Hans Küng. Ecumenismo, Scolastica della Cura, rapporto fra scienza e religione.

Come già anticipato nei precedenti scritti, ho da tempo l’idea di provare a cvorrelare quanto illustrato nè La Scolastica della Cura con il pensiero teologico. Non avendo un background culturale sull’argomento ho quindi cercato per farmi un’idea una figura che fosse un luminare su questo tipo di studi, e tale scelta a mio avviso non poteva che cadere nella figura di Hans Küng, professore emerito di teologia ecumenica all’università di Tubinga e critico dello stesso cattolicesimo durante il Concilio Vaticano II, che ci ha lasciati nel 2021.

In particolare mi sono soffermato su due sue opere che ho trovato estremamente interessanti e che commenterò in questo articolo:

  • L’origine di tutte le cose (per quanto riguarda il dialogo fra religione e scienza)
  • Cristianesimo e religioni universali. Introduzione al dialogo con islamismo, induismo e buddhismo 

Come ben specificato dall’autore nell’ultimo capitolo del secondo dei libri citati, la pace del mondo non può essere raggiunta se non mediante la pace fra le religioni; motivo per cui una trattazione dell’ecumenismo è fondamentale per affrontare il tema del Problema del Male, inoltre lo studio dei differenti culti come vedremo apre la strada anche ad una imponente trattazione metafisico e psicologica correlata alla religione che in questo articolo sarà solo accennata. D’altro canto il testo di Küng che ho letto tratta solo le tre principali “religioni universali” in rapporto con il cristianesimo, ma una trattazione completa di questo argomento in rapporto con la Scolastica della Cura è impensabile che non si occupi anche di altri importanti culti come l’Ebraismo, la religione Cinese, gli altri culti cristiani o i culti antichi; tale trattazione ovviamente però richiederebbe un’ingente quantità di tempo e risorse per essere portata a compimento, motivo per cui sarà rimandata a data da destinarsi (l’argomento sarebbe estremamente interessante, ma al momento non credo di avere il tempo di occuparmene).

L’origine di tutte le cose

In questo saggio Küng esamina gli interrogativi dove la scienza al momento non è in grado di dare una risposta e se mai questa sarà in grado di darla mediante il suo metodo. In particolare l’autore esamina:

  • La teoria del Tutto. La Fisica quantistica è alla ricerca di un’unione fra le quattro forze fondamentali dell’Universo per avere una risposta a questo dilemma.. ma si può davvero descrivere tale “pienezza” solo con i calcoli e le formule? Davvero si deve puntare a cercare una “particella di Dio” per trovare l’Essere? Oppure forse il “Tutto” trascende questo campo del sapere e le sue misure empiriche e va cercato mediante la Fede o le discipline umanistiche? Considerando che il Positivismo scientifico si è rivelato fallace e smentito dalla scienza stessa mediante scoperte come il Principio di indeterminazione di Heisemberg, può la Scienza falsificare Dio? (per citare il rasoio di Occam) oppure quado la ragione si rivela impotente forse dovrebbe tacere? Potrà mai rispondere la Scienza a domande come: “perchè esistiamo?” o forse dovrebbe solo limitarci a dire come esistiamo?” a descrivere i fenomeni senza pretese metafisiche che non gli competono? Potrà mai la Scienza dare un senso alla nostra vita? (o forse dovremmo cedere in maniera positivista al punto di vista materialista che ci vuole solo lavoratori sfruttati e oggetti di consumo?)
  • Dio va cercato nel cosmo esplorando lo spazio? E se non lo trovo in cielo? Oppure trascende lo spazio ed il tempo come già detto?  Il panteismo è una buona descrizione di Dio oppure l’Essere è sia il Mondo ma anche Oltre? La Scienza non può rispondere con il suo metodo a queste domande.
  • L’origine della Vita nell’Universo. Un creatore è davvero necessario? Potremmo mai arrivare a capire come la materia inorganica possa diventare vita o trovare vita su altri mondi? E nel caso riuscissimo ad arrivare alle risposte di queste domande potremmo allora dire che Dio è superfluo? Oppure forse anche tali dimostrazioni non potrebbero escludere un principio creatore della vita nell’ Universo? Cosa ha deciso che l’Universo stesso abbia queste ipotetiche leggi che rendono la vita possibile? Al momento senza prove dirimenti si può parlare di fede in una religione materialistica?
  • La mente umana. Dio ha creato l’intelligenza? Attualmente le Intelligenze Artificiali riescono ad emulare sempre più funzioni del cervello umano ed è verosimile che un giorno non troppo lontano arriveremo ad ottenere un’ AI forte anche migliore del nostro encefalo. Siamo però sicuri che l’AI forte al momento non sia solo un altro culto materialista? (visto che al momento non esiste). Abbiamo già anche trattato in altri articoli le implicazioni etiche ed epistemologiche relative alle futuribili AI forti… non stiamo quindi scommettendo su queste macchine col fine di controllo “divino” sul Mondo da parte di pochi? Si vuole aiutare l’Umanità con queste macchine… oppure si spera arrivare a uno “pseudo-determinismo” politico e ambientale volto al controllo dell’Esistente? (in pratica una riproposizione della fallacia positivista-borghese-dittatoriale?)
  • La fine di tutte le cose. Abbiamo già detto che il determinismo di stampo positivista è fallace, quindi il prevedere il futuro (ed anche la nostra fine) non può che essere un atto di fede?

