Industria culturale

Dopo aver accennato questo argomento in uno dei primissimi articoli di filosofia che avevo scritto (Critica all'(Anarco)capitalismo ) avevo in programma di approfondire ulteriormente la questione copyright mediante delle letture specifiche come il testo Teoria Estetica di Theodor Adorno;  tuttavia l’argomento “arte” non è mai stato certamente quello in cui sono stato più ferrato ed inoltre questo testo, oltre a presentare una filosofia decisamente complessa e ad avere un deciso carattere multidisciplinare (Adorno da artista lui stesso cita un sacco di altri artisti), è scritto anche in modo certamente non facile da capire; motivo per cui nonostante sia stato uno dei primi che ho acquistato solo recentemente ho iniziato a leggerlo.

Ad ogni modo anche con le competenze acquisite sino ad oggi, per via delle continue citazioni ad artisti che non conosco in modo approfondito e per la sua forma, Teoria Estetica è per me risultato senza alcuna ombra di dubbio il testo più difficile di cui finora ho affrontato la lettura, tanto che sono praticamente sicuro di averlo assimilato solo in maniera molto parziale, nonostante tutti gli articoli di approfondimento esterni che ho reperito su questo libro per aiutarmi. Per tali motivi verosimilmente nel commentare quanto ho letto e capito commetterò sicuramente degli errori, chiedo pertanto venia per ogni incomprensione che potrete leggere in seguito, oltre che magari l’aiuto di qualcuno più competente di me in questo campo 🙂

Teoria Estetica è di fatto il proseguo come libro autonomo (incompiuto) di Adorno del capitolo dedicato all’industria culturale incluso in Dialettica dell’Illuminismo (uno dei testi principali della Scuola di Francoforte, scritto da Adorno insieme a Max Horkheimer e già più volte citato nei miei articoli precedenti). Possiamo quindi impostare il discorso che si propone questo testo iniziando con una trattazione dei motivi “personali” che mi hanno portato a studiare l’argomento, per poi passare alla trattazione sul testo più semplice e breve contenuto in Dialettica dell’Illuminismo e quindi proseguendo con un discorso su quanto riportato in Teoria Estetica. Al netto di quanto detto ho intenzione poi di aggiungere un’ultima parte inizialmente non prevista nella prima idea di  stesura di questo articolo dedicata all’arte generativa, ovvero quella “prodotta” grazie agli algoritmi di Intelligenza Artificiale.  Ho deciso questa aggiunta per approfondire questo argomento di attualità dato che ormai sui mass media si assiste sempre più un assurdo “campo di battaglia” fra luddisti/tecnoentusiasti e fra artisti/informatici.  A mio avviso, quanto scritto da Adorno in Teoria Estetica può essere un buono spunto per uscire da questa assurda battaglia fra “tifoserie”.

Un pessimo studente di educazione artistica

Da bambino ed adolescente sono stato un pessimo studente per quanto riguarda tutte le materie letterarie (che da buono scientista ritenevo “inutili”) ed in particolar modo ho sempre fatto pietà per quanto riguarda il disegno e la musica, materie che oltre che essere umanistiche richiedevano una minima manualità, che non ho mai posseduto ne ho mai avuto la pazienza di mettermi ad imparare. Tutto quest’ “odio” è più o meno andato avanti fino ai 18 anni, quando per puro caso mi sono imbattuto nelle immagini frattali, che, grazie alla sola matematica ed informatica, permettevano di realizzare da zero (e senza l’impiego di nessuna abilità manuale) delle immagini “esteticamente belle”

Ingrandimento del frattale di Mandelbrot

Queste immagini poi, oltre che per la loro “bellezza” (non condivisa da tutti… 😀 ) hanno poi un’altra particolarità he le rendeva ai miei occhi interessanti: la matematica dietro la loro realizzazione è molto semplice! L’immagine che vedete sopra infatti è generabile a partire dalla seguente semplicissima equazione:

F(z)=Z^2 + C

Ove F(z) è una funzione ricorsiva (il risultato viene riutilizzato all’infinito più volte in un processo chiamato iterazione) mentre Z e C sono 2 numeri complessi (ovvero la somma di un numero reale e di un numero immaginario, quest’ultimo ottenuto moltiplicando un numero reale per la radice quadrata di -1). Se per ogni valore di C si considera un punto in un piano cartesiano, si decide a priori il primo valore di Z e si calcola ogni volta il numero complesso Z è possibile valutare il modulo del numero complesso ottenuto applicando semplicemente il teorema di Pitagora per ogni risultato dell’iterazione:

Se Z=a+bi

M=radicequadrata(a^2+b^2)

