La folla solitaria (D. Riesman)

La folla solitaria è un classico della sociologia scritto da David Riesman negli anni ’50 che è stato anticipatore rispetto all’evoluzione demografica e strutturale dell’odierna società dei consumi. Secondo l’introduzione scritta dal suo autore tuttavia l’opera doveva illustrare un’evoluzione “ottimistica” della società odierna mentre invece è diventata famosa come spunto per una sua critica, anche in rapporto a quanto espresso in opere come “Sorvegliare e Punire” di M. Foucault.

Sociologia

Idealmente Riesman divide i tipi di individui sociali in 3 classi “ideali”: tradizionale, autodiretto ed eterodiretto. Tali tipi secondo lui sono correlati con l’evoluzione demografica della società in cui vivono.

L’individuo ad orientamento tradizionale ha un Esistenza fortemente condizionata dalla tradizione, a cui tutta la società deve uniformarsi. Questo tipo sociale è tipico perlopiù delle società arcaiche, ove esistono pochi individui esclusi dalla società e che sono caratterizzate da un alta mortalità e natalità per assenza di tecnologie volte a salvaguardare la salute delle persone, che quindi compensando il numero elevato di morti con tante nascite che mantengono la demografia stabile e limitata dalle risorse naturali.  L’ individuo tradizionale è spesso indifferente alla politica perché non lo riguarda in quanto in queste società sono le stesse classi agiate a decidere. (Tuttavia analoga indifferenza è molto frequente anche nelle società più avanzate quando la persona si rende conto che ogni suo sforzo politico è inutile…infatti è tipica anche di quasi tutti gli eterodiretti)

Il tipo autodiretto è invece tipico delle società industriali. Queste società sono caratterizzate da un rapido incremento demografico dato da una netta riduzione della mortalità associata ad un ritmo di nascite ancora sostenuto. Il tipo autodiretto ha un comportamento regolato da un “giroscopio morale interno” che l’individuo acquisisce dalla famiglia fin dalla nascita e lo guida per tutto il resto della vita. In tal modo l’individuo autodiretto sembra libero da una morale tradizionale, ma è in realtà fortemente condizionato ed è infatti tipicamente un moralizzatore, a cui è spesso difficile fare cambiare idea. In politica spesso è molto attivo. Esempio di queste persone sono i capitalisti descritti da Max Weber o anche al loro opposto i marxisti). Freud ha identificato tale costruzione morale nel Super-Io

Il tipo sociale eterodiretto è infine tipico delle moderne società consumistiche e della classe media occidentale (le altre classi ai tempi di Riesman avevano ancora caratteristiche autodirette, ora le condizioni direi che sono cambiate). L’ eterodiretto è guidato dal gruppo dei pari con cui convive (quindi neanche lui in realtà è libero, anzi in molti casi il conformista è anche meno libero del tipo autodiretto, in quanto pur di non rimanere isolato dagli altri, cosa che teme di più in assoluto, sacrifica la propria libertà). Il gruppo dei pari, sebbene goda di relativamente più libertà dei gruppi sociali più antichi legati alla tradizione o autodiretti è in realtà fortemente influenzato dai mass-media e dai gruppi di veto (di potere) che convivono nella odierna complessa società. L’individuo politico attivo tipico delle società eterodirette è il beninformato, ovvero quella persona che è in grado di ottenere potere raccogliendo informazioni dai gruppi utili a se stesso per cercare di avere più potere al loro interno, anche mantenendo “agganci” in gruppi distinti (è praticamente impossibile dissociare questa descrizione con la società descritta dalla filosofia strutturalista e dal panopticon di Bentham). Riesman analogamente a Foucault con la sua teoria dei gruppi di veto ritiene che la contrapposizione di classe descritta da Marx possa ritenersi superata nel mondo consumistico moderno perché manca una classe dominante tipica delle società industriali autodirette…tuttavia a mio avviso una rilettura del Capitale non gli avrebbe fatto male, perché sebbene sia indubbio che nella civiltà post-fascista non esista più una sola persona o un solo gruppo con “pieni poteri”, mi sembra assolutamente anacronistico affermare che in mezzo a questi oligopoli in lotta non ci siano persone che sono semplicemente oppresse, e  che anzi forse sono la maggioranza! D’altronde il Salo di Pasolini insegna…se è indubbio che nella società eterodiretta gli scontri fra individui siano nascosti in nome della tolleranza reciproca è anche indubbio come detto a suo tempo dal poeta maledetto friuliano che ognuno in questi gruppi cerca di fare il “beneinformato” con il solo obbiettivo alla lunga di ottenere sempre più potere per potersi permettere di schiacciare chiunque! (Vedasi non ultimo il caso Epstein)

Autonomia

L alternativa alla direzione dettata da altro da se è per Riesman l’ autonomia.

