La scolastica della Cura

Originariamente questo scritto doveva essere una review di articoli scientifici medici non dissimile da quelle che ho già pubblicato sulla COVID-19, tuttavia man mano che andavo avanti con lo studiare tale letteratura scientifica mi sono sempre più reso conto di come l’argomento che avevo deciso di studiare (correlazione fra effetto placebo e religiosità) non potesse essere in realtà esaurientemente spiegato solo da ciò che avevo trovato su PubMed ( e forse dovevo anche aspettarmelo! 😀 ). Alla fin fine, come vedremo nelle prossime righe, è stata la letteratura più propriamente filosofica a fornirmi quelle che sono le risposte che cercavo per dipanare la matassa in cui da vero masochista mi ero imbrigliato. Questo scritto ha quindi due differenti fonti di letteratura in bibliografia: articoli scientifici e testi scritti da filosofi; in particolare i quesiti posti dagli articoli scientifici da un lato troveranno le loro risposte nei testi filosofici, mentre i testi filosofici saranno in qualche modo “giustificati” nel loro operato dagli scritti scientifici che ne forniranno, se così possiamo azzardare, una sorta di “validità oggettiva”.

Da queste premesse deriva il titolo di questo articolo, che riprende il rapporto religione-fede tipico della filosofia scolastica medioevale, anche se come vedremo l’intero testo prenderà nel suo svolgimento tramite collegamenti logici e letterari pieghe che sinceramente prima di iniziare la mia piccola ricerca medica non avrei mai nemmeno lontanamente immaginato!

Se il lavoro che qui espongo ha un senso questo testo mostrerà come l’idea di Oltremoderno che avevo precedentemente già accennato possa costituire la sintesi fra la critica all'(Anarco)capitalismo (alle ideologie di Destra) e la critica al linguaggio (alle ideologie di Sinistra) già esposte nei testi precedenti, proprio utilizzando le deduzioni qui descritte sull’effetto placebo come un “collante”.

Premetto che sono un medico, non certo un teologo o un umanista. Il mio obbiettivo è trovare delle risposte per curare meglio i pazienti e nel farlo mi sono trovato invischiato in quelle cose che un medico nel suo lavoro non dovrebbe mai indagare, cioè le scienze sociali e politiche. Tuttavia ormai la frittata è fatta… e dato che non sono uno specialista di molti argomenti umanistici qui trattati mi farebbe piacere sentire anche l’opinione di esperti del settore. So già che anche solo leggendo le poche righe qui sopra in tanti, sia uomini di scienza sia umanisti, staranno già con le barricate alzate (o muovendo insulti nei miei confronti), ma sono convinto che dal confronto costruttivo qualcosa di buono possa comunque venire fuori 🙂

Cos’è l’effetto placebo?

Anzitutto cerchiamo di spiegare ai non sanitari cos’è l’effetto placebo nel caso non lo sapessero. L’effetto placebo in medicina è l’effetto terapeutico di un qualunque trattamento che non è dovuto all’azione biologica del trattamento stesso ma al semplice atto di “essere curati”. In pratica quello che accade con molti pazienti è che anche somministrandogli delle zollette di zucchero al posto delle medicine vere in molti casi otterrete una guarigione “miracolosa e spontanea”. Questo effetto ovviamente scompare nel caso voi non somministriate proprio nulla, quindi è un effetto MISURABILE e superiore alle capacità di auto-guarigine dell’organismo lasciato a se stesso (inoltre esiste anche un effetto nocebo che, specularmente, è un danno indotto da un atto di cura inappropriato)

Per queste ragioni tutti i trial clinici di approvazione di nuove terapie, per essere scientificamente validi, non devono di norma mostrare un effetto del farmaco test superiore al “non fare nulla”, ma sono PER LEGGE sempre confrontati o con un farmaco “standard” per la patologia da studiare o appunto con il placebo.

La letteratura sull’effetto placebo è ampissima ovviamente per i farmaci, ma tale effetto è stato verificato anche per la psicoterapia, gli interventi chirurgici o le risposte misurate anche con esami strumentali di imaging (il caso più clamoroso che ho trovato in tal senso, pubblicato sul New England Journal of Medicine, è un vecchio articolo che ha dimostrato come un finto intervento di by-pass coronarico consistente nel tagliare solo la cute possa migliorare la funzionalità e la clinica cardiaca …senza operare realmente sulle coronarie! Cobb et al. 1959).