Se all’aumentare delle iterazioni M tende a zero il punto nel piano cartesiano a cui si riferiscono le coordinate C sarà rappresentato in nero, se invece tende a infinito si userà un colore diverso a seconda del numero di iterazioni che ci mette l’equazione a “divergere” (ovvero smette da oscillare su bassi valori per impennare verso l’alto). Questa procedura relativamente semplice (come altre simili) e che necessita di pochissima potenza di calcolo permette non solo di creare immagini incredibilmente complesse con minimo sforzo e zero manualità, ma anche di rappresentare in modo estremamente semplice strutture presenti in natura basate su matematiche di questo tipo come foglie, frutti, paesaggi, nuvole, pianeti, ecc…

Non sorprende quindi che questa matematica sia in realtà ampiamente utilizzata nell’ambito della computer grafica anche da professionisti e anche nei videogiochi, ove può essere  impiegata per generare “al volo” livelli di gioco sempre diversi ad ogni partita. Questa caratteristica di molti videogiochi si chiama generazione procedurale ed il titolo che a mio avviso ne fa un uso più “spinto” generando TUTTI i suoi contenuti al volo è senza dubbio No Man’Sky

E’ stato proprio grazie ai frattali che alla fin fine per hobby mi sono avvicinato all’informatica, in quanto volevo provare a scrivere del codice atto a generare immagini sempre diverse e volevo superare così i limiti dei programmi atti a ciò che c’erano all’epoca come Fractint per MS DOS.

Un’altro aspetto poi che mi attirava molto dei frattali, da scientista, è l’incredibile accuratezza matematica che mostravano! Ad un certo dato di input infatti NECESSARIAMENTE corrisponde un determinato output! Ovviamente questa “perfezione” per l’ingenuo che ero all’epoca rappresentava la speranza che tramite l’informatica e algoritmi sempre più complessi sia di fatto possibile prevedere ogni fenomeno naturale…speranza che scomparve negli anni successivi quando iniziai a studiare la fisica quantistica (mi rifiutavo di accettare il principio di indeterminazione di Heisemberg! :D) e poi soprattutto la medicina…nei reparti ospedalieri i nostri limiti mortali non si possono nascondere! Noto con dispiacere tuttavia che illusioni scientiste/positiviste di questo genere sono tutt’altro che superate dalla gran parte di medici e ricercatori quando parlano di Scienza (questo argomento sarà oggetto di un futuro scritto).

Negli anni questa passione per l’informatica mi portò poi ad avvicinarmi al mondo open source e Linux sia per ristrettezze economiche che mi impedivano l’acquisto di software o videogiochi commerciali e sia per la possibilità di modificare/adattare i programmi come volevo io senza dover chiedere permessi a nessuno (limitandomi perlopiù alla scrittura di piccoli script e traduzioni non essendo un informatico). Da li il passo verso il mondo della “letteratura open source” (Wikipedia) e della musica creative commons è stato breve! (ed è stato interagendo con i musicisti creative commons che mi sono appassionato al web decentralizzato, come ho già raccontato in passato)

Oltre alla decentralizzazione un’altro argomento con cui mi intrattenevo all’epoca con i musicisti creative commons  (parliamo dei primi anni del 2010, ben prima dell’avvento delle odierne AI generative)  era se era possibile creare musica partendo da zero utilizzando degli algoritmi, in modo simile alle immagini frattali….mi è stato fatto notare che tutta la musica generata da programmi all’epoca era semplicemente ORRENDA! 😀 (cosa in effetti vera…erano perlopiù loop copia-incollati) e che probabilmente ogni cosa che “vedevo” nelle immagini generate dalla matematica al computer non erano altro che frutto di una paraideolia. Tuttavia un’altra opinione ulteriore espressa sull’argomento mi fece notare come molta “musica” fatta da musicisti scadenti (che su Jamendo abbondano) era non tanto dissimile da quella generata da questi algoritmi (io stesso provai a pubblicare sotto falso nome della musica generativa realizzata dagli algoritmi dell’ epoca spacciandola per “musica elettronica” su SoundCloud …e le valutazione da parte degli utenti è stata positiva! 😀 ). Vedremo ora come queste considerazioni siano di fatto molto simili a quelle espresse da Adorno

Potere ed Industria Culturale

Secondo Adorno la moderna “Industria Culturale” borghese considera l’arte niente più che una merce il cui unico obbiettivo è fare profitto e perpetrare l’ideologia capitalista e violenta (in Dialettica dell’Illuminismo sono famose le considerazioni sulla Disney e sul personaggio di Paperino fra le altre). In questo l’industria culturale di fatto detiene il monopolio che controlla il flusso dei prodotti informativi fra le persone (di fatto agenzie come la SIAE o siti come i social altro non sono che strumenti in mano a questo potere). Per il capitalista/borghese infatti l’arte ha come unici obbiettivi o il profitto oppure il controllo (totalitario?) dell’ideologia nella popolazione, obbiettivi ben diversi da quelli degli artisti creative commons e del web libero (le controversie fra pirati, artisti e società di colletta erano molto seguite all’epoca e la gente spesso parteggiava per quelli che oggi definiremmo “criminali violenti”, ma di questo ho già parlato in altri articoli). Ma quindi secondo Adorno quali sono le caratteristiche dell’Arte? Cosa distingue l’arte moderna (del 900) da quella antica?