Tuttavia una vera autonomia non può esistere senza una convivenza sociale in quanto l’uomo ha bisogno degli altri esseri umani per sopravvivere.  Possiamo quindi suddividere riprendendo Riesman gli individui in tutte e 3 i modelli sociali in 3 “tipi ideali” dipendenti dalla sua integrazione sociale: l’ apatico, l’ adattato e l ‘autonomo.

Il tipo adattato è colui che è coerente con la società in cui vive e ne segue fedelmente i condizionamenti esterni, che siano la tradizione, l’autodirezione o l’eterodirezione. Non è praticamente libero.

L’ apatico è colui che non è integrato nel modello sociale in cui vive e perciò pur essendo libero soffre. È il modello tipico dei disadattati, dei “falliti” e degli esclusi (oltre che dei malati di mente). Tale tipo è rarissimo nelle società tradizionali e invece molto frequente in quelle eterodirette (anche per motivazioni puramente ideologiche la gente è esclusa in queste società dai gruppi di pari).

L’ autonomo invece è colui che riesce ad integrarsi nella società in cui vive, ma nel farlo mantiene comunque un certo grado di autonomia (non assoluta) riuscendo a barcamenarsi con la tradizione (società in cui gli autonomi sono per definizione quasi assenti), con la morale autodiretta (qui fungono spesso da innovatori) o con i gruppi delle società eterodirette (ove la connessione sociale viene “lavorata” spesso dall’individuo autonomo fra più gruppi, facendo una selezione attiva ed arrivando anche alla leadership). È ovviamente il tipo di individuo più raro e difficile da ottenere.

Due esempi interessati

Negli ultimi giorni mi sono stati fatti arrivare da alcuni follower di questo blog due testi, che ora vorrei analizzare con voi alla luce di quanto finora esposto. In un caso abbiamo una lettera scritta da un autore di omicidio appartenente agli “apatici”, nel secondo caso invece abbiamo a che fare con una femminista radicale (che potremmo definire “adattata” al suo gruppo)

La lettera del killer della maestra

Il caso in specie è relativo ad uno studente che ha cercato di uccidere una sua insegnante (Senza riuscirci per fortuna) in cui giustifica il suo atto come vendetta per le sue condizioni sociali nell’ ambiente scolastico. Qui il testo del manoscritto recuperato dagli investigatori:

fonte link completo: https://www.open.online/2026/03/26/prof-accoltellata-lettera-integrale-studente-13enne/