Come detto la letteratura sull’effetto placebo è enorme, quindi se volete posso provare in futuro a scrivere qualcosa di più a riguardo per singole patologie in altri futuri articoli, ma dato che lo scopo di questo scritto è un altro e che descrizioni scientifiche accurate dell’entità di questo effetto sono facilmente rinvenibili in qualunque testo di medicina; per farvi capire rapidamente la reale entità “nella pratica clinica quotidiana” del placebo copio qui la tabella che vedete sotto direttamente da Wikipedia (per maggiori informazioni su questi argomenti raccomando giusto alcune review: Laursen et al. 2023 – review Cochrane, Pardo‑Cabello et al. 2022, Finniss et al. 2018, Annoni 2020 )

Come potete vedere per tantissime patologie anche molto comuni (in primis psichiatriche, ma non solo) l’effetto placebo costituisce una gran parte del complessivo effetto terapeutico di un trattamento! Questo a mio avviso dovrebbe quindi portarci a porci alcune domande:

  1. E’ giusto trascurare l’effetto placebo attribuendo tutto l’effetto di un trattamento alla sola biologia?
  2. Se le medicine alternative sono primariamente effetto placebo (tranne alcuni sporadici casi come l’agopuntura, e comunque tale effetto non è trascurabile) è giusto considerare queste pratiche sempre come “inferiori” alla medicina tradizionale?
  3. L’effetto placebo può essere definito solo dalla relazione medico-paziente? Cos’è l‘effetto placebo? Solo relazione medico-paziente o c’è dell’altro?

Effetto placebo e scienza

Appurato quanto illustrato finora possiamo quindi descrivere con una semplice equazione matematica l’efficacia di un trattamento terapeutico:

Et= B+P

Dove Et è l’efficacia totale, B è l’efficacia dovuta agli effetti biologici (oggetto della ricerca e della scienza medica) mentre P è l’efficacia dovuta all’effetto placebo. Come abbiamo visto sopra il peso dei due termini dopo l’uguale varia a seconda della patologia (in alcune è trascurabile, in altre patologie anche gravi decisamente no). Sicuramente anche questo aspetto andrebbe approfondito, ma come già detto questo articolo non è la sede per questo discorso estremamente complesso e lungo.

La questione invece decisamente meno intuitiva per le nostre menti “scientifiche” è un’altra: L’effetto di una terapia è dovuto solo alla biologia o anche il placebo è determinante per il successo terapeutico? Facciamo 2 calcoli…

Nella ricerca medica di norma un trattamento è giudicato efficace se la sua differenza col placebo è statisticamente significativa (cioè l’effetto totale oltre ad essere maggiore dell’effetto placebo deve anche essere presente in modo evidente in gran parte del campione trattato con la terapia sperimentale). Detto ciò in ambito di ricerca clinica si parla sempre più spesso non solo di significatività statistica ma anche di significatività clinica. Per “significatività clinica” si intende che il farmaco non solo presenta un ‘efficacia superiore al placebo, ma anche che il suo effetto clinico è rilevante nella pratica clinica quotidiana. Per capire meglio facciamo quindi un esempio pratico.

L’azienda farmaceutica “Pillollefficaci srl” vende sul mercato un nuovo farmaco antipertensivo che ha dimostrato di abbassare la pressione arteriosa sistolica di circa 20 mmHg nei pazienti trattati. Il medico di base del sig. Gianfranco, paziente iperteso, dopo aver sentito l’informatore farmaceutico che gli ha parlato del nuovo farmaco, decide di prescriverlo al suo paziente che in media viaggia sui 140 di sistolica. Il sig. Gianfranco raggiunge quindi i canonici 120, il farmaco è efficace, medico, paziente e casa farmaceutica sono contenti.

Il sig. Mario è invece in cura da un altro medico di base, anche lui è iperteso e viaggia sui 140 di massima, ma un altro informatore (quello della pillolescadenti srl) ha bussato alla porta del suo medico di base, proponendogli un nuovo farmaco che riduce il valore di pressione massima di soli 5 mmHg in media (la differenza è statisticamente significativa col placebo anche in questo caso). Il sig. Mario dopo alcuni giorni di terapia viaggia sui 135 di massima….e incontra per strada il sig. Gianfranco che gli dice del nuovo farmaco che invece lo ha portato perfettamente a target. Mario va quindi dal suo medico a chiedergli spiegazioni…

Ecco quindi cosa si intende per significatività clinica. Nel primo caso si può dire che il farmaco è migliore del secondo indipendentemente dalla statistica e soprattutto l’effetto terapeutico è apprezzabile! (5 mmHg sono una variazione prossima alla capacità di rilevazione di uno sfigmomanometro).