Una risposta Oltremoderna

La Scolastica della Cura evidenzia come mediante la Volontà Benevola (che in medicina si esplicita mediante l’effetto placebo) ovvero mediante la Fede nella guarigione sia possibile aiutare un paziente a guarire (e tale effetto è misurabile scientificamente). La mia risposta quindi alle riflessioni di Küng è semplice: Dio come da lui già detto trascende l’Universo e pertanto non ha nessun senso cercarlo in enti che appartengono a questo Mondo quanto piuttosto, riprendendo il pensiero di William James, questi andrebbe ricercato tramite i suoi effetti sul l’Uomo (miracoli?) e di conseguenza sul mondo fisico.

Se abbandoniamo infatti l’idea ampiamente superata del Dio “antropomorfo” e invece riprendendo le Sacre Scritture (ed il pensiero greco antico) lo consideriamo come Sommo Bene, fenomeni come il placebo altro non sono che manifestazioni di Dio in Terra che avvengono usando L’uomo come tramite!

Per tale ragione l’Uomo (o in generale anche eventuali altri essere coscienti e dotati di volontà propria, naturali o artificiali) altro non sarebbero che strumenti di Dio. Il Sommo Bene quindi è il vero fine creatore dell’Universo in grado di dare senso a tutto! Al contrario i deliri positivistico-materialisti pretendono di ricondurre il Sommo Fine all’egoismo di un Io infantile, portando l’Uomo a credersi Onnipotente e alla sua condanna mediante le guerra e l’effetto nocebo (anch’esso dimostrato scientificamente).

Cristianesimo e religioni universali

L’ecumenismo ha come obbiettivo cercare punti di convergenza fra le varie fedi con lo scopo di arricchirsi a vicenda e favorire la tolleranza religiosa. Questo testo riporta i contributi redatti da tre autori di spicco esperti nelle tre “religioni universali” e le conseguenti risposte “cristiane” di Hans Küng. Analizziamoli ora in dettaglio:

Islam

Islam, Cristianesimo ed Ebraismo sono le 3 gradi religioni monoteiste di origine orientale che credono  in un unico Dio, ognuna con dei dogmi che non è disposta a discutere. In particolare Gli Ebrei si credono il “popolo eletto”, i cristiani credono che Gesù è il “figlio di Dio” mentre gli islamici sono dei ferventi osservanti delle leggi religiose riportate nel Corano. Küng fa tuttavia notare come tutte e tre queste religioni nei fatti credono nello stesso Dio (a cui danno nomi diversi) e nei fatti differiscono più per i dogmi (nati posteriormente all’opera dei rispettivi padri) che per la figura Divina che è sempre figlia dell’ebraismo da cui derivano gli altri due culti e che è caratterizzata dal Sommo Bene. Anche le divisioni fra islamici (sciiti vs sunniti) e fra cristiani (cattolici, protestanti, ortodossi…) sono spesso più divisioni dogmatiche che di sostanza e figlie di divisioni politiche del passato.

La soluzione per Küng quindi è cercare una religiosità comune oltre questi dogmi da usare come collante e tenere presente che in tutti e tre i casi il “Dio” in questione è contro le guerre e le intolleranze, motivo per cui i capi dei vari culti dovrebbero fare di tutto per promuovere la pace e sicuramente non giustificare i conflitti usando la religione, in quanto tale comportamento è eminentemente eretico agli occhi di Dio in qualunque modo lo si veda. Storicamente sono stati i Cristiani i fedeli più propensi a giustificare le guerre mediante la religione, tuttavia anche i conflitti che coinvolgono islamici (anche fra di loro, vedasi Iran vs Iraq) ed Ebrei (Israele vs Gaza fra i tanti…) sono un problema attualissimo.

Una risposta Oltremoderna

Come già detto, la teoria della Scolastica della Cura permette una dimostrazione “scientifica” degli effetti del Sommo Bene, rendendo, dati alla mano, valide le affermazioni ecumeniche di Küng che appaiono ancora una volta così indipendenti dalla chiesa in cui si “Cura” la propria anima. Riprendendo in chiave religiosa la filosofia di Heidegger si può anzi senza dubbio affermare che a seconda della cultura del fedele l’Essere si dis-vela in maniera differente, rimarcando ancora come tutti i culti possano essere validi per arrivare alla Cura e che pertanto vadano rispettati e ritenuti tutti VERI, anche in violazione del principio di non-contraddizione! La filosofia religiosa Oltremoderna consente quindi sia di unirsi al discorso ecumenico di Küng sia di superare il suo punto di vista, per forza di cose,  esclusivamente cristiano. Per riprendere la filosofia di Cusano d’altronde cosa non è Dio se non l’unione degli opposti? (quindi anche irrazionale?)

Induismo

Rispetto alle grandi religioni monoteiste, i tanti culti induisti (politeisti) sono sempre stati caratterizzati da una grande tolleranza religiosa almeno sulla carta (meno spesso realmente, anche perchè in India sono sempre convissuti nella storia tante religioni, comprese islam e buddhismo) ed è notevole come alla fine tutti gli dei induisti per i loro fedeli possono essere ricondotti ad una sola entità (nei fatti monoteista), tanto è vero che per gli Indù venerare un Dio diverso dal proprio altro non è che un’altra via per raggiungere lo stesso Fine.

Dottrina centrale delle religioni induiste è il concetto di karma. Dio infatti è buono quindi il Male non può che derivare per gli induisti dal comportamento del fedele che è secondo loro in grado di influenzare in cosa questo si reincarnerà dopo la morte. Infatti la vita secondo gli induisti non finisce col decesso ma, a seconda del karma buono o cattivo, ci si avvicinerà nella prossima vita o a diventare un nuovo Dio (e quindi a non reincarnarsi più in un essere mortale) oppure un essere inferiore (animale) o una condizione di vita umana peggiore, come “punizione” per l’esistenza malvagia precedente. Questo in India ha portato alla nascita di un fervente animalismo e del sistema delle caste, ove ovviamente le persone più ricche ed agiate sono quelle “benedette” che appartengono alle caste sociali superiori, mentre la maggioranza della popolazione appartiene ai cosiddetti “intoccabili” ed è discriminata. Tale lato oscuro dell’induismo è oggi illegale in India ma tuttavia è ancora molto diffuso e rappresenta il principale problema di questi culti (problema che a ben vedere condivide col protestantesimo calvinista, come descritto da Max Weber). Ad onor del vero la storia Indù è stata da sempre contrassegnata da religiosi a favore o contro il sistema delle caste, quindi questo problema teologico è in realtà più antico dell’incontro dell’India col mondo occidentale. Sicuramente altrettanto difficili da digerire per i culti monoteisti sono la dottrina della reincarnazione ed il politeismo.

Una risposta Oltremoderna

La maggiore criticità dell”induismo per noi occidentali (non protestanti) è ovviamente il sistema delle caste che tanti nella storia anche in India hanno cercato di abolire. Tale sistema anche in India storicamente deriva in realtà da invasori stranieri che nell’antichità hanno schiavizzato gli indigeni e si sono promossi nuova classe dirigente, motivo per cui si può certamente affermare che l’intoccabilità alla fine è solo un dogma discriminatorio e che va abolito in nome della tolleranza religiosa oltre che per motivi prettamente teologici in quanto come già detto parlando di Max Weber è pura eresia egoistica.

E’ notevole invece come le religioni Indù hanno formalizzato nel concetto di karma quanto ho illustrato nè La Scolastica della Cura e lo stesso dicasi del loro concetto di “politeismo” come differenti vie per raggiungere il medesimo “Fine”. Le dottrine Indù quindi sarebbero in questo un’ottimo esempio di integrazione con gli altri culti.

Buddhismo

Il buddhismo nasce dall’induismo da cui, a partire dal concetto di karma, sviluppa una filosofia di vita atta a sopprimere il dolore dato dall’esistenza mortale dell’Uomo, in modo da fargli raggiungere il Nirvana, ovvero uno stato di “pace” e annullamento dell’esistenza che blocca il ciclo di reincarnazione annullando l’anima dell’individuo. Tale stato non si raggiunge nella disciplina originaria mediante l’accumulo di karma “buono” come nella divinizzazione Indù, quanto piuttosto riducendo al minimo la quantità di Karma accumulato, fino a portarlo a zero. Questo è ovviamente possibile però solo “staccandosi” dal mondo ed andando a vivere in un monastero. Tale pratica ovviamente non è fattibile per tutti e porta all’esistenza di una classe di individui “benedetti”  e privilegiati (anche con molto potere, ovvero i monaci) contrapposti a tutti gli altri condannati a reincarnarsi; quindi in sostanza di nuovo si ripresenta un problema simile a quello già visto per Indù e protestanti. Per permettere tuttavia ai buddhisti anche “laici” di raggiungere il Nirvana sono nate successivamente altre scuole buddhiste ove il Nirvana assomiglia più al concetto di “vita eterna” cristiano e pertanto ci si può arrivare anche mediante la pace portata dalle buone azioni nel mondo sociale o addirittura seguendo gli istinti corporali e sessuali come avviene nel buddhismo tantrico.

Il buddhismo è la vera religione orientale oggi emergente in Occidente e fatta conoscere già nell’ 800 da filosofi come Schopenhauer e poi più tardi divenuta anche parte della psicoanalisi grazie a Jung ed ai suoi discepoli; motivo per cui spaventa non poco le religioni cristiane. Detto ciò la diffusione delle religioni orientali in Occidente oggi è probabilmente legata all’ascesa di un capitalismo opprimente che punta a far soffrire l’uomo pur di spremerlo sempre più…ed in tal senso le dottrine di Buddha appaiono come un modo per staccarsi da questo mondo in guerra. Altra attrattiva importante è data anche dalla morale sessuale e corporale libera del buddhismo tantrico che però in occidente viene spesso scambiata per libero “consumo” amorale dei corpi e che ovviamente sia le gradi religioni monoteiste sia le vecchie forme di buddhismo ascetico per motivi opposti rigettano.

Altro punto di attrito fra Cristiani e Buddhisti è la figura stessa del Buddha. Per i Cristiani l’unico Essere “liberato” e “liberatore” è ovviamente Gesù, mentre nel Buddhismo (che è di base una filosofia trasformata in religione) chiunque può liberarsi, raggiungere il Nirvana, ed ispirare altri (infatti dopo il primo Buddha ne sono comparsi migliaia). I Buddha inoltre al contrario di Gesù raggiungono l’illuminazione nella felicità, mentre invece Gesù soffre sulla croce.

Ovviamente il Buddhismo non venera dei in questo gli stessi dei Indù seppur presenti non hanno raggiunto il Nirvana, proponendo una visioni nichilista. Questo è un altro punto di attrito con tutte le religioni teiste.

Una visione oltremoderna

Il Nirvana può essere descritto come uno stato di “quiete” dato dall’annullamento di ogni sensazione che nel buddhismo originario viene raggiunto con un rigido ascetismo, mentre nelle correnti successive tale “quiete” è paragonata ad una “vita eterna”. Ma queste due visioni sono davvero contradditorie? A ben vedere il concetto di Nirvana Buddhista assomiglia molto al concetto di Omeostasi utilizzato in medicina (e in questo blog ripreso nè Critica alla teoria Critica) e quindi anche al concetto di Dio/Assoluto proposto nè La Scolastica della Cura. L’omeostasi infatti citando Freud è l’obbiettivo di ogni essere vivente (“volontà di vita” secondo Schopenhauer) e può essere raggiunta sia riducendo al minimo gli stimoli (principio di morte, tipico della vita ascetica) sia puntano al massimo piacere (principio di piacere, elogiato nel buddhismo tantrico). E’ quindi evidente come sia proprio la psicoanalisi che permette di spiegare in maniera egregia questa apparente contraddizione e come il tantrismo abbia di fatto anticipato di secoli la filosofia di Herbert Marcuse (tanto è vero che spesso il “libertinismo tantrico” è sovrapponibile all'”Uomo ad una dimensione” Marcusiano)

Nel Buddhismo in sintesi, come già illustrato a suo tempo da Jung, psicoanalisi, filosofia e religione sono fuse e pertanto tale dottrina è un tassello fondamentale per arrivare ad una vera tolleranza religiosa, peraltro proposta anche dalla maggioranza dei monaci.

Conclusioni

La Scolastica della Cura a mio avviso può essere un ulteriore collante fra le diverse religioni non solo per promuovere la tolleranza religiosa (ampliando il lavoro di Küng), ma anche per estendere il lavoro psicologico e filosofico che punta ad unirle tutte per arrivare ad una definizione di Essere nuova e più cosciente, non ridotta al solo linguaggio e meno relativista dal punto di vista morale ed etico. Il superamento del relativismo postmoderno passa quindi anche per l’ecumenismo e la tolleranza religiosa?

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