforiche o metotimiche alle parole più complesse, ove un singolo aspetto di una parola (metonimia) o una similitudine concettuale (metafora) permette di utilizzarla in altri contesti o di creare dei termini “derivati”.

Skinner illustra anche come aspetti paraverbali del linguaggio come il tono, l’intensità, la velocità o la ripetizione di termini possano essere utilizzati dagli interlocutori per trasmettere il loro messaggio in maniera più efficace. Analogo scopo hanno gli autoclitici, ovvero parole e piccole frasi di modulazione del discorso.

Un altro modo di classificare le risposte verbali è quello di capire quale tipo di stimolo produce un certo output verbale, Skinner a tal fine identifica i seguenti tipi di input:

  • testo: input scritto
  • mand: comando/ordine dato al fine di  ottenere un effetto preciso (es. “dammi una fetta di pane”)
  • intraverbale: un altro input verbale (questo vale anche per il linguaggio interno all’individuo ed è sempre attivo quando l’individuo parla ad un altro inevitabilmente ascoltando anche se stesso)
  • echoic: ripetizione di uno stimolo verbale detto da un altro individuo (importante ad esempio per apprendere nuove parole)
  • tact: un input sensoriale diverso da quello verbale o dalle parole (ad esempio vedere un determinato oggetto/persona, toccare l’interlocutore sulla spalla, assaporare qualcosa, ecc..)
  • audience: la reazione dell’interlocutore e del pubblico, volta a rafforzare o indebolire un certo comportamento verbale dell’individuo parlante

Alcune considerazioni personali

Una delle prime cose che ho notato è l’enorme differenza esistente fra il modello di apprendimento proposto dalla teoria del condizionamento operante e la metodica utilizzata dai sistemi di machine learning e di Intelligenza Artificiali attuali, che invece procedono con un meccanismo trial-error perfezionandosi sempre più ad ogni iterazione effettuata con nuovi dati. Skinner quindi a mio avviso, rivisto per cercare di comprendere i Large Language Models come ChatGPT, nè mostra appieno i limiti di efficienza ed energetici rispetto al cervello umano, a cui secondo Skinner a ben vedere assomigliano ben poco. Skinner sarebbe sicuramente a mio avviso un’autore da far leggere a informatici ed ingegneri che lavorano in questo settore…

Un’ altra considerazione a mio avviso importante è filosofico/metafisica. Secondo Skinner (e secondo la mentalità positivista, strutturalista e postmoderna oggi imperante) il linguaggio è uno strumento volto a plasmare il mondo che ci circonda… ma siamo sicuri che la parola umana SEMPRE abbia questo effetto? Quale Essere è l‘Unico in grado di plasmare il Mondo mediante la parola?

Sebbene le considerazioni di Skinner sul linguaggio siano interessanti dal punto di vista pratico…forse dovremmo incominciare ad essere più modesti?

 

 

Un pensiero riguardo “Burrhus Skinner

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