Ora facciamo ancora un passo avanti. Dalla tabella che trovate qui sopra potete leggere che l’effetto placebo nell’ipertensione è pari a circa il 50% dell’effetto totale. Se la matematica non è un’opinione possiamo quindi esprimere così l’efficacia biologica dei 2 farmaci:

Et(farmaco 1)= 20 mmHg = 10 mmHg effetto biologico + 10 mmHg effetto placebo

Et(farmaco 2)= 5 mmHg = 2,5 mmHg effetto biologico + 2,5 mmHg effetto placebo

Ora andatevi a leggere le Linee Guida SIMG per l’ipertensione arteriosa e ricordatevi il discorsetto che abbiamo appena fatto, vedendo come ben pochi farmaci in monoterapia arrivano ad abbassare la pressione arteriosa sistolica di 20 mmHg… A ben vedere si capisce come il farmaco 2 in esempio (e forse anche qualcuno reale…) ha un’efficacia biologica praticamente non misurabile se escludiamo l’effetto placebo…

Possiamo quindi dire che l’effetto di questi farmaci è interamente biologico come molti sembrano affermare? Per la matematica NO! Affermare il contrario è di fatto antiscientifico! …Ma allora cosa fa differire NEI FATTI il secondo farmaco dalle zollette di zucchero che un amico può dare al sig. Mario? Questo ci porta alla seconda domanda.

L’effetto placebo giustifica l’uso delle “medicine alternative” (di fatto placebiche come l’omeopatia) al posto dei trattamenti medici tradizionali?

Anche in questo caso possiamo ricorrere alla rigida ed imparziale matematica per rispondere a questa domanda.

Come già detto prima l’effetto di un farmaco efficace può essere espresso dalla seguente formula:

Et(farmaco)= B+P

Mentre l’effetto di un “farmaco omeopatico” (che non ha un effetto biologico misurabile) può analogamente essere scritto come:

Et(omeopatia)= 0 + P;

quindi: Et(omeopatia) = P

In quanto l’effetto biologico è pari a zero (B=0)

Se la scienza ha dimostrato che il farmaco vero presenta un valore di B maggiore di zero (B> 0) (e tale effetto ha una significatività sia statistica che clinica) si può quindi concludere che:

Et(farmaco) > Et(omeopatia)

Da questo si deduca che l’uso esclusivo dell’omeopatia (o di altre medicine alternative comparabili al placebo) non è ETICAMENTE accettabile se esiste un’alternativa scientificamente valida! (in un ottica prettamente pragmatista, approccio che dovrebbe essere in ambito scientifico quello da seguire sempre!). Per tale ragione ritengo che sia necessario da parte della società l’utilizzo del “bastone” per arginare simili comportamenti che vanno senza dubbio a danno dei pazienti.

Discorso inverso invece ovviamente vale se non esistono alternative terapeutiche tradizionali di maggiore efficacia (ad es. pregare Dio per provare a far guarire un malato oncologico che non risponde a nessuna terapia), a patto ovviamente che tali pratiche non si traducano in un danno (sia sanitario sia economico)

A ben vedere possiamo quindi valutare l’efficacia complessiva terapeutica di un trattamento sul “benessere” del paziente mediante una leggera modifica della formula già illustrata, che ci permette di fare ulteriori considerazioni anche se ovviamente così facendo se ne perde in parte il rigore matematico; ad ogni modo esistono indicatori clinici anche per questo tipo di misure (mortalità, morbidità, aspettativa di vita, misure di felicità e soddisfazione delle cure…), oltre che economici come il denaro speso nelle cure:

Et= B + P – EC – N

Dove EC è il danno prodotto dagli effetti collaterali del trattamento spiegabili con la biologia (es. aumentato rischio di cadute per ipotensione nell’uso degli antipertensivi), mentre N è l’effetto nocebo, ovvero l’effetto dannoso prodotto da un atto di cura mal eseguito da punto di vista della relazione medico-paziente ed “umano”. Ora cercheremo meglio di capire in dettaglio proprio il fattore N, dato che il fattore EC è di competenza essenzialmente scientifica e quindi non è oggetto di questo articolo.

L’effetto nocebo (Degmečić et al. 2014), come anche il placebo, sono chiaramente influenzati dall’aspettativa del paziente a riguardo delle cure che gli vengono proposte; aspettativa che come abbiamo visto presenta un effetto INDIPENDENTE dalla scienza che sta dietro lo sviluppo di un farmaco. Questi due termini sono quindi si influenzati dalla relazione medico-paziente (come spesso viene detto), ma anche da altri fattori non meno importanti, primo fra tutti la SPERANZA in una guarigione o in un miglioramento clinico.