Titolo: La Soluzione Finale

«Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmidavanti a tutti, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza contro di me anche quando ero chiaramente la vittima. Quando sono stato preso a pugni da un ragazzino magrolino non ho reagito, gli insegnanti non se ne sono nemmeno accorti, ed erano due, ho dovuto andare da loro e raccontare cosa era successo, e questo evidenzia quanto la scuola stia fallendo. Quando la mia insegnante di francese ha avuto l’audacia di dire che me lo meritavo, il preside non ha fatto nulla, è rimasta impunita per una cosa così grave. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha spinto a prendere questa decisione radicale è stata la mia diagnosi di ADHD. Ho difficoltà di attenzione, è un dato di fatto, eppure, quando mi è stato chiesto di fare un test sul mio comportamento, la mia insegnante mi ha dato punteggi bassi per quanto riguarda la distrazione, ma non esita a farmelo notare in classe, e questo mi fa solo arrabbiare. Mi sembra un sabotaggio. Mi sta incatenando a questa vita di difficoltà solo perché non le piaccio. Avendo solo 13 anni, sono completamente impotente in questa situazione e non posso fare molto per cambiare il percorso che è stato scelto per me. La mia vita è dettata da adulti a cui non importa di me. La mia insegnante di francese non vuole altro che riempirmi la vita di dolore e sofferenza abusando del suo potere. È così impotente nella sua vita che decide che sfogare la sua rabbia su un gruppo di ragazzini delle medie sia un ottimo modo per rilassarsi. Visto che a quanto pare i “ragazzi” non capiscono cosa sia giusto e cosa no, userò questo a mio vantaggio: non posso essere incarcerato, dato che in Italia l’età minima per la responsabilità penale è 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare, uccidere lei e chiunque cerchi di impedirmelo. Non è solo un atto di vendetta, è un modo per rompere una routine noiosa nel modo più estremo possibile. Sono stanco di essere banale, di dover fare sempre le stesse cose. Le regole non sono qualcosa che dovrei seguire, sono qualcosa che dovrei infrangere, e non c’è niente di meglio per farlo della vendetta, punire chi mi ha fatto del male. Ho sempre amato infrangere le regole, che fossero etiche, morali o legali, tutte queste cose mi limitano, e se qualcosa sfida la mia libertà, lo sento come un attacco personale alla mia autonomia. Se qualcuno mi dice di non fare qualcosa, il più delle volte mi sento ancora più incline a farlo. Per quanto riguarda la maglietta, la scelta non è stata casuale. Non ho scelto la solita roba da selezione naturale. Sono unico e non sono una copia di nessun precedente attacco scolastico. Voglio essere riconosciuto per essere andato controcorrente: voglio portare novità. Vendetta non è una parola scelta a caso. Rappresenta ciò che provo, mi sto prendendo la dolce vendetta che merito uccidendo le persone che mi hanno fatto del male. L’uniforme militare non è una scelta casuale. L’ho scelta perché mi vedo come un soldato che combatte per i propri diritti, diritti che sono stati calpestati. Mi sento anche superiore a tutti i miei coetanei. Sì, a volte sono divertenti, ma mi sento molto più intelligente di loro, e indossare un’uniforme dimostra la mia superiorità rispetto a tutti questi comuni mortali. Non sono più uno di loro, sono qualcuno di migliore, qualcuno che ha avuto la forza di fare ciò che molti non hanno, qualcuno che ha l’intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni. Ogni dettaglio del mio abbigliamento è stato pensato per un motivo. La maschera con il teschio non esprime un’ideologia specifica, è semplicemente piacevole alla vista e mi piace l’estetica. Per quanto riguarda la mia ideologia politica, non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia. La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo».

Già dal titolo (che ricorda la ben più famosa “soluzione finale” di hitleriana memoria) è ben evidente come chi ha scritto questo testo sia una persona isolata dal resto del gruppo dei pari e che da la colpa di questo isolamento agli altri, cercando vendetta. Ben più di qualcuno con cui ho discusso in questi giorni, sebbene ovviamente non appoggiando l’operato omicida del ragazzino, si è riconosciuto in parte degli abusi e dell’indifferenza che questo testo riporta.

Ma quindi cosa possiamo trarne? Che siamo di fronte solo ad un racconto di un idea di vendetta che forse ha anche qualche base di abuso reale? A mio avviso questa interpretazione è decisamente limitata per una serie di motivi:

  • Perchè è necessaria l’approvazione del gruppo dei pari per dare significato alla propria vita? Forse perchè in questo mondo eterodiretto l’essere soli equivale ad essere vulnerabili? Capite che. come già detto, l’autonomia impone in parte anche un distacco ed una differenziazione dal gruppo, (anche magari il farsi nemici quasi tutti) altrimenti non sarebbe tale! A mio avviso il ragazzino in questione questo doveva aspettarselo (non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca…) Capisco l’età… ma forse non era meglio cambiare compagnia da frequentare fuori dalla classe? (Autonomia è anche scegliere con chi stare!) Magari avrebbe trovato chi lo apprezzava e avrebbe compreso che le parole di un gruppo solo non valgono nulla quando magari ci sono altri con le tue stesse idee, riducendo molto la rabbia
  • L’ostinazione ad essere il “migliore. Riesman descrive le società eterodirette come luoghi di tolleranza, ma forse come già detto dovrebbe rivedersi Salò di Pasolini e magari far capire a tanta gente che essere il migliore nel gruppo dei pari non significa essere Dio! (discorso già fatto in questo blog che qui non ripeto di nuovo). Questa pia illusione è applicabile pari pari ai seguaci della teoria redpill che credono di non potersi “realizzare” come persone “di valore” (chad) a causa del non avere soldi, status o un aspetto fisico “idealizzato” in grado di portargli tante donne (tendenza della libido e del denaro all’infinito ->Dio). Se queste idee assurde non vengono abbandonate in favore di un maggiore realismo meno “idealizzato, divino ed infantilistico”…l’autonomia è impossibile e le tragedie scontate!
  • La “Noia”: Quando un’esistenza manca di autonomia decisionale ed il tempo libero abbonda subentra la noia, che non è il “non sapere cosa fare per passare il tempo” quanto piuttosto “nonostante il tempo libero e le energie che pongo per arrivare all’ omeostasi eterna questa non può essere raggiunta, e quindi soffro questa incapacità di arrivare all’Infinito”). A conferma di questa interpretazione anche Riesman osserva come la noia sia propria delle persone eterodirette con tanto tempo libero, dove sia la tradizione sia la morale non sono più guide “sicure” per la preservazione indefinita dell’esistenza e dello scopo dell’Io. La soluzione è di nuovo l’autonomia, ovvero creare la propria strada verso tale preservazione il più a lungo ed il meglio che ci è possibile, senza dipendere da visioni altrui e senza aspettative infantili (chi si “annoia” spesso è perchè non vede i limiti che dovrebbe cercare di superare, e magari delega questo compito ad altri).

