Concludo la mia indagine sulla “psicoanalisi del problema del Male” con questo breve ed interessantissimo saggio di S. Freud sul “Perturbante” che unisce questa disciplina all’estetica ed all’arte.
Il perturbante
L’estetica del Perturbante
Cosa si intende per “Perturbante”? Direi che possiamo riportare qui sotto la definizione data da Freud:
«Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.»
In sostanza è quindi una sensazione estetica “spiacevole” che si associa alla visione di alcune specifiche immagini che richiamano alla coscienza l’inconscio rimosso (complesso di castrazione in primis, ma anche la “tranquillità” della morte e del “grembo materno”). Immagini di questo tipo, che devono essere “realistiche” per trasmettere questa sensazione sono:
- robot/zombie umanoidi che compiono movimenti senza coscienza/automatici
- oggetti artificiali che assomigliano agli esseri umani ma da cui differiscono per caratteristiche fisiche “esagerate” (ad es occhi enormi, sorrisi a mille denti, arti in più, ecc…) . Esempi di questo tipo possono essere immagini di cartoni animati/caricaturali rese molto realistiche o artefatti prodotti dalle AI in immagini umane
- immagini come gli zombi che richiamano la rianimazione dei morti o la sepoltura da vivi
- la paura del buio o l’impossibilità di vedere a causa della nebbia, la figura dell’ “uomo nero” (richiamano l’archetipo Junghiano dell’ “Ombra” per usare una figura simbolica del discepolo di Freud che rappresenta l’inconscio rimosso)
Come detto queste immagini devono essere realistiche per scatenare la sensazione spiacevole del perturbante; quando l’immagine non lo è di solito l’effetto è satirico o anche piacevole (pensiamo alle caricature di personaggi famosi/politici che hanno spesso un aspetto deforme con caratteristiche specifiche del volto esagerate). Questo problema è ovviamente ben descritto non solo nello studio degli artefatti delle AI generative ma anche nel mondo del cinema e degli effetti speciali, ove un realismo “vicino alla perfezione ma non perfetto” delle immagini correla con un brusco calo della sensazione di piacere a loro associata. Tale fenomeno è stato chiamato da Misahiro Mori “Uncanny Valley” (valle perturbante).
Credo che il modo più semplice per descrivere questa sensazione vista sullo stesso volto umano sia usare l’AI per generare alcune immagini…
Volto umano normale:

Volto caricaturale formato cartone animato (non perturbante)

volto caricaturale reso più “fotorealistico” (perturbante):

Interpretazione psicoanalitica Freudiana del Perturbante
Come già detto la sensazione di perturbante è dovuta al riaffiorare alla coscienza dell’inconscio rimosso. Le figure “umanoidi”, così come i non morti ed il buio/nebbia richiamano infatti l’omeostasi della “Morte/grembo materno”/Nulla (come abbiamo già visto qui) e rappresentano il desideri “inconsci” del bambino di tornare al “grembo materno” e la conseguente “punizione” data dal Padre contro questo desiderio incestuoso, che porta al “complesso di castrazione” ed al principio di piacere a scontrarsi con quello di realtà (e quindi al disagio). Freud riprenderà questo tema successivamente nel saggio “al di là del principio del piacere” ove introdurrà i concetti di “coazione a ripetere” e di “principio di morte” che abbiano già analizzato in questo blog più volte.
Interpretazione psicoanalitica alla luce della mia filosofia
Questa è l’interpretazione “libidica” data da Freud, tuttavia in modo simile a quanto già fatto dai suoi discepoli Adler e Jung possiamo estendere il pensiero di questo psichiatra anche oltre la sola “libido” a tutta l’energia psichica in tutte le sue forme osservando come non solo questa sensazione correla con le limitazioni degli altri 3 aspetti della libido che ho descritto, ma anche con l’epistemologia. Se riprendiamo infatti il pensiero di Emanuele Severino possiamo correlare la “paura del buio”/dell’Ignoto con la non-conoscenza/non “controllo”/”possesso” del Mondo che gli uomini da un lato cercano di reprimere tramite le leggi e l’Etica e dall’altro cercano di rimuovere con la religione o mediante altri “Immutabili”. Io ho cercato di dare la mia “risposta” controcorrente sia per i postmoderni “atei” sia per i tradizionalisti/religiosi al problema con tutto il lavoro fin qui pubblicato ed in particolare con gli articoli La Scolastica della Cura e La Dotta Ignoranza.
Conclusioni
Il saggio sul perturbante di Freud, sebbene brevissimo, porta non solo a riflessioni profonde nell’ottimizzazione delle AI generative e delle tecnologie “umanoidi”, ma pone anche in altra veste un interrogativo attualissimo: Cosa c’è di più “perturbante” dell’impossibilità di distinguere il Reale dall’Irreale? (pensiamo al fenomeno del deepfake) I moderni contenuti prodotti dall’Industria culturale e non solo, non necessariamente sono caricaturali (e quindi distinguibili dai reali) ma sono comunque “Irrealtà Significante”? Non è che per caso il timore verso le AI, oltre che correlato ai problemi occupazionali che causano, ha anche una base psicologico/metafisica/epistemologica? Tenendo conto di questo dato come potrebbe evolvere in futuro il rapporto fra queste tecnologie e l’Essere Umano? (scritto volutamente in maiuscolo!) Inoltre dobbiamo considerare che il mondo del cinema e politico già da decenni dispongono di questo potere enorme di controllare e modificare le informazioni… (e non è detto che abbiano la coscienza pulita solo perchè sono dei “leader”…) …perchè il problema viene posto solo ora che queste tecnologie sono alla portate di tutti?