Abbiamo anche appena detto che in gran parte delle patologie umane l’effetto placebo presenta un valore intrinseco misurabile, quindi di norma (anche per patologie gravi) il termine P dell’equazione è maggiore di zero (P>0). A parità dei fattori biologici che ora non considereremo possiamo quindi esprimere l’efficacia totale semplificando così la formula scritta sopra:

Et=Bio+P-N

Ove Bio=B-EC (che uniamo per comodità)

Ora immaginiamo una scena molto comune. Un malato oncologico che non risponde a nessuna delle nostre terapie. In tal caso il fattore Bio è nelle migliore delle ipotesi uguale a zero, se non addirittura minore di zero a causa degli effetti collaterali dei trattamenti (Bio<=0). Per comodità di calcolo ed instancabile ottimismo eliminiamo quindi il termine Bio dall’equazione, che diventa:

Et=P-N

Cosa direste voi a questo paziente per comunicargli come sta andando la sua malattia?

“mi dispiace, ma non c’è più niente da fare”

In questo caso annullerete ogni speranza di miglioramento o guarigione del vostro paziente perchè P diventerà pari a 0, mentre N aumenterà di valore, facendo quindi un danno MATEMATICAMENTE MAGGIORE! Oltre a questo però c’è da notare un’altra cosa, che nessuno considera mai!

Il termine P (placebo) è SCIENTIFICAMENTE INDIPENDENTE dall’effetto biologico ed è misurabile!

Quindi in realtà la classica frase “non c’è più niente da fare” è un falso anche scientificamente!

Badate bene che l’esempio del paziente oncologico è il primo che viene a tutti in mente, ma provate ad andare anche da un 50enne con un ernia del disco e un conseguente terribile mal di schiena.. la causa del mal di schiena non guarirà mai, ma ciò non vuol dire che non si possa trattare in nessun modo e che NECESSARIAMENTE avrà male per tutta la vita! Ma d’altronde non vuol dire neanche che la scienza sia l’unica arma che lui ha per combattere il dolore! (se guardate la tabella sopra l’effetto placebo sul dolore è molto alto!)

Cos’è quindi questa PRETESA della scienza di giustificare INTERAMENTE l’effetto di una terapia con la sola biologia? (e della realtà in generale?) In una sola parola: SCIENTISMO! (Leguit 2003)

Lo scientismo è l’atteggiamento figlio del positivismo (filosofia nata quasi 200 anni fa) che attribuisce alla scienza la possibilità di fornire la spiegazione di ogni cosa esistente a questo mondo, permettendo all’umanità un progresso illimitato (in questo si può dire che è il “romanticismo applicato alla scienza”).

Ma a ben guardare il placebo cos’altro non è se non la FEDE nel processo di guarigione? La fede è per sua natura irrazionale ed antiscientifica (in quanto è scientifico solo ciò che si può dimostrare, o meglio potenzialmente falsificare mediante un esperimento). In questo senso si può quindi dire che gli enunciati finora descritti altro non sono che un mezzo della ragione per raggiungere la fede? (e anche per “dimostrarla”? Da qui il titolo di questo articolo).

Ho quindi cercato nella letteratura scientifica delle prove che dimostrino come l’effetto placebo possa essere esercitato anche dalla religione

La scolastica della Cura

Esistono in letteratura medica diversi articoli che parlano di effetto placebo e religione, anche se la relazione fra queste due realtà è ancora controversa a dirla tutta.

Diego-Cordero e collaboratori nel 2022 hanno descritto in una metanalisi come anche gli interventi spirituali possano portare giovamento a pazienti ricoverati per diverse patologie in differenti studi, la Mayo clinic nel 2001 ha dedicato un editoriale a questo argomento, Laurin e collaboratori nel 2009 hanno valutato clinicamente l’effetto della fede in Dio in un esperimento controllato su volontari; Smith nel 2002 ha indagato anche lui le stesse domande a cui io qui sto cercando risposta, Hughes nel 1997 ha studiato gli effetti della preghiera come terapia, lo stesso hanno fatto Narayanasamy nel 2016, Zukier nel 2016 ed Helming nel 2011, mentre Kohls e collaboratori ci hanno scritto una review nel 2011.

Sulmasy nel 2007 si è soffermato sui “miracoli”. Hyland e collaboratori nel 2006 e nel 2007 hanno studiato gli effetti della spiritualità applicata alle essenze floreali; Oppenheimer et al nel 2003 come anche Ramakrishnan nel 2015 si sono soffermati mediante review su religione, spiritualità e servizi religiosi in ambito clinico mentre altri studi sono stati condotti anche in differenti stati (con differenti religioni e grado di religiosità): Israele (Schultz et al. 2014) e paesi scandinavi fra i praticanti odierni dei culti norreni (Langås-Larsen et al. 2017) ed inoltre Collins e collaboratori nel 2012 hanno indagato l’effetto placebo nella società dell’antica Grecia analizzata mediante le fonti del tempo.