La femminista radicale

Il testo in questione è uno scritto di Valeria Fonte, è piuttosto lungo e lo potete leggere da qui: https://valeriafonte.substack.com/p/che-succederebbe-se-smettessimo-di?utm_source=%2Fbrowse%2Fculture&utm_medium=reader2&utm_id=97760_v0_s00_e0_tv4

Titolo: Che succederebbe se smettessimo di essere ossessionate dal dare piacere agli uomini?

Sottotitolo: Ho una domanda. La genesi. L’inizio dell’inizio. L’uscita dalla caverna: se fare sesso gratis con gli uomini diventasse illegale?

In questo caso a mio avviso abbiamo la visione opposta (ma non realmente autonoma!) del caso precedente, ovvero abbiamo a che fare con una persona eterodiretta-adattata! (l'”alternativa” ai gruppi maschilisti è in questo caso un altro gruppo di pari: quello femminista). I problemi tuttavia..rimangono gli stessi! (anche se non esiti non devastanti come nel primo caso)

La cosa che a TUTTI quell3 a cui ho mostrato questo link ha fatto imbestialire (anche femministe convinte, che la hanno definita “maschia”) è l’affermazione a sottotitolo, ovvero un affermazione che potresti sentire nei peggiori gruppi redpill/incel specularmente riportata con orgoglio (e che molti di loro hanno giustificato a me per le loro assurde teorie…)

In questo caso la Fonte sostanzialmente si lamenta che gli uomini non siano minimamente interessati a soddisfare sessualmente le proprie compagne (riprendendo nei fatti le considerazioni fatte a suo tempo da Carla Lonzi), e per tal ragione nei fatti i sentimenti non vanno seguiti, abbandonando cinicamente il destino dei propri genitali al sesso a pagamento! (io però voglio conoscere il tizio che gli ha chiesto di spalmarsi la crema al lampone sulle grandi labbra! 😀 …lo mando a stendere personalmente!)

E’ fuori da ogni dubbio quanto a suo tempo affermato dalla Lonzi sul sesso penetrativo (e certamente tanti uomini e donne avrebbero da imparare da quel libro) ..ma possibile che con tutte le persone che sicuramente la protagonista conosce doveva trovare quello della crema al lampone o i lurudi che non si lavano/”spaccamascella”!? 😀 (cambiare compagnia no? o magari avere un po’ più di autonomia , tolleranza e capacità di spiegare al partner i tuoi bisogni rispetto a quelle “medie” del tuo gruppo di pari?)

Questa prima critica sociologica come vedete è sovrapponibile a quella del ragazzino di cui sopra..cambia le persone che frequenti!

Detto ciò purtroppo è anche vero che tanti uomini anche non incel vedono nel sesso (specie penetrativo) un qualcosa per dimostrare la propria “potenza”… ma non è che in questo racconto abbiamo un analoga pretesa di godimento contro le intenzioni maschili di non volerti fare del sesso orale? (oppure è la dimensione dell’organo erettile a decidere cosa è giustificabile e cosa no? ) …perchè trovo parecchio strano che non ci sia al mondo NESSUN UOMO a cui piace praticare tale tipo di rapporti con l’altro sesso…

Conclusioni

Ho usato anche i due ultimi esempi “agli estremi” per mostrare come la descrizione della società dei consumi fatta da Riesman nè La Folla Solitaria possa aiutarci a superare le “sbarre invisibili” che ingabbiano la nostra società, sia quando queste sbarre sono poste dai gruppi di pari/di veto sia quando nascono da un’immatura “metafisica” che aspetta solo di essere corretta per raggiungere una vera felicità nell’autonomia che non dipenda solo dal lavoro!

 

 

 

 

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