Teoria Estetica

Secondo Adorno l’opera d’arte è autonoma in quanto indipendente dal mondo (e dai suoi poteri)  ed eteronoma in quanto è diversa dal mondo (che critica) e non sua semplice rappresentazione. Per tale ragione un’opera totalmente autonoma, che quindi non parla del mondo, non può definirsi “arte”; questo tipo di opere sono quelle prodotte dall’industria culturale, che ha come obbiettivo il mantenimento dello status quo e la trasmissione di un messaggio predefinito. Analogo significato per motivi opposti (eccessiva fantasia) lo si può ritrovare nelle opere eccessivamente eteronome e quindi di nuovo totalmente svincolate dalla realtà.

L’opera d’arte è autonoma grazie alla sua forma (metodi e tecniche utilizzate per rappresentare l’opera nella sua materialità) distinta dialetticamente dal contenuto (il messaggio trasmesso). Nella dialettica negativa Adorniana non si ha una sintesi come in quella Hegeliana, perciò forma e contenuto rimangono due entità distinte, ma tuttavia legate in quanto l’una non può esistere senza l’altra.

Il contenuto dell vera opera d’arte tuttavia fa notare Adorno (riprendendo l’ontologia Heideggeriana?) si dis-vela nelle differenti epoche storiche tramite differenti interpretazioni della stessa a partire dalla sua forma e dalle interpretazioni precedenti che si sono “stratificate” nel tempo, questo processo è detto apparizione.

L’arte moderna, a differenza di quella antica, è quindi cosciente che il suo dis-velamento è un processo in divenire che mai si esaurirà e, per tale ragione, la sua forma si è adattata a dis-velarsi come il suo contenuto nel tempo, questo avviene tipicamente nell’arte astratta ove linee interrotte, per fare un esempio, invogliano l’osservatore a dis-velare ogni volta la forma piuttosto che fornire una forma già pronta come ad esempio avveniva nell’arte sacra antica, ove inoltre l’arte non era nemmeno autonoma in quanto legata al potere religioso.

Riprendendo la dialettica negativa adorniana che smentisce il determinismo e l’ottimismo di Hegel (non considerabili più attuali dopo i campi di concentramento) in quanto non è più pensabile una definizione certa di Essere, anche l’arte scade a mio avviso in un relativismo, che oggigiorno è degenerato fino al post-modernismo.  …Ma quindi l’arte che ruolo ha oggi? Può aiutarci ad uscire dall’impasse post-moderna?

Perchè l’Arte Generativa (non) è arte

Quando utilizziamo algoritmi di intelligenza artificiale per generare un contenuto (che sia un testo, un’immagine o un video poco importa) quello che si fa è fornire una descrizione testuale del contenuto da generare al software (tecnicamente un prompt) e questo, attingendo dalle informazioni che ha nel sua database, combinerà vari “pezzi” in modo coerente per generare un output. 

Un astronauta cavalca un cavallo“. Questo prompt genera questa immagine. Il prompt descrive in maniera precisa la forma ottenuta…ma descrive anche il contenuto?

In pratica il prompt fornito è senza alcun ombra di dubbio l’esatta descrizione della forma dell’opera (secondo Adorno, che quindi interpreterebbe l’AI art al limite come un’arte “antica”), ma cosa dire invece del contenuto? Che interpretazioni può dare l’osservazione di questa immagine? Siamo sicuri che un’astronauta a cavallo sulla Luna con una bandiera americana sulla tuta non trasmetta anche qualcosa oltre la semplice descrizione nominalistica data dal prompt/forma? Può quindi quest’opera essere considerata arte? Invito voi a rispondere a questa domanda…o meglio: l’AI è un’artista o un mezzo espressivo? Quante “opere d’arte” non create da un’intelligenza artificiale altro non sono che prodotti dell’industria culturale con un messaggio predefinito non dissimili da tante immagini generate da un’AI a partire da un prompt specifico ed imposto “dall’alto”? Possiamo distinguere queste “opere d’arte” dalle foto create da un computer? Se la risposta è no…forse è proprio grazie all’AI che ricominceremo a discernere l’arte “vera” (ove il prompt non descrive tutta l’opera) dai prodotti consumistici dell’industria culturale… e forse per questo tanti “artisti” e tanti imprenditori (che verrebbero sbugiardati) temono la “concorrenza” di questi software! 😀

Potrebbe quindi l’arte generativa più che confonderci mediante la diffusione di prodotti fake fornirci un mezzo per discernere l’arte dalla non arte? L’irreale dal reale? Forse imparando cosa sono in grado di fare i software saremo finalmente coscienti non solo di cos’è davvero l’arte, ma mediante le IA saremo di fatto costretti  a smascherare tutti quegli inganni che l’industria culturale relativista e post-moderna pone dinanzi ai nostri occhi!

 

 

Un pensiero riguardo “Industria culturale

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