Un’ultimo articolo che ho trovato (il più ridicolo, pubblicato su una rivista con impact factor infimo) è quello di Trivedi et al del 2022 in cui un santone americano (la stessa persona che ha scritto l’articolo! 😀 ) dimostra , in uno “studio clinico controllato con placebo” come le sue “preghiere” sono efficaci nel trattare le malattie mentali ed i “sintomi psicologici” nei pazienti adulti e fa ciò misurando in laboratorio anche la quantità di alcuni marker immunitari, che risultano più bassi nei pazienti da lui “trattati”…purtroppo anche sta roba viene pubblicata su riviste peer revieved ma se non altro è un articolo ben facile da smontare anche senza ipotizzare un falso in quanto per lui il braccio trattato con il “placebo” in realtà semplicemente non si è sorbito le sue preghiere! 😀 Il “nulla” come abbiamo detto sopra non è un placebo, con questo quindi l’autore altro non ha dimostrato se non la “placebità” della sua terapia! (ma nel farlo “forse” ci ha mostrato come l’effetto placebo comunque sia in grado di ridurre i marker di infiammazione circolanti in questi pazienti…).

La domanda che ora sorge spontanea a fronte di tutti questi dati è questa: Com’è possibile che teorie contraddittorie producano TUTTE l’effetto placebo? Che cos’è l’effetto placebo? Una strategia comunicativa efficace della relazione medico-paziente? L’opera di Dio? Una manifestazione della mente umana? …L’imbroglio di santoni e ciarlatani!? Paradossalmente tutte queste ipotesi sono giuste! Nonostante il primo comandamento dice testualmente “non avrai altro Dio al di fuori di me…” questa affermazione è vera se applicata al credente (che deve credere nel suo Dio per aspirare al miracolo) ma la stessa si rivela anche falsa se applicata al resto del mondo in quanto anche Allah, la Scienza come fede scientista, gli dei Norreni e dell’antica grecia ma anche i santoni su altre persone possono fornire l’effetto placebo!

Ci troviamo quindi di fronte al fallimento del principio logico di non-contraddizione? Una sorta di principio di indeterminazione religiosa determina l’effetto placebo? Un effetto che quindi potremmo paragonare ad un regalo di Babbo Natale che arriva al malato solo se ci crede? (che brutta immagine…) …o magari semplicemente siamo come i bambini che non capiamo la verità?

Arrivato a questo punto insanabile capite come anni fa io mi sia arenato nel fornire una spiegazione su quello che avevo trovato ed ipotizzato a riguardo (anche perchè non sono certo un teologo o un filosofo). Tuttavia studiando negli ultimi tempi filosofia ho forse trovato una chiave di lettura a tutto questo che permette di non scadere in questo assurdo relativismo e al contempo di mettere assieme tutti i pezzi della mia filosofia che ho già descritto negli articoli precedenti a questo. Il nome di questo filosofo è Martin Heidegger! L’unico che forse è in grado con le sue teorie, una volta rielaborate, di rispondere alla fatidica domanda: Che cos’è l’effetto placebo? (è il verbo Essere la soluzione a questo annoso quesito?)

Oltre a questo l’effetto placebo può quindi fornire una base “scientifica” contro il relativismo oggi imperante? Può l’Oltremoderno utilizzare le basi scientifiche quantitative del placebo per giustificarsi e rendersi “obbiettivo”?

Ovviamente a questo punto finisce la parte “scientifica” dell’articolo ed inizierò ad addentrarmi nella seconda parte, quella “filosofica”. I pensieri che troverete da ora in poi espressi sono miei e non hanno quindi delle basi scientifiche alle spalle, anche se a mio avviso sono giustificati da quanto illustrato finora.

Che cos’è la metafisica?

(Le opere di Heidegger sono estremamente complicate e difficili da comprendere, io non sono un filosofo ma ho cercato di fare del mio meglio per darne un’interpretazione, spero di non dire troppe stupidaggini! 😀 )

In quest’opera Heidegger prosegue quanto aveva già iniziato in Essere e Tempo indagando la natura dell’Essere alla luce della sua evoluzione storica. In pratica la metafisica per Heidegger costituisce l’oblio dell’Essere, che nella storia si manifesta disvelandosi mai completamente mediante l’Essente, cioè l’oggetto della metafisica. Questo disvelamento dell’Essere è attuato tramite il linguaggio, con cui l’Essere si esprime all’Uomo che lo interroga. L’essere ipotizzato da Parmenide (puramente basato sui principi di identità e di non contraddizione) quindi man mano nella storia si disvela tramite la metafisica in varie forme; infatti Heidegger critica la metafisica (in particolare quella cristiana che assimila l’Essere al Dio cristiano) auspicando che un giorno l’Essere si sveli in quanto tale, in una dottrina criptica in tal senso (alcuni che ben conoscono l’appartenenza passata di Heidegger al nazismo in questo sono stati molto severi).

