Realismo capitalista (Mark Fisher)

Mark Fisher è stato allievo di Nick Land (il padre dell’illuminismo e dell alt-right) ma a differenza del suo maestro non ha seguito un’ ideologia conservatrice di destra ma lo ha invece criticato stando “a sinistra”. Realismo capitalista è una delle sue opere principali nonché una delle sue pubblicazioni più famose che punta proprio a criticare il capitalismo moderno e la sua ideologia individualistica correlata: il postmodernismo.

Fisher morì suicida al contrario del suo maestro proprio forse per la disperazione correlata alle sue idee. Per lui il realismo capitalista, citando Lacan e Zizek, ha di fatto rimpiazzato la realtà tanto da apparire più reale della realtà stessa, ovvero un’ iperealtà che si oppone e nasconde qualunque tentativo di abbatterla. In realismo capitalista tuttavia appare ancora fiducioso in un futuro possibile crollo del capitalismo sia a causa delle crescenti disuguaglianze e conseguenze ambientali che questo porta sia nella futura nascita di un’ ideologia alternativa.

Al contrario del libro del suo maestro ho trovato il breve testo di Fisher pieno di spunti interessanti ed in gran parte anche una grossa critica al pensiero psichiatrico contemporaneo basato essenzialmente sul cognitivismo e che critica il rapporto fra capitale e psichiatrica iniziato a suo tempo dai francofortesi e poi proseguito nell analisi da parte di autori strutturalisti e poststrutturalisti (ho finora colpevolmente trascurato questi ultimi, ma grazie al testo di Fisher ho capito che meriterebbero una trattazione più approfondita). Fisher nel suo testo infatti riprende la correlazione fra malattia mentale e patologie psichiatriche ipotizzando come la depressione ad esempio sia conseguenza delle aspettative esagerate (divine?) imposte dal capitalismo e che praticamente nessuno può raggiungere (il famoso superuomo transumano predetto da Nietzsche e inseguito oggi da Nick Land, in questo si può evidenziare come i cognitivisti come Bandura ignorino la causa ontologica ed indipendente dall’individuo del disturbo). Altri esempi includono l ADHD che viene vista come la conseguenza dell’ inadeguatezza al multitasking moderno mentre il disturbo bipolare riflette la precarietà del mondo moderno fatto di grandi soddisfazioni (ricercate) a cui si succedono cocenti delusioni date dalla precarietà del mondo del lavoro. Ovviamente Fisher non dice che la ricerca neurobiologica o le terapie psicofarmacologiche sono dannosi mezzi di controllo sociale come sostengono invece gli antipsichiatri, tuttavia evidenzia in modo a mio avviso corretto come l’esordio di questi disturbi è spesso correlato al mondo lavorativo odierno (infatti non è un caso se la loro maggiore prevalenza si osserva fra adolescenti e giovani adulti).

Dal punto di vista politico Fisher critica aspramente la nuova sinistra neoliberale perché ripropone modelli statalisti centralizzati antiquati, manda avanti solo lotte che hanno effetto poco o nullo sui lavoratori occidentali (fa l’ esempio della causa palestinese) e lo fa con mezzi antiquati come gli scioperi che portano solo disagi agli altri lavoratori e non impensieriscono minimamente il potere corporativo. A questo aggiunge anche come la lotta al capitalismo non si possa fare solo decapitando le attuali gerarchie e sostituendoli con dei “volenterosi” in quanto i futuri leader alla fine altro non faranno che sostituire i vecchi (anche Nick Land era partito da sinistra…ma Appena i suoi amici della silicon valley hanno preso potere ha “fatto il giro” pur di seguirli) . Per citare di nuovo Pasolini:

Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo.

Questa citazione che ribadisco sempre, spesso non menzionata per nulla quando si cita Pasolini, credo sia il suo messaggio più importante. Nel capitalismo individualista odierno tutti vogliono solo diventare il padrone perché seguendo l ideologia di Max Weber si cerca nei soldi e nell anarchia del potere la propria incarnazione di vita eterna e di Dio illuminato che trascendente il principio di realtà.

Ma come è possibile quindi trovare il “Padre” perduto ora che dopo il ’68 non è più accettabile che questi sia incarnato in un leader assoluto? Come fare quindi (per citare l’Effetto Lucifero di Zimbardo) per tenere i topi a bada quando il gatto non c’è? Fisher non da una risposta definitiva e rimanda tutto a una nuova “sinistra” che dovrebbe proprio puntare a cercare un nuovo metodo di lotta, tuttavia parte da Spinoza analizzando come il Padre non deve essere visto come un tiranno ma come un tutore della salute del bambino/futuro cittadino e l’educazione come un modo pragmatico per preservare la salute ed il benessere delle persone. Tuttavia questo punto di vista è troppo individualistico per essere da solo un buon deterrente ai comportamenti dannosi e per questo Serve anche un adeguato punto di vista collettivo che però Fisher non specifica come raggiungere.

Potrebbe essere questo punto di vista collettivo, metafisico e pragmatico a mio avviso La Scolastica della Cura in quanto la Fede, giustificata anziché osteggiata dalla scienza deve avere il suo posto, mentre la tecnica deve se vuole essere utile al singolo soggetto così come all umanità rimanere al suo rinnegando le sue pretese metafisiche insensate!

Tuttavia non basta solo la “carota” ideologica per fare rispettare le regole del vivere civile…a volte Serve anche il bastone! Ma Senza un capo e/o uno stato autorevole e tirannico (la democrazia sta fallendo a fermare le big tech internazionali) chi deve maneggiare il manganello?

Qui voglio darvi una risposta politicamente scorretta che ho maturato dopo anni di lavoro in carcere (e che in qualche da ragione agli stessi anarcocapitalisti):

Sapete cosa succede ad un detenuto che ha commesso (o commette in carcere) reati odiosi come lo stupro, la pedofilia, il furto ad altri detenuti o i maltrattamenti in famiglia verso i più deboli? Provate a immaginarlo come lo tratteranno i suoi compagni di cella quando scoprendo che ha commesso questi fatti sospetteranno che potrebbero subire la stessa sorte...c’è un motivo se in carcere certi soggetti sono odiati ed isolati dagli altri! (Indipendente dal loro “rango” criminale… è una legge non scritta questa che ho visto valere pure su dei boss e che pervade tutti gli strati organizzativi della criminalità). Questa “mano invisibile ” per quanto può sembrare strano, è estremamente efficace più di ogni inutile battaglia linguistica nel tutelare i soggetti deboli come le donne tanto è vero che ormai lo Stato si limita a contenere i reclusi nella struttura e fornire loro minimo mezzi di sussistenza, lasciandoli nei fatti “autogestire” il più possibile. Per citare Agostino all’inferno non ci finisci perché Dio ti esilia… sei tu peccatore che te ne distanzi volontariamente e scegli al posto del Bene di stare con i tuoi simili…ove vale la legge del contrappasso! Di conseguenza su certi fatti ho visto una maggiore moralità fra i delinquenti che fra la gente comune ed il motivo è semplice! Quando stai chiuso per anni un una cella di pochi metri con altre persone che dormono sopra o di fianco a te vuoi stare tranquillo e più possibile al sicuro, motivo per cui l’auto-organizzazione delle società recluse costruisce una “morale” a tutela della sua stessa sicurezza! (Persino a volte più forte di quella esistente fra le persone in libertà).

…e quindi? A mio avviso la soluzione è semplice! Reti decentralizzate, massima libertà di parola e conseguente distribuzione eguale fra tutti dei mezzi di produzione! Quando vigerà inevitabilmente l eguaglianza economica (garantita da reti decentralizzate resistenti a copyright, discriminazioni e censura e da AI che faranno tutto al posto nostro) e tutti saranno armati in modo eguale ed indipendenti ogni pretesa dittatoriale del singolo sarà non solo immotivata ma anche soppressa da un collettivo che sa di temere l’ individualista ma sarà anche sempre più forte di lui! (Ed inevitabilmente “morale”).

I filosofi accelerazionisti “di sinistra” invece cosa propongono? Lo vedremo in un prossimo articolo!

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