Disimpegno Morale (Albert Bandura)

Uno degli esperimenti più importanti e famosi condotti da uno psicologo cognitivista per spiegare il problema del Male è l’esperimento della bambola Bobo. Albert Bandura descrive questo esperimento ed in generale parla del problema del Male dal suo punto di vista nel libro Disimpegno morale. Come facciamo del male continuando a vivere bene nel capitolo dedicato all’industria dell’intrattenimento, ma in generale l’intero testo a mio avviso merita di essere letto.

Disimpegno morale

Per disimpegno morale Bandura indica la capacità che tutti noi abbiamo di sopprimere in maniera selettiva la nostra moralità in modo da consentirci di commettere azioni discutibili per noi solo in determinate circostanze e senza provare sensi di colpa in seguito. Ovviamente anche in tale abilità Bandura dice che il soggetto arriva a sviluppare una certa autoefficacia con l’esperienza e in funzione dell’ambiente in cui si trova ad operare (non a caso anche Philip Zimbardo cita questo autore ed il suo disimpegno morale come causa delle atrocità condotte dalle “guardie” nell’esperimento carcerario di Stanford da lui condotto). In maniera opposta l’empatia è l’abilità di immedesimarsi nelle altre persone e di provare dolore quando queste provano dolore; anche tale abilità è mediata da un suo senso di autoefficacia anch’esso influenzato dall’ambiente e dall’esperienza (nel libro Bandura descrive come sviluppare l’empatia a scapito del disimpegno morale, in riflessioni che sono state riprese anche da Zimbardo nel suo libro sull’esperimento carcerario di Stanford).

Nella sua opera Bandura, dopo aver spiegato nei primi capitoli come favorire l’empatia rispetto al disimpegno morale, mostra nelle parti successive del testo come questo influisce in vari ambiti: industria culturale, vendita di armi, pena di morte (il libro è scritto per americani), industria, mondo degli affari, politica e terrorismo.

L’esperimento della bambola Bobo

Questo famoso esperimento condotto da Bandura è descritto nel libro per esprimere il suo pensiero riguardo le responsabilità dell’industria dell’intrattenimento nel promuovere la violenza nella società.

Sono stati creati 3 gruppi omogenei di bambini che sono stati posti in tre stanze diverse con diversi giocattoli. L’obbiettivo era mostrare come i comportamenti aggressivi non sono innati, ma appresi dai bambini (in particolar modo dai mass media e dai cartoni animati).

Il primo gruppo è stato fatto giocare in una stanza con dentro la bambola Bobo ed un ricercatore adulto, nel secondo il ricercatore giocava con i giocattoli assieme ai bambini normalmente, mentre il terzo gruppo (di controllo) era ospitato in una stanza dove i bambini potevano giocare liberamente.

Nel primo gruppo il ricercatore “giocava” percuotendo con violenza la bambola Bobo.

Successivamente a questa “esposizione aggressiva”  si è lasciato giocare liberamente i tre gruppi di bambini e si osservato solo nel primo gruppo un aumento degli episodi di violenza sia contro i giocattoli sia fra i bambini stessi. Bandura nota anche come la violenza non necessitasse di un “premio” per essere condotta.

Successivamente un altro ricercatore entra nel gruppo di bambini e mentre la bambola Bobo viene di nuovo percossa da un collega questi lo rimprovera per il comportamento che sta tenendo, l’osservazione di questi i n un tempo successivo evidenza un netto calo degli episodi di violenza (ma non la loro scomparsa).

Bandura quindi conclude dicendo che è necessario un controllo dei mezzi di informazione per ridurre la violenza nella società, arrivando a conclusioni analoghe a quelle espresse sullo stesso argomento da Karl Popper. Allo stesso modo in tal modo scredita il concetto  “sfogo alternativo alla realtà” da molti associato ai media violenti.

Critiche

Al netto delle critiche già da me espresse negli articoli precedente linkati nel paragrafo sopra c’è una cosa a mio avviso da notare in questo esperimento che pochi hanno evidenziato adeguatamente. Perchè i bambini esposti alla violenza dopo non richiedono un meccanismo di ricompensa per continuare a perpetrarla?

A ben vedere questa è la cosa più “dubbia” (almeno a mio avviso) che riguarda le conclusioni che Bandura da al suo esperimento. Perchè è vero che la dottrina cognitivista parla di apprendimento “per imitazione” (al contrario del comportamentismo espresso dal riflesso condizionato descritto da Skinner), ma comunque anche il cognitivismo ipotizza come base che il comportamento complesso e quindi appreso debba portare dei vantaggi a chi lo applica! Ora chiedo a Voi: che vantaggio avrebbero i bambini a picchiare i giocattoli e a picchiarsi fra di loro!?

A questa domanda Bandura a mio avviso non da una risposta sodddisfacente…ma questa può essere ricercata invece secondo me abbinando il cognitivismo a un qualcosa che non si vede ma che agisce sottosoglia in questi bambini portandoli ad attuare i comportamenti violenti: la volonta di potenza! Quindi di nuovo, come già detto da me nel libro Psicologia e Metafisica, il modello psicoanalitico va integrato con quello cognitivista e con la metafisica per dare un fine ultimo al comportamento umano. Come ho poi già descritto in critica alla Teoria Critica è proprio la metafisica a mediare i rapporti fra le varie espressioni dell’Essere e a determinare per ogni individuo in modo differente in diversi contesti (storici e non) il suo Esserci (e quindi sia come l’individuo impiega la propria energia vitale sia come questi concepisce epistemologicamente il mondo, col fine di autopreservarsi ed espandersi.

Ovviamente tali manifestazioni della libido sia a livello infraindividuale sia nella società sono soggette ai rapporti di potere, quindi le considerazioni espresse a suo tempo da Herbert Marcuse rimangono valide, così come le perplessità che Pierpaoolo Pasolini evidenzia nella sua critica ai mezzi di informazione visti come strumento conservatore e favorente la violenza fra individui allo scopo di reprimere la lotta di classe (riprenderemo meglio questo Autore in seguito)

Per rendere chiaro questi concetti credo che possiamo fare un esempio pratico che i più conoscerete.

La filosofia (conservatrice e postmoderna) di Dragon Ball

Dragon Ball è un fumetto giapponese da cui è stata tratta forse la serie televisiva più famosa e di successo proveniente dal Giappone, ed è un opera caratterizzata da un contenuto molto violento e destinata ai bambini (infatti al suo esordio fu molto criticata).

Dalle considerazioni espresse nel paragrafo precedente possiamo facilmente dedurre i motivi del suo successo: il protagonista è Goku, un bambino (in cui gli altri bambini quindi si immedesimano facilmente, anche perchè nella prima serie non era espressa la sua natura aliena) che affronta ostacoli sempre più grandi con l’obbiettivo di diventare sempre più forte ed adulto. (in  questo già differisce nettamente da tutti quegli eroi che sono già adulti e forti), riprendendo nei fatti l’ideale romantico dell’Io finito e divisibile che tende all’ Io infinito con l’obbiettivo di arrivare ad Essere Dio in Terra (ovvero SuperUomo).

Nell’ultima serie Dragon Ball Super questo aspetto divino del Super Sayan God è reso evidente anche dal nome della trasformazione dei personaggi oltre al loro già noto frequentare gli Dei della serie come se fossero “amici alla pari”. Tuttavia quest’ultima serie (in realtà si può ben dire destinata più agli adulti che negli anni 90 all’esordio di Dragon Ball erano bambini) è anche una palese critica a se stessa ed al suo steso ideale di superuomo individualista/amicizia come fonte di potere individuale (notare come Goku nella prima saga diventa Super Sayan God rispetto a Vegeta).

La critica in questione più evidente si ha però nelle ultime saghe ove Goku non combatte più per difendere la Terra, ma ha invece come solo obbiettivo egoistico il diventare sempre più forte e a tal fine provocando una guerra fra universi e la loro (quasi) distruzione per il suo solo piacere. Goku quindi in tutti questi decenni che ci ha accompagnato è stato buono o cattivo?

Tuttavia il finale della serie è la critica credo più forte che Dragon Ball “adulto” fa al Goku “bambino” (forse i suoi creatori si sono resi conto del disastro sociale che questa idea individualistica/conservatrice  ha portato al Giappone e al mondo occidentale in toto?): Dopo la vittoria dell’universo di Goku al torneo del potere fra gli universi, C17 resuscita tutti gli universi distrutti nei combattimenti precedenti usando le sfere del drago. A questo punto Zeno (il dio supremo di tutti gli universi della saga…o meglio gli Dei, ma non facciamo spoiler) dice a Goku ed ai suoi che lui ha avuto “fede” in loro e nella loro volontà di far resuscitare tutti gli universi che nel torneo del potere aveva deciso di distruggere, dicendo inoltre che se le sfere fossero state usate per esprimere un desiderio egoistico da parte del vincitore questi avrebbe distrutto tutti gli universi. Questa scena è molto potente in realtà se analizzata filosoficamente e consacra Goku letteralmente a Dio (Buono?) in quanto riprende “al contrario” quanto espresso da Kierkegaard nella sua opera Terrore e Tremore.  In Terrore e Tremore il filosofo per spiegare la vita religiosa riprende il mito di Abramo a cui Dio ordina “per fede” di sacrificare il suo unico figlio Isacco, ma proprio nel momento di affondare il coltello nelle carni del figlio Dio compare e ferma la mano di Abramo, ricompensandolo per il suo atto di fede in lui che ha trasceso l’etica. Nel finale di Dragon Ball Super invece è il Dio Zeno ad “avere fede” che Goku salverà tutti gli universi…quindi se da un lato si conferma che le figure di Dio e del (Super)Uomo si scambiano… dall’altro questo atto di “fede” giustifica alla fine l’egoismo/edonismo di Goku? Cosa non è questo se non un contorto meccanismo di disimpegno morale da parte degli autori?

Altri contesti di disimpegno morale

Bandura vive in America dove la vendita delle armi è libera e la pena di morte è attuata in diversi stati, motivo per cui si concentra molto su queste tematiche evidenziando le responsabilità della politica e dei mass media sulla questione e mostrando il disimpegno morale che chi lavora in questi contesti deve attuare se vuole sopravvivere (ovviamente Bandura è contrario sia alle armi libere sia alla pena di morte) e le stesse considerazioni le fa per l’industria che inquina/produce prodotti tossici come li sigarette, gli uomini d’affari senza scrupoli ed i terroristi.

Mentre i capitoli sulle armi e sulla pena di morte non riguardano l’Italia (e quindi in questa sede possiamo soprassedere) è abbastanza stupefacente che a mio avviso Bandura cerchi di spiegare i meccanismi che portano industriali ed uomini d’affari ad essere spietati nei confronti dell’ambiente e della società omettendo (colpevolmente) il meccanismo della lotta di classe e le dinamiche intrapsichiche che portano ad un meccanismo di ricompensa e “divinizzazione” dell’individuo che abbiamo descritto sopra. E’ OVVIO che chi attua questi comportamenti non è buono di base e deve giustificarli a se stesso, anzi tendenzialmente i “Lupi di Wall Strett” sono sadici e ben contenti di schiacciare gli altri nella loro vita di eccessi e piacere/potere portati al massimo con l’obbiettivo di credersi degli Dei in  Terra! Dal punto di vista prettamente libidico in Italia il caso Genovese ed in misura meno sadica la storia stessa di Berlusconi sono emblematici in tal senso.

Analogamente Bandura parlando di terrorismo non fa una minima indagine sul perchè questo nasca a parte illustrare come i terroristi debbano utilizzare il disimpegno morale per giustificare le loro azioni a se stessi… ma forse dobbiamo ricordarci che non tutti i terroristi hanno una base “etica”, per primi i mafiosi che ricordiamolo sono terroristi e non si fanno problemi ad ammazzare anche i loro cari se gli affari lo richiedono. Quindi la posizione di “controllo” dei mezzi di informazione data da Bandura (ed il suo timore per le conseguenti perdite di libertà personale) sono di nuovo infondate e anzi, come già detto per Popper, a mio avviso prima di iniziare a limitare la libertà di opinione bisognerebbe andare a comprendere quali sono i meccanismi di “ricompensa intrapsichica” e “materiale” che portano queste persone ad essere cattive, fregandosene della vita e del benessere altrui; anche perchè, come evidenziato da Bandura stesso, molti terroristi ed in particolar modo quelli islasmici, sono persone istruite e nate nei nostri paesi…quindi è davvero solo l’istruzione (data da noi) il problema di questa gente? …o forse aveva ragione Pasolini? Cosa porta il maranza a volere tutto a qualsiasi costo?

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