Detto ciò quindi in pratica l’essere si manifesta all’Uomo tramite il linguaggio, che però in qualche modo oltre a svelarlo in realtà anche lo nasconde…potrebbe quindi questo voler dire che la critica al linguaggio (e alla metafisica) in realtà altro non è che guardare il dito che indica la Luna anzichè la Luna stessa? E’ davvero il linguaggio la base per comprendere l’Essere… o forse dovremmo basarci su qualcosa di più obbiettivo? Da un punto di vista pragmatico cos’è quindi il placebo se non un effetto misurabile al di la di come appare al singolo individuo o al singolo popolo? Cosa sono quindi il medico, lo scientismo, il santone, il Dio…se non diverse modalità di disvelamento dellEssere del placebo?

Come poi la filosofia fin dall’antica Grecia insegna l’ Essere non è il Non Essere (ovvero il Nulla), quindi il placebo come già detto non include il non trattare il paziente.

Capite bene quindi come la filosofia Heideggeriana possa essere la soluzione alla domanda descritta sopra se applicata in modo pragmatico? (con particolare riferimento al pragmatismo di William James, descritto nell’opera “La Volontà di Credere” del 1896). Tale dimostrazione appare inoltre superiore alla “Scommessa” ipotizzata da Blaise Pascal, in quanto l’effetto “benefico” del placebo è dimostrabile in questo mondo e quindi non serve ipotizzare un aldilà per vincere la “scommessa” (“non moltiplicare gli enti” sosteneva Guglielmo da Occam!)

Ma questo ovviamente ha delle conseguenze, anche filosofiche oltre che mediche; l’obbiettività del placebo può fornire un perno fisso su cui poggiare una filosofia che superi il postmodernismo? Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare alla luce di Heidegger l’esistenza umana.

Analisi dell’Esistenzialismo Heideggeriano: la Cura

La Cura per Heidegger è l’Essere dell’ Esserci, quindi la base dell’esistenza autentica. La Cura è quello che dice il nome: cura di se stessi e degli altri. Quindi in definitiva la Cura degli altri è una base dell’esistenza secondo l’Essere. Curiosamente tale fatto, che Heidegger da per scontato, in quanto filosofo di chiara ispirazione Kantiana, in realtà non è un semplice “devo perchè devo” di kantiana memoria, quanto potremmo invece affermare a ben vedere come “devo perchè mi conviene” alla luce dei dati illustrati finora. In pratica vivere aiutando gli altri e non danneggiandoli è il modo migliore, secondo quanto già descritto, per avere una vita lunga e piacevole. In particolare l’esistenza autentica secondo Heidegger è “vivere per la morte” cioè non soltanto vivere vedendo la morte come orizzonte temporale massimo della nostra vita, ma anche vivere tenendo sempre a mente che siamo esseri limitati (non solo dal tempo o dal rispetto delle libertà delle altre persone, ma anche in quanto esseri fatti di materia “imperfetta” e quindi con dei limiti fisici da cui non possiamo scappare in nessun modo). L’esistenza inautentica al contrario è quella che non vede (fa finta di non vedere) il limite temporale della morte, in tale esistenza l’uomo si vuole credere senza limiti. Per tale motivo l’esistenza inautentica è quella caratterizzata dalla chiacchiera (conformismo) e dalla curiosità (ricerca continua verso qualcosa che dovrebbe soddisfare la nostra vita ma che puntualmente fallisce nel suo obbiettivo). Questa mancanza di conoscenza dell’Essere dell’Esserci (quindi del motivo dell’Esistenza umana) porta l’uomo a considerarsi un essere gettato nel mondo (senza uno scopo) e quindi al nichilismo, ove ogni “Dio è morto” e quindi l’uomo deve aspirare a prendersi il suo posto ergendosi a Superuomo tramite la volontà di potenza (costituita ovviamente da creatività come l’arte o l’ingegno, ma anche dalla necessità di schiacciare gli altri per raggiungere i proprio scopi… e superare i propri limiti!). Nel mondo di oggi la massima espressione di questo nichilismo e di questa volontà di potenza sono da un lato il consumismo e dall’altro dal sadismo tipici delle ideologie post-moderne turbocapitaliste. In questo il relativismo del post-moderno è semplicemente funzionale alla realizzazione di un esistenza inautentica, che solo ritornando all’Essere mediante la Cura potremmo contrastare…. ma come si può “forzare” il mondo della guerra tutti contro tutti illustrando i vantaggi scientificamente dimostrabili della Cura? (di cui l’effetto placebo è solo la più palese dimostrazione scientifica in ambito medico)

Esistenza inautentica e “sadocrazia”

Il consumismo è la ricerca mediante il denaro di piaceri e potere sempre maggiore (…per aspirare al Divino Essere illimitato che vorremmo raggiungere inautenticamente?) Possiamo quindi pensare al consumismo come ad un tentativo destinato al fallimento di raggiungere Dio seguendo in Terra la dimostrazione “per gradi” della sua esistenza prodotta da S. Anselmo d’Aosta?

Il sadismo, analogamente, è la ricerca del piacere superando i limiti che esistono per garantire la libertà altrui, che sono appunto limiti, quindi di nuovo incompatibili con un’esistenza che vuole essere inautenticamente divina ed illimitata! (vedasi l’idealismo romantico di Fitche in tal senso, ove l’Uomo altro non è che un mezzo dell’Io infinito per superarsi mediante lui stesso). Il sadismo umano quindi cosa è alla fin fine se non espressione diretta della paura della morte in un mondo in cui l’Essere è ormai completamente occultato dalla tecnica? (esito finale della metafisica secondo Heidegger) Non è forse qualcosa alla fin fine di sacrosanto temere la morte? Hobbes quindi con il suo “homo homini lupus” aveva ben ragione a cercare un Leviatano per mantenere la pace sociale? Peccato che il Leviatano è anche lui mortale…quindi il sovrano non sarà mai “terzo super partes” ma sarà anch’esso sadico nel profondo e quindi lo scopo del suo potere sarà porsi dei limiti per poi superarli, non una monarchia, ma una sadocrazia!

A ben vedere però, sebbene il potere nelle democrazie moderne oggi è tripartito ed in generale in mano a molti più soggetti, la sadocrazia è oggigiorno ancora dominante! (Chi va al potere difficilmente lo fa se non per ergersi a Dio Intoccabile!…) Ancora oggi a ben vedere tutti cercano denaro, oggetti e potere spasmodicamente solo per essere il pesce grosso che non può essere mangiato e che può mangiare i pesci piccoli, quanto mobbing sul lavoro, quanto bullismo, quanti femminicidi, quanti delitti in genere si potrebbero evitare se TUTTI (non solo gli autori di reato, ma tutta la società) imparassimo che dovremmo smetterla di scannarci fra di noi affidando le nostre vite inautenticamente alla tecnica o alla prima persona/oggetto del desiderio sperando che ci renda Dei? Oggigiorno l’Occidente si crede una città degli Dei superiore al resto del mondo grazie alla tecnica, ma è praticamente certo a mio avviso che noi, come generazione, saremo odiati dai nostri figli e nipoti, non solo per i disastri umani ed ambientali che stiamo scatenando (speriamo di non arrivare all’olocausto nucleare), ma anche forse soprattutto per la filosofia di vita crudele, codarda, inautentica ed antipragmatica su cui le nostre vite sono state forgiate! Ma come arrivare all’esistenza autentica? Cosa può spingere in mondo nella giusta direzione?

Intelligenza artificiale, proprietà privata dei mezzi di produzione, brevetti…ed esistenza autentica!

Come costruire quindi una società in cui l’esistenza autentica sia la norma tenendo presente che nei fatti siamo in una sadocrazia globale? Avendo capito che il leviatano non è la soluzione al problema ma solo l’affermarsi di un’esistenza inautentica sulle altre e vedendo come in generale la politica oggigiorno è sempre meno efficace mediante le sole leggi di affrontare il problema dell’uomo lupo all’altro uomo, non ci resta che cercare una base solida e quantitativa dell’origine dell’inuguaglianza fra gli uomini, da utilizzare per contrastare le ideologie postmoderne relativiste (ed individualiste!) anche in tal senso.

Rousseau nella sua opera “Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini” pone come origine delle guerre fra gli uomini la proprietà privata che consente ad un uomo di avere abbastanza potere ad un certo punto per schiacciare gli altri. Questa tematica è stata poi ovviamente ripresa da Marx, il quale ha ben evidenziato come il potere politico, ma anche quello religioso, siano sempre legati a doppio filo e dipendono da quello economico. In pratica puoi fare tutte le leggi che vuoi a favore delle classi più povere, ma se non cambi radicalmente il sistema con una rivoluzione che ridia il potere economico alle classi più svantaggiate non potrai mai dare loro il vero potere politico.

Marx ai suoi tempi ipotizzava che il proletariato oppresso e derubato del plusvalore economico generato un giorno si sarebbe rivoltato contro i capitalisti sfruttatori e parassiti riprendendosi la proprietà dei mezzi di produzione, e per far questo avrebbe dapprima raggruppato le risorse ed il potere ottenuti in un partito comunista, che successivamente sarebbe stato smantellato per giungere finalmente all’anarchia comunista…ovviamente ovunque il partito comunista nella storia ha preso piede (Russia in primis) i suoi membri umani sono stati incapaci di passare dall’esistenza inautentica a quella autentica, finendo per creare sadocrazie tanto o più spietate di quelle che hanno soppiantato.

…ma i tempi sono cambiati? Forse!

Forse oggigiorno le cose potrebbero andare diversamente per 2 motivi:

  • il web, sebbene sempre più centralizzato e controllato da pochi colossi (chissà come mai!) è nato decentralizzato e, sebbene sempre più “criminalizzata”, la sua parte decentralizzata ha ancora una discreta importanza, anche economica (pensate al bitcoin), inoltre è in grado di fornire strumenti che consentano una gestione decentralizzata/autogestione senza intermediari delle relazioni umane, economiche…e anche politiche! (in questo il Movimento 5 Stelle italiano è stato forse capofila, peccato che la piattaforma Rousseau era nata centralizzata su server di proprietà del partito, con tutte le conseguenze che ne conseguono)
  • L’intelligenza artificiale , nata dai colossi del web, è ormai liberamente disponibile per tutti utilizzando dei PC recenti tramite applicativi open source (anche molto semplici da usare come gpt4all e stable diffusion)…in pratica la vedo dura chiudere il recinto dopo che i buoi sono scappati! 😀

Oggigiorno la coesistenza di questi due mondi a mio avviso porterà a breve non solo a una grandiosa rivoluzione del mondo del lavoro e dell’informazione, ma andando avanti letteralmente sarà possibile per chiunque avere in casa prima uno specialista in ogni settore intellettuale (dal medico, all’artista, all’avvocato) anche senza pagare o dipendere da nessuno, per poi arrivare anche a robot utilizzabili per mansioni pratiche che subiranno a breve un boom nel loro sviluppo proprio grazie all’AI ed alle tecnologie P2P che permettono velocemente di condividere codice e progetti hardware in tutto il mondo INDIPENDENTEMENTE DALLE GROSSE CORPORAZIONI! …che ovviamente stanno correndo ai ripari per evitare questo scenario! Cancel culture, politicamente corretto, norme restrittive come il GDPR per i dati e l’AI Act per le AI secondo voi a cosa servono!? Davvero pensate che norme come queste impediscano a colossi come Meta o TikTok di usare impunemente i vostri dati che prendono anche dal vostro computer senza dirvi nulla!? ..o forse loro se la caveranno con un popup minaccioso per obbligarvi a usare i loro servizi a condizioni pietose mentre il mondo open con queste norme sarà di fatto sradicato!? Ovviamente se questo impianto normativo venisse completato potrà ammazzare le startup del settore…non credo potrà fare molto contro tutti quegli sviluppatori ed intellettuali che lasciati a casa dalle AI e oppressi da un mondo sempre più crudele a breve si metteranno a svilupparne di loro per campare… e discorso analogo vale per le AI già esistenti che nei fatti non possono essere più fermate! (e possono essere anche usate per creare a costi bassissimi altre AI…)

A dirla tutta, forse come già detto per fermare reati ormai tanto “di moda” come bullismo, razzismo e femminicidi…forse non dovremmo provare a creare un mondo in generale meno crudele e competitivo, piuttosto che limitarci ad usare il bastone contro i mezzi di informazione ed i soggetti che dicono opinioni sbagliate o anche solo contrarie alle nostre!? Ma forse cercare un nemico da combattere è il modo migliore per giustificare un perenne stato di guerra….la storia insegna!

La conseguenza di questa digitalizzazione e distribuzione spinta dei mezzi di produzione quale sarà se non la fine delle disuguaglianze economiche fra gli uomini? la fine dei giganti capitalisti che non avranno più clientela e la fine del postmodernismo che verrà soppiantato da un oltremoderno di esistenza autentica? In futuro forse chi vuole essere Dio e cercare di provare ad “arrivarci” facendo del male agli altri verrà isolato e troverà alla fine più conveniente adeguarsi al sistema, ormai divenuto mondiale, piuttosto che combatterlo! 🙂

Con questo articolo ho finito quella che è l’introduzione al mio personalissimo pensiero filosofico, che ho elaborato negli ultimi anni di studi. Prossimamente magari dedicherò altri articoli a tematiche filosofiche più specifiche partendo dalle “basi” finora illustrate, e soprattutto mi butterò a capofitto nello sviluppo di nuovi progetti AI! (che nell’ambito di un esistenza autentica spero siano Cura e aiuto per gli altri! 🙂